Ricordi? Il tempio interiore di un amore. L’opera seconda di Mieli conquista e stupisce

È un interrogativo a dare il titolo all’ultimo film di Valerio Mieli, presentato alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, sezione Giornate degli Autori, ben nove anni dopo Dieci inverni, piccolo gioiello che ha affermato il regista come uno dei talenti più interessanti del cinema italiano. Dal primo film, la partitura non cambia più di tanto: il tempo continua ad essere l’elemento portante su cui scolpire una storia. Tra la nebbia e i sotoporteghi lagunari di Dieci inverni, Camilla e Silvestro testavano la possibilità di essere una coppia con la cadenza stagionale dettata dal titolo. Molto simile al primo film per mood e umanità, Ricordi? si svincola da una logica narrativa lineare per abbracciare, attraverso quelle che potremmo definire soggettive emozionali, la forza universale dei sentimenti.
Il film costruisce la propria specificità su una logica che risponde al tempo interiore dei protagonisti, convinti che sia possibile risolvere i problemi del presente attraverso la rievocazione di eventi ormai trascorsi. In principio di ogni cosa c’è uno sguardo e una breve chiacchierata. Lui (Luca Marinelli) è un romantico e crede che ogni inizio nasconda in sé anche una fine; lei (Linda Caridi) è allegra e portatrice di una purezza che la porta a vivere sempre il presente con il massimo della tenerezza possibile. In mezzo a loro il tempo, agente imperturbabile che rallenta e velocizza il mondo a suo gradimento, e gli attimi che sfumano e non tornano mai più, se non sotto forma di ricordo.
Il tessuto del film riesce ad assumere la forma della memoria, gigantesco puzzle al quale manca sempre un tassello, composto da punti, linee, melodie diverse e da innumerevoli ingressi. Le immagini si sovrappongono, le chiavi di lettura si intersecano e i capricci della memoria rendono impossibile il giudizio sugli eventi passati che sfumano con delicatezza. È impossibile non ripensare ad Eternal Sunshine of the Spotless Mind, con la differenza che lì i personaggi provavano a dimenticare, qui, invece, sbrogliano la matassa dei mille attimi vissuti, provando a venire a capo del mistero del loro rapporto.
Ricordi? lavora sulla luce, sui profumi e sulle sensazioni indelebilmente legate ai luoghi, in grado di trasformarsi in bombe della memoria ad orologeria, e lo fa attraverso un meccanismo basato sulla ripetizione. La rievocazione di emozioni e fallimenti, di passato e futuro non cede mai al meccanismo manieristico ma, nel maneggiare pericolosi ingredienti come la nostalgia ed il romanticismo, riesce ad attingere ad una purezza emozionale che attesta il film su altissimi livelli. La sua forza risiede nell’universalità della storia, che racconta attraverso punti di vista interni, riuscendo comunque a coinvolgere lo spettatore, ad inebriarlo, a sedurlo e, se necessario, a riservargli dolori fastidiosi come schiaffi in pieno volto.
L’ultimo lavoro di Mieli è un turbinio di frammenti donati alle immagini, una fiammata che arrossisce le gote e fa battere il cuore, un progetto quasi sperimentale che si dona allo spettatore in tutta la sua grezza purezza, come un diamante poco lavorato e per questo ancor più prezioso.

Matteo Marescalco

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