DENZEL CI HA PRESO GUSTO, 4 ANNI DOPO RITORNA “EQUALIZER”. NEL SUO GENERE SI VEDE VOLENTIERI, A SORPRESA PURE PROUST

L’angolo di Michele Anselmi 

Quattro anni è il tempo giusto per un seguito, o se preferite “sequel”. Ecco dunque “The Equalizer 2 – Senza perdono”, a questo punto destinato a diventare una serie fortunata. Il secondo episodio ha già incassato quasi 130 milioni di dollari nel mondo, e mancano all’appello ancora tanti Paesi, come ad esempio l’Italia, dove esce il 13 settembre.
Per chi non sapesse, lo spunto viene da una serie tv di fine anni Ottanta, prediletta da Oreste del Buono, che si chiamava appunto “The Equalizer”, da noi “Un giustiziere a New York”. Furono girate 88 puntate, mandate in onda da Raidue, e il raddrizzatorti aveva le sembianze un po’ “impiegatizie” del bianco Edward Woodward.
Si vede subito, invece, che Denzel Washington, capelli non più rasati a zero e camicie sempre più larghe, ha un altro carattere. Nel primo “The Equalizer – Il vendicatore”, del 2014, l’ex agente della Cia a riposo Robert McCall s’era rifatto una vita a Boston lavorando in un magazzino Wal-Mart. Un uomo tranquillo e solitario, maniaco dell’ordine, dedito a leggere romanzi come “Il vecchio e il mare” di fronte a una tazza di tè nel solito bar, cercando di dimenticare la moglie morta, pure un passato movimentato. Poteva durare? No, infatti, per vendicare la baby-prostituta Teri, l’omone nero ricominciava a uccidere nei modi più fantasiosi azzerando il cronometro per vedere quanto ci metteva.
Nella seconda puntata, sempre diretta da Antoine Fuqua, ormai tra i due c’è un sodalizio sicuro, McCall ha fatto un passo in più. Nell’incipit alla 007 lo vediamo travestito da musulmano, con tanto di barbone, su un treno turco diretto a Istanbul. Deve recuperare una bambina rapita da un marito manesco. Liquidati i gorilla di scorta, intima calmo al cattivo: “Ci sono due tipi di dolore. Il dolore che fa male e quello che ti cambia”.
Non bisogna prendere troppo sul serio “The Equalizer 2 – Senza perdono”, nel senso che il cosiddetto “revenge movie” ha le sue regole ferree, pure nell’andamento oltre che nel sottotesto. Stavolta, rispetto al primo capitolo, apprendiamo qualcosa di più sulla vita precedente di McCall, scopriamo che la moglie morta amava leggere “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust e che forse esiste una casa sul mare. Ma intanto, impegnata in un’indagine in Belgio per la morte sospetta di un agente sotto copertura, l’ex capa e amica Susan Plummer viene uccisa orrendamente. Qualcosa non torna nella messa in scena della rapina, sicché “the equalizer”, nel frattempo diventato tassista e paternamente impegnato a redimere un giovanotto nero finito sulla cattiva strada, ritira fuori i ferri del mestiere e si prepara alla tremenda vendetta che coinvolge qualcuno della Ditta. “Paghiamo tutti per i nostri peccati” sibila McCall, segue sanguinoso show-down con finale su un’isoletta battuta da un ciclone micidiale.
Denzel Washington, sempre doppiato da Francesco Pannofino, è un attore versatile e curioso. Non più giovane ma in forma, ricorda un po’ il Liam Neeson d’azione della serie “Taken”, solo che è servito da un regista più interessante, appunto Fuqua, capace di digressioni inattese, di duetti verbali non convenzionali, di sfumature politicamente corrette (tutte le confessioni religiose sono rispettate con cura).
Poi, certo, siamo nel genere classico: l’uomo misterioso e laconico che s’è messo al servizio del Bene per dimenticare il Male commesso in nome del governo. “The Equalizer 2 – Senza perdono” è naturalmente meno originale del primo, all’epoca accusato di eccessiva brutalità; però dura oltre due ore e confesso di non aver mai guardato l’orologio.

Michele Anselmi

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