“RICCHI DI FANTASIA”: LA PRIMA COMMEDIA DELL’ITALIA SOVRANISTA? CASTELLITTO & FERILLI VANNO SUL SICURO DIRETTI VERSO SUD

L’angolo di Michele Anselmi

Non saprei dire se “Ricchi di fantasia”, come suggerisce Sergio Castellitto nelle interviste, sia “la prima commedia dell’Italia sovranista”, ma di sicuro il film di Francesco Micciché si inserisce in un territorio abbastanza arato, nel quale gli echi della commedia italiana vecchio stile risuonano in un contesto aggiornato, da Paese ulcerato e rabbioso, appunto ai tempi della crisi, sia pure in chiave di dileggio. Il titolo, al contrario, evoca un’Italia poveraccia ma in fondo mite, persino solidale, anche verso gli immigrati, dedita all’arte di arrangiarsi, pronta a escogitare piccole truffe per sopravvivere, abbagliata dal sogno della Lotteria e tuttavia pronta a sorriderci sopra se il destino riserva la fregatura.
“La tristezza è una roba per ricchi, chi è nella merda deve ridere” teorizza infatti Sergio, un ex geometra retrocesso a carpentiere semplice in un cantiere edile che rischia di chiudere anzitempo. Essendo interpretato da Sergio Castellitto, avrete capito com’è l’ometto: sbruffone, vitalista, buono, naturalmente un po’ “cazzaro”, insofferente alla vita in famiglia regolata da una moglie tiranna. Infatti va volentieri a letto con Sabrina, una maggiorata cinquantenne di origini popolari, madre di due figli, che arrotonda cantando “Faccetta nera” nelle cene fasciste, al servizio di una specie di amante-manager. Uno scherzo del cavolo, orchestrato dagli amici del cantiere, fa credere a Sergio di aver vinto tre milioni di euro alla Lotteria: lui perde la brocca, lascia il lavoro, molla la moglie, strappa Sabrina a quella triste esistenza, promettendole un futuro da cantante vera e una villona in Puglia, dove già possiede, così almeno dice, un vecchio trullo.
Vita nuova, aria nuova. Il risveglio, però, sarà amarissimo. Scoperta la verità, i due amanti, ormai senza casa e con 126 euro in tasca, non possono far altro che caricare sul furgone “camperizzato” giallo i figli di lei e la mamma, la figlia, il nipote di lui, nella speranza di trovare qualcosa da fare giù dalle parti di Mezzaruga…
Tinta d’arancione dalla fotografia di Arnaldo Catinari, la commedia picaresca è un po’ on the road e un po’ no. Ogni tanto viene da pensare a “Little Miss Sunshine”, ma è probabile che il regista Micciché e il suo sceneggiatore Fabio Bonifacci non siano partiti da lì, nonostante il contesto corale; mentre Castellitto e Ferilli replicano, pure negli abiti e nelle acconciature oltre che nei gesti e nelle battute, alcune coppie celebri della commedia italiana (un po’ Sordi-Vitti, un po’ Manfredi-Ralli, per intenderci).
Se lo spunto del viaggio verso Sud è gracile, strada facendo “Ricchi di fantasia” acquista una sua farsesca coloritura, specie quando, approdati sulle magnifiche spiagge tra Monopoli e Polignano a mare, i sette devono fare i salti mortali, con notevole faccia tosta, per trovare un posto in cui dormire e qualcosa da mangiare. Neanche una stangata ordita ai danni di un faccendiere-pescecane annoiato dai soldi, con tanto di ardita recita per scucirgli dei soldi, sembra andare a buon fine. Anche se…
“La ricchezza è uno stato d’animo”. Ecco un’altra delle battute care a Sergio, appunto lo squattrinato ricco di fantasia capace di risollevare il morale alla sua composita famiglia scacciando ogni volta il malumore crescente con un nuova panzana. Il film procede così: tra situazioni buffe da romanzo popolare e riferimenti d’obbligo alle fiction sui nobili come “Downtown Abbey”, battute sulle Onlus e ironie sul Sessantotto, “Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli e “Su di noi” di Pupo.
Le due star in cartellone Castellitto e Ferilli, per la prima volta insieme sul set, vanno sul sicuro, attingendo ampiamente al loro repertorio di piglio romanesco (però lei ormai ha una strana faccia). Nel ricco cast, fitto di partecipazioni, compaiono Valeria Fabrizia, Matilde Gioli, Paolo Calabresi, Antonio Catania, Antonella Attili. Tutti si intonano al gioco spensierato, fortemente caratterizzato sul piano del bozzetto sociale o di classe; il che va benissimo, anche se, specie dopo “Come un gatto in tangenziale”, non suona proprio come una novità.
Producono i Lucisano e Raicinema, nelle sale da oggi giovedì 27 settembre.

Michele Anselmi

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