Festa del Cinema di Roma. Locale o meno, il cinema incontra la città

Si è svolta stamattina la conferenza stampa di presentazione della prossima edizione della Festa del Cinema di Roma, giunta, tra alti e bassi, alla sua 13esima edizione. Una Sala Petrassi gremita di giornalisti ha assistito al dialogo tra Laura Delli Colli, vice presidente della Fondazione Cinema per Roma, e Antonio Monda, il direttore artistico della manifestazione, giunto al primo anno del suo secondo mandato (che equivale al quarto anno totale di lavoro).
Come sempre, la presentazione si è sviluppata in modo agile e dinamico. Monda ha sottolineato ancora una volta l’importanza della parola “festa” nell’ecosistema della manifestazione cinematografica romana, in grado di ospitare nello stesso giorno Fiorello e Don DeLillo, Fabio Rovazzi e Donna Tartt. Insomma, siamo molto lontani dalla sobria eleganza della Mostra del Cinema di Venezia targata Alberto Barbera. La risposta di Monda alle dichiarazioni del direttore veneziano (‹‹Roma è una festa locale››) non si è fatta attendere: ‹‹Stimo Alberto Barbera, mi sono arrivati i suoi complimenti, ma devo dire che uno scivolone del genere, da una persona come lui, non me lo aspettavo. È difficile definire Tom Hanks, Meryl Streep, Cate Blanchett e Martin Scorsese come personaggi locali››. E ancora qualche frecciatina sui budget dei due festival (‹‹Cosa invidio a Venezia? La storia e il budget a disposizione››), sulla costante presenza in Laguna dei film che domineranno la successiva edizione degli Academy Awards (‹‹Tutti dicono che i film che vinceranno gli Oscar vanno sempre a Venezia. Ma quando mai? A Roma abbiamo avuto Moonlight, I, Tonya e Manchester by the Sea››) e sui colpacci della recente edizione veneziana (‹‹Ho visto A Star is Born a Venezia. È stato divertente››). Insomma, i soliti screzi tra grandi condottieri. Sta di fatto che, se lo spettro della dimensione locale e della povertà di presenza divistiche sul red carpet continua ad aggirarsi presso gli ampi spazi dell’Auditorium, un motivo ci dev’essere. Monda, infatti, sorvola ancora sulle grandi star confermate (‹‹Reputo davvero triste la domanda sugli ospiti che sfileranno sul red carpet››) e si sofferma sui grandi ospiti che saranno presenti durante la kermesse semplicemente per incontrare il pubblico e non per accompagnare o promuovere un film in uscita.
Come al solito, le sezioni si articolano in: Selezione Ufficiale, Tutti ne parlano, Eventi Speciali, Incontri Ravvicinati, Preaperture, Omaggi e Restauri, Retrospettive, Riflessi, Film della nostra vita e Altri eventi della Festa.
Iniziamo dalla Selezione Ufficiale. Svettano 7 Sconosciuti a El Royale, neo-noir di Drew Goddard (geniale regista di Quella casa nel bosco nonché sceneggiatore di Cloverfield e di The Martian) che verrà accompagnato a Roma da Dakota Johnson. Sette estranei si incontrano in un fatiscente hotel al confine tra California e Nevada. Nessuno dei sette è chi dice di essere. Il film aprirà la prossima edizione della Festa. Beautiful Boy di Felix Van Groeningen raccoglie il talento attoriale di Timothée Chalamet e l’istrionismo di Steve Carell in un dramma sul difficile rapporto tra padre e figlio tossicodipendente. Grande attesa per il nuovo progetto di Michael Moore (che terrà anche un Incontro Ravvicinato con il pubblico romano), Fahrenheit 11/9, data dell’elezione di Donald Trump come 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Altra presenza confermata è quella di Claire Foy, che prenderà parte alla Festa per Millennium: Quello che non uccide, nuovo adattamento sul personaggio di culto Lisbeth Salander, diretto dal giovane Fede Alvarez, già regista dell’ottimo trap-movie Man in the Dark. Due titoli cattureranno l’attenzione degli amanti del cinema di genere. Stiamo parlando di Halloween di David Gordon Green, l’attesissimo ultimo capitolo della saga creata da John Carpenter che vede il ritorno di Jamie Lee Curtis e di Il mistero della casa del tempo, una commedia horror dallo spirito Amblin diretta da Eli Roth e con un cast da urlo (Cate Blanchett, Jack Black, Lorenza Izzo e Kyle Maclachlan). Asso nella manica dell’edizione è Se la strada potesse parlare, che segna il ritorno di Barry Jenkins alla Festa che ha portato fortuna al suo Moonlight. E ancora Kursk di Thomas Vinterberg, i primi due episodi di The Little Drummer Girl, serie-tv di Park Chan-wook, The Old Man & the Gun, il film che segna l’addio alla recitazione di Robert Redford, Stanlio e Ollio, che sarà accompagnato a Roma proprio dai due protagonisti, John C. Reilly e Steve Coogan, e They Shall Not Grow Old, documentario di Peter Jackson sulla Prima Guerra Mondiale.
La sezione Tutti ne parlano presenta il buon successo di critica diretto da Joel Edgerton, Boy Erased, dramma sull’omosessualità con Lucas Hedges, Nicole Kidman e Russel Crowe. Tra gli Eventi Speciali, sottolineiamo la presentazione, in chiusura di Festa, di Notti magiche di Paolo Virzì.
Passiamo adesso agli Incontri Ravvicinati. Su tutti, svetta il nome di Martin Scorsese, protagonista di diverse attività. Il regista americano sarà premiato da Vittorio Taviani, incontrerà il pubblico della Festa e gli studenti delle università romane, presenterà la proiezione di San Michele aveva un gallo, omaggio a Paolo Taviani e al fratello, e sarà ospite di una serata esclusiva presso Villa Medici. Poi, la musa del cinema europeo, Isabelle Huppert sarà protagonista di un altro incontro con il pubblico e riceverà il premio alla carriera dalle mani di Toni Servillo, suo compagno di set per Bella addormentata. Anche Cate Blanchett calcherà le assi dell’Auditorium, oltre a Mario Martone, Michael Moore, Thierry Frémaux (che dirà la sua sulla polemica Cannes-Netflix), Alba ed Alice Rohrwacher, protagoniste di un incontro a due. E ancora Giuseppe Tornatore, Sigourney Weaver e la star della letteratura americana Jonathan Safran Foer.
Cosa resta? Di sicuro una straordinaria varietà ed ampiezza di vedute, oltre ad una netta diffusione territoriale che consente a molti film di uscire dalla zona dell’Auditorium Parco della Musica. Ma, non ce ne vogliano Monda e la sua Festa, cercare lo scontro continuo con la Mostra del Cinema di Venezia e rispondere a tono ad ogni minima polemica non sembra il modo più saggio per costruire un festival di cinema che sappia dotarsi di una sua identità. Venendo meno la forza della modestia, rischia di collassare anche una selezione che potrebbe apparire come una somma indiscreta e vulcanica di prodotti in fin dei conti mediocri e privi di progettualità complessiva. Piuttosto, l’augurio è che la Festa del Cinema di Roma sappia ritagliarsi il suo spazio (che, programmi alla mano, è quello di una festa locale per film proposti ed organizzazione dei luoghi) in autonomia, cercando di evitare screzi poco utili, lavorando a testa bassa e provando a vergognarsi un po’ meno di se stessa.

Matteo Marescalco

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