Il verdetto. Da McEwan, un dibattito (anche giudiziario) tra cuore e ragione

Emma Thompson è Fiona Maye, giudice rinomato alla High Court inglese. Immersa capo chino nelle sue mansioni, affronta senza complessità apparenti casi familiari, anche al prezzo di verdetti scomodi e sgraditi alla pubblica opinione. Un affare mediatico dietro l’altro, nella sua vita semplice e regolare. Una sera, all’improvviso, il marito Staff (Stanley Tucci), solitario, ma profondamente innamorato della sua compagna, esce di casa, deciso a intraprendere un’avventura extraconiugale. Stacco. Il giorno dopo Fiona è al lavoro. Nella sua vita si è appena spalancata una nuova e inattesa voragine emozionale, ma non c’è tempo per le riflessioni. Un nuovo dossier tra le sue mani: il caso di Adam (il fragile e talentuoso Fionn Whitehead), giovane affetto da leucemia. Il ragazzo deve ricevere una trasfusione che potrebbe salvargli la vita, ma i genitori, testimoni di Geova, si oppongono con tutte le loro forze. Il dibattito giudiziario rischia di andare oltre la sfera privata per farsi questione ideologica, con Adam, martire della sua stessa confessione di fede. Fiona decide di imbastire un approccio non convenzionale, che susciterà conseguenze inattese.
Una crisi di coppia. Il ritratto di una donna matura. L’affresco di classi sociali agli antipodi. Una domanda etica. Il diritto individuale contro l’interesse collettivo. La legge degli uomini contro quella di Dio. In Il verdetto ritroviamo diversi temi cari a Ian McEwan che qui ben adatta la storia cinematografica tratta dalla sceneggiatura del suo romanzo (La ballata di Adam Henry).
Il verdetto, la decisione tra vita e morte, atto processuale da non deliberare a cuor leggero, riguardo al futuro di questo ragazzo, conduce Fiona ad affrontare problematiche apparentemente rimosse: le fragilità di una donna costretta per etica professionale a mantenere un contegno austero e tutto d’un pezzo, di quel Vostro onore, potenzialmente divorziata e senza figli, giacché tutto ruota intorno alla Causa e alla sua religione, la Giustizia. Fiona non riesce a perdere il controllo, ma non sa più che strada seguire, né quale voce interiore ascoltare: cuore o ragione? Il destino unisce un giudice e un adolescente nel momento esatto in cui entrambi vedono venir meno le proprie certezze. Nonostante le differenze – età, classe, convinzioni di etica e vita – fra i due si crea qualcosa, molto più di un legame. Richard Eyre (Stage Beauty, Diario di uno scandalo, L’ombra del sospetto) accarezza la sua messa in scena. Il suo montaggio si anima di lunghi dialoghi che riempiono l’ambiente filmico come musica, evitando il paragone con il teatro filmato. Ma soprattutto, per sostenere il film, tenendo lo spettatore sulla corda tesa, c’è Emma Thompson: volta a volta imperiosa, brillante, vibrante, forte e fragile. L’attrice, come il suo personaggio, non si arrende mai. Sostiene la pellicola con il suo carisma fuori dai ranghi, fino alle ultime struggenti immagini. Il film esce nelle sale italiane da giovedì 18 ottobre.

Chiara Roggino

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