Robert E. Howard e gli eroi della Valle Oscura. Un poderoso saggio svela il mondo del padre di Conan

Di recentissima pubblicazione per Odoya, Robert E. Howard e gli eroi della Valle Oscura descrive il padre di Conan per il grande scrittore che è realmente. Michele Tetro, scrittore e giornalista, ne passa in rassegna la breve e folgorante carriera in un tomo di oltre 400 pagine. Abbiamo incontrato l’autore.

Se pensiamo al volume Il cinema fantasy scritto per Gremese oppure a Conan il barbaro-L’epica in John Milius uscito per Falsopiano, in certo modo Robert E. Howard e gli eroi della Valle Oscura sembra il libro che volevi scrivere da tempo. È così?
Così sembrerebbe, di primo acchito. In realtà le cose stanno diversamente, anzi direi proprio al contrario. Robert E. Howard e gli eroi della Valle Oscura è l’opera che sta a monte di ogni mia altra pubblicazione dedicata allo scrittore texano e ai mondi da lui creati, poiché si tratta in realtà della mia tesi di laurea discussa a Vercelli all’Università del Piemonte Orientale, nell’Anno Accademico 1998-1999, allora intitolata Fantasia eroica e medioevo inventato nell’opera di Robert E. Howard. Da questo lavoro ho tratto articoli e saggi d’ispirazione howardiana apparsi nel corso di questi quasi venti anni, ma quel che mi premeva soprattutto era che potesse vedere la luce l’opera integrale, ovviamente fatto salvo un opportuno aggiornamento e ampliamento ai giorni nostri. Ho avuto questa possibilità grazie alla casa editrice Odoya, che, con la provata bravura e competenza che la contraddistingue, ha reso possibile la pubblicazione di questo non indifferente tomo di oltre 400 pagine, tra l’altro riccamente illustrato.

Una monografia sull’autore padre di Conan: come si articola questo tuo lavoro?
Essendo una tesi di laurea in storia medievale non poteva essere semplicemente un lavoro su Robert E. Howard, che avrebbe trovato collocazione migliore per suggellare un corso di studi in letteratura inglese o americana. Fu il professor Alessandro Barbero, sulla base dei miei naturali interessi nella narrativa fantastica e fantascientifica, a suggerirmi di analizzare il personaggio del barbaro Conan (una delle creazioni più note dello scrittore texano) e dei mondi medievaleggianti che lo vedono protagonista nel suo corpus di racconti in modo tale da fornire uno spaccato su come un’idea tutta americana del Medioevo si fosse trasmessa in tempi più recenti, fecondando l’immaginifico collettivo e generando peculiari visioni di Età di Mezzo non collocabili storicamente, ma comunque interessanti da conoscere. Praticamente, avrei dovuto condurre un lavoro accademico sull’autore e sulle sue conoscenze storiche, o sull’assenza delle stesse, capire come inserire nel contesto di studi medievali le sue visioni e i suoi racconti del ciclo di Conan, studiare le concezioni di Medioevo di parte americana, quanto ci fosse di storico o di inventato nella stessa, dare un’idea di come l’esigenza di fantasticare si fosse innescata nel contesto storiografico, appurare cosa vi fosse stato alla base dell’esigenza del revival medievale nei nostri tempi etc. E dal momento che Conan era stato solo l’ultimo dei suoi grandi personaggi, ormai completamente di natura fantastica, perché non allargare la sfera d’interesse anche ai precedenti, che invece agivano in un contesto più specificatamente storico? Howard scrisse numerosi racconti di Crociati, di Celti, di Pitti, di barbari… Si apriva tutto un orizzonte di studio veramente elettrizzante. Perciò il libro si compone di una sezione biografica dell’autore, prosegue con capitoli dedicati alla storiografia medievale romantica, moderna e americana e alla narrativa fantasy, per poi sfociare nell’analisi dei singoli racconti o cicli narrativi, dalla poesia (su cui mi soffermo a lungo) alle storie dello spadaccino puritano del XVI secolo Solomon Kane, dai racconti storici o pseudo-storici con protagonisti eroi come il Crociato rinnegato Cormac Fitzgeoffrey, il furibondo gaelico Turlogh Dubh O’Brien, il pirata irlandese Cormac Mac Art e i suoi compagni Vichinghi, il sovrano pitto Bran Mak Morn, d’epoca romana, fino ai racconti attorno all’evento storico della Battaglia di Clontarf del 1014 (quando gli irlandesi rigettarono in mare i Norreni invasori), per poi sfociare nelle saghe barbariche e più propriamente fantasy di Kull di Valusia e di Conan il Cimmero. In chiusura di lavoro, anche approfondite appendici su illustrazione, fumetti e cinema, con l’analisi del celebre film di John Milius e dei restanti adattamenti howardiani per il grande schermo.

Un’idea decisamente valida e originale, affrontare l’opera di Howard sotto il profilo della Storia, perché schiude un punto di vista differente su questo autore.
È assolutamente vero, e neppure io a suo tempo immaginavo la portata di questo tipo di ricerca. Basandomi soprattutto sull’epistolario di Howard, che ho consultato su testi inglesi dal momento che non è stato ancora mai tradotto in Italia (e quindi, come fonte e valore aggiunto del libro offro la traduzione delle lettere più emblematiche, sinora inedite), ho scoperto che Howard andava ben oltre il medio scrittore di pulp per quanto riguardava le fonti storiche necessarie per i suoi racconti. È lui stesso a scrivere, e qui lo cito: “Non c’è lavoro letterario, per me, più gradevole e pieno di gusto che riscrivere la storia sotto forma di narrativa. Potrei scrivere per cent’anni e ancora ci sarebbero storie che reclamano di essere scritte. Ogni pagina di storia pullula di avvenimenti drammatici che dovrebbero essere messi su carta. Un singolo paragrafo può essere così riempito d’azione e di dramma da occupare un intero volume di narrativa”. Parole sue, a tre anni dalla morte, quindi quando già aveva creato i suoi cicli più importanti fantasy, che avrebbe abbandonato volentieri se fosse esistito un mercato remunerativo di narrativa semplicemente storica. Certo studiare in che modo si fosse mosso alla ricerca di fonti storiche attendibili laggiù nel Texas, isolato da tutti e da tutto, con scarse possibilità di metter mano su testi validi o condivisi o aggiornati non era cosa facile. Non di meno, a leggere certe sue lettere agli amici Harold Preece e Howard P. Lovecraft, salta all’occhio una conoscenza profonda della materia storica, soprattutto di determinati periodi, tale da farlo erroneamente ritenere, come testimoniano molte lettere giunte alla redazione di “Weird Tales” (la rivista dove pubblicava i suoi lavori di genere fantastico), un esimio professore universitario californiano…

Storia e pseudostoria in Howard. Qual è il legame e qual è quella più vera? Conan e Kull sono i personaggi che rappresentato il salto dall’una all’altra sponda?
Howard cercava di essere più fedele possibile al dato storico, anche quando v’inseriva un elemento soprannaturale. Pensiamo allo splendido racconto “Il tramonto del Dio Grigio”, che descrive la battaglia di Clontarf, avvenuta in Irlanda nel 1014, fedele ricostruzione drammatica dell’evento che è il cuore del testo del XII secolo “La guerra dei Gaeli contro gli Stranieri”, o agli sfondi storici dei suoi racconti sulle Crociate, con un episodio storico da sfondo sempre descritto in modo da non alterarlo o darne una versione troppo fantasiosa. Poteva giocare con i personaggi, adattandoli al suo spirito e offrendo magari motivazioni diverse del loro agire rispetto a quelle tramandateci dalla storia, ma soprattutto è quella sua unica capacità di farsi bardo e di raccontare la storia assimilandola e restituendocela nella sua più viva drammatizzazione personale. Poteva abitare le epoche del passato, come rilevava Lovecraft, travolto dalle sue conoscenze che riverberava nelle lunghissime lettere tra di loro, utilizzare i magari scarni dati appurati e confermati dalla ricerca storiografica dei suoi tempi per entrare nell’animo dei protagonisti e quindi anche nel tessuto temporale in cui agivano, di fatto vivendo il passato con la stessa facilità con cui viveva il presente (altra acuta osservazione di Lovecraft). E certo quando arrivò a valicare il confine tra storia e pseudo-storia, con la creazione dell’Era Hyboriana in cui visse il barbaro Conan, evoluzione del mondo ancor più remoto del suo “antenato” Kull di Valusia, riuscì egregiamente attraverso il suo saggio-guida per il lettore, intitolato appunto “L’Era Hyboriana”, a dare un inedito aspetto di realtà alla prima trasformatasi nella seconda. Da non storico, e indubbiamente, come lui stesso affermava, con “l’ostinazione dell’ignoranza”, Howard sarebbe riuscito a tenere facilmente testa a più illustri esperti in determinate materie storiche, unendo alla forza delle sue convinzioni il riconoscimento che là ove gli storici altercano tra loro, anche un profano come lui avrebbe potuto dire la sua opinione. Sono ancora parole sue.

Qual è il link tra il profilo biografico di Howard e la sua opera?
Robert Howard è essenzialmente la sua opera. Qualsiasi tipo di racconto scrivesse, fosse il più visionario dei fantasy, il più feroce degli horror, il più violento dei thriller o dei noir, il più eccitante dei western, il più mirabolante degli avventurosi esotici… il suo spirito permeava profondamente ogni singola storia, sempre. Una così radicale immedesimazione in ogni sua opera rendeva vivo anche il più stereotipato e trito dei racconti, quello di cui si può intuire a metà come sarebbe poi finito. Attraverso i suoi personaggi e le loro azioni è Howard che parla e agisce direttamente con il lettore, anche a distanza di anni dalla sua morte, oltre le mode, oltre i costumi. Il suo turbolento e tempestoso stato d’animo, in tutte le sue declinazioni, si trasmette con forza inesorabile a chiunque ne segua la lettura. Con lui si soffre, si ride, ci si scatena, si provano quelle cimmeriane “titaniche allegrie altrettanto titaniche malinconie”, quasi lo avessimo di fronte a noi, vivo, reale. Questa è sempre stata la sua forza e il motivo per cui, a fronte di centinaia di altri autori pulp degli anni Venti e Trenta mai arrivati sino ai nostri tempi e caduti nell’oblio, il suo corpus narrativo ci affascina inesorabilmente ancora oggi. E probabilmente continuerà a farlo anche in futuro…

Com’è iniziata la rivalutazione critica dell’opera di Howard e in che modo si sta evolvendo la percezione di questo grande scrittore nei gusti del pubblico?
La fortuna di Howard, che gli permise di non essere dimenticato dopo la Seconda Guerra Mondiale, fu il certosino lavoro di recupero della sua opera che fece lo scrittore Lyon Sprague De Camp negli anni Cinquanta, riportando alla luce soprattutto la saga di Conan. Egli ne fornì una cronologia, riempiendo gli spazi vuoti con racconti inediti o basati su abbozzi o trame abbandonate da Howard, coinvolgendo altri autori nell’opera di tale riscrittura, adattando al mondo hyboriano anche altre novelle howardiane di tutt’altro genere e tempi, lanciando il nome di un illustratore come Frank Frazetta, utilizzato per le indimenticabili copertine dei libri del ciclo conaniano. Un grande merito, appena offuscato dalla scarsa qualità dei racconti di sua mano (e dei suoi colleghi), completamente privi del tocco howardiano e della sua prorompente personalità. De Camp scrisse anche una poderosa biografia dell’autore, oggi contestata per le sue valenze freudiane e affiancata da più moderni studi biografici a opera di altri ricercatori. Nei primi anni Settanta la Marvel rilanciò il personaggio di Conan con una testata a fumetti che è giunta, ramificandosi in più collane, fino a noi, tenendo a traino l’interesse anche per altri suoi personaggi e permettendo il debutto di nomi straordinari come Barry Smith e John Buscema. È da rimarcare il gigantesco apporto fornito al recupero dello scrittore da parte di appassionati e fan di ogni parte del mondo: in Italia la rivista amatoriale “Yorick Fantasy Magazine” si fece portavoce di tali studi, tenendo a battesimo penne diventate poi note nel settore e traducendo molto materiale inedito dell’autore texano. Il nome di Howard è diventato imprescindibile nel genere Fantasy e oggi lo si colloca accanto a quello di Tolkien come padre fondatore del filone, pur con gli ovvi distinguo tra i due. La scadenza dei diritti d’autore dopo 70 anni dalla sua morte è coincisa con un vasto movimento editoriale alla ricerca di ogni suo racconto rimasto inedito nel nostro paese. Il momento quindi ideale per riproporre il mio lavoro di laurea, aggiornato e ampliato, affinché possa costituire un ulteriore tassello nella conoscenza di colui che viene giustamente considerato “l’ultimo bardo dei nostri tempi”.

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