“A STAR IS BORN”, ARRIVA IL TERZO REMAKE (SERVIVA PROPRIO?). LADY GAGA, BRAVINA, NON VEDE L’ORA DI TORNARE LADY GAGA

L’angolo di Michele Anselmi

Non vale più la pena di chiedersi perché il direttore Barbera abbia voluto alla Mostra di Venezia, sia pure fuori concorso, “A Star Is Born”, cioè il terzo remake del classico di William Wellman del 1937. L’applaudito arrivo al Lido di Bradley Cooper, pure regista, e soprattutto di Lady Gaga, la pop-star trasformista, giustificavano in buona misura la scelta all’insegna dell’evento mediatico.
Tuttavia il film non è una riuscita, anche se troverà i suoi estimatori ora che esce nelle sale normali (da giovedì 11 ottobre con Warner Bros). L’attuale rilettura ricalca abbastanza fedelmente la versione del 1976 di Frank Pierson con Kris Kristofferson e Barbra Streisand, pur nelle diversità delle canzoni originali e di alcuni snodi drammaturgici.
Il capellone e barbuto Jackson Maine è una star country-rock dalla vita ormai bruciata, causa alcol e droghe. Quando in un bar per drag-queen, dove è finito per caso dopo un concerto, ascolta una cantante dilettante che intona “La vie en rose” scatta la scintilla: Ally sarà bruttina e goffa ma ha talento da vendere, e lui, stanco della solita musica, decide di lanciarla, di favorirla, poi di sposarla. Ma quanto può durare il loro rapporto?
Mentre lei, rimessa a nuovo e ormai diventata una specie di Lady Gaga, trionfa ai Grammy e vola da sola in classifica, lui si rituffa nell’autodistruzione come un vecchio cowboy rimasto senza cavallo e stivali. La fine è nota, anche se qui cambiano le modalità.
Già non era granché, diciamolo, il film con Kristofferson & Streisand, l’attuale remake del remake dura pure 135 minuti e a un certo punto non ne puoi più di vedere Bradley Cooper che beve, barcolla, borbotta, si piscia addosso sul palco, schitarra scomposto e fa il molesto perché è un artista tanto maledetto. Meglio Lady Gaga, che sente su di sé il senso di una sfida professionale: non recita male, si prende pure un po’ in giro sul naso, però si vede che, sullo schermo, non vede l’ora di rifare se stessa, cioè Lady Gaga.
Per la cronaca: il film avrebbe dovuto dirigerlo Clint Eastwood, con Beyoncé nel ruolo della cantante miracolosa. A quanto pare le cose non sono andate in porto.

Michele Anselmi

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