“THE HATE U GIVE”: L’ODIO CHE DATE TORNA SEMPRE INDIETRO? ECCO IL CINE-ROMANZO DI FORMAZIONE DI UNA RAGAZZA NERA

La Festa di Michele Anselmi (5)

Diciamo che, suppergiù sullo stesso tema, “Detroit” della bianca Kathryn Bigelow, alla Festa di Roma del 2017, batte ampiamente “The Hate U Hate” del nero George Tillman Jr, alla Festa del 2018. Non sono in discussione le buone intenzioni, e certo si nota una certa articolazione del discorso in materia di disordini razziali, ma poi un film è un film.
Il cineasta, classe 1969, di Milwaukee, scrive sulle note di regia: “È importante essere se stessi, alzare la testa, non avere paura di dire la verità o di essere ascoltati”. Come si fa a non concordare? Il dilemma che il film mette in scena riguarda proprio un’adolescente di colore, la sedicenne Starr, messa tragicamente di fronte alla propria identità. Viene dal quartiere popolare di Garden Heights, i genitori, a costo di notevoli sacrifici, l’hanno iscritta alla rinomata Williamson Prep. School, dove studiano solo bianchi ricchi, proprio per sottrarla al clima violento, reso incandescente dalla gang malavitosa King Lords.
Graziosa e volitiva, Starr vive nel “magnifico mondo” della Nike, che infatti sponsorizza largamente, a partire da una scritta gigantesca su una scatola di scarpe; ma qualcosa le impedisce di sentirsi a proprio agio in quella scuola, dove pure s’è innamorata del bianco Chris. Una sera a una festa rivede l’amico d’infanzia Khalil, il primo ragazzo al quale diede un bacio dopo aver giocato per anni a Harry Potter. L’auto del giovanotto viene fermata da un poliziotto bianco, forse inesperto o solo teso, sicché quando Khalil tira fuori una spazzola da capelli quell’altro la prende per un pistola e spara tre colpi, uccidendolo.
Insomma, avete capito. Una scena che abbiamo visto in tanti film sull’argomento; purtroppo anche nella realtà. A quel punto Starr, che ha assistito all’omicidio dal sedile del viaggiatore, dovrà decidere se restare nell’ombra per non finire nel tritacarne mediatico, con quel che ne consegue anche sul piano dei rischi per la famiglia, oppure farsi avanti e testimoniare al “gran giurì” per evitare che lo sbirro, solo sospeso, la faccia franca senza processo penale.
Tillman Jr usa una pezzatura ampia da 133 minuti per raccontare la sua storia sospesa tra orgoglio e pregiudizio, razzismo e coscienza, appartenenza e integrazione. Il tutto sotto l’ala del mitico rapper Tupac Shakur, teorico e critico di quella “thug life”, cioè criminale, continuamente evocata dal film. Del resto il titolo “The Hate U Give” nasce dalla frase-tormentone che torna varie volte: “È l’odio che date ai bambini che ci fotte tutti”. Date o diamo?
Costruito sul viso incantevole e il corpo scattante di Amandla Stenberg, che appunto interpreta Starr togliendosi tre anni, “The Hate U Give” porta sullo schermo il romanzo omonimo di Angie Thomas, immagino con una certa fedeltà, lasciando che via via affiori un mix di emozioni contrastanti, di domande politico/morali. Reagire alla brutalità dei poliziotti o manifestare pacificamente? Vivere solo tra la propria gente o aprirsi agli altri? Coltivare il mito machista del “dente per dente” o appellarsi alla forza quieta della comunità?
Alla fine tutto si rimette a posto o quasi, anche se il film non edulcora, non sparge zucchero sulla ferita. Ma è lo stile che un po’ difetta, alcuni passaggi sono prevedibili, o magari il regista ha voluto mettere troppa carne al fuoco per dare voce a tutte le campane.

Michele Anselmi

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