I piccoli Maghi di Oz. Il mondo incantato di Luigi Cozzi in un nuovo, immaginifico lavoro

In una scuola elementare di Roma, una giovane supplente inizia a leggere estratti del libro “Il Mago di Oz” ai suoi piccoli alunni. Poco dopo, iniziano a verificarsi cose bizzarre mentre realtà e sogno si fondono portando i bambini a divenire i protagonisti di una nuova versione della fiaba originale di L. Frank Baum. Questa, in breve, la sinossi di “I piccoli Maghi di Oz” di Luigi Cozzi, ritorno dietro alla macchina da presa di un maestro del cinema di genere a due anni dal cult “Blood on Méliès’ Moon”. Di questo atteso lavoro abbiamo parlato con il regista, con la promessa di incontrarlo di nuovo in occasione della prima italiana del film al prossimo Fantafestival.

Come nasce l’idea di “I piccoli Maghi di Oz”?

A una proiezione romana del mio “Blood on Méliès’ Moon” era presente Fabio Crisante, che lavora a Cinecittà e che da tempo si era accordato con la direzione della scuola elementare frequentata da suo figlio per fare ai bambini un corso su come si fa il cinema e, possibilmente, girare anche poi qualcosa con i piccoli alunni. Apprezzando quel mio film, Crisante ha chiesto se me la sentivo di “mettere su” dal niente un vero e proprio lungometraggio con i bambini. Questa proposta l’ho interpretata quasi come una sfida alle mie capacità e l’ho subito accettata… Così a poco a poco il film è nato e l’abbiamo effettivamente girato nella scuola insieme ai piccoli allievi, che hanno così potuto vivere addirittura “dal di dentro” l’esperienza cinematografica sia dietro che davanti alla macchina da presa.

Sulla carta, questo film mette insieme le due anime del tuo cinema, il fantastico e il lacrima movie, espresso da uno dei tuoi titoli più riusciti qual è “Dedicato a una stella”. Possiamo parlare di questo?

Io ho sempre fatto film di genere, con una differenza rispetto alla maggior parte degli altri registi che si sono limitati a fare opere, buone o meno buone, di pura imitazione: io infatti ho sempre fatto film apparentemente di genere, sì, divertendomi però in ogni caso a capovolgere al loro interno tutte le regole classiche del genere, così come per esempio il mio “L’assassino è costretto a uccidere ancora” è l’antitesi dei gialli all’italiana stile Dario Argento, mentre “Dedicato a una stella” è una love story dove subito si dice che la ragazza protagonista è malata, poi però lo si nega, quindi lo si riafferma, per negarlo successivamente ancora fino all’inevitabile finale tragico… Insomma, io gioco con i generi, perché a me fare un semplice film d’imitazione sembra assolutamente inutile. Mi ritengo infatti un autore, piccolo, ma comunque originale, i cui film, anche quelli meno riusciti, sono comunque personali e particolari, e finalmente di recente, dopo “Blood on Méliès’ Moon”, sembra che almeno all’estero abbiano incominciato ad accorgersene. In quanto a “I piccoli Maghi di Oz”, è una favola moderna, intrisa dello stesso romanticismo che c’era in “Dedicato a una stella” e, in forma meno evidente, anche nella maggior parte delle mie opere precedenti. Dal punto di vista tecnico, poi, realizzarlo è stata una vera sfida: riuscire a trasformare dei ragazzini che non sanno nulla sul cinema in tecnici e attori che niente hanno da invidiare ai professionisti del settore…

La forma produttiva del tuo nuovo lavoro, che coinvolge, attivamente, gli alunni di una quinta elementare, è inedita e molto coraggiosa. In che modo hai lavorato con i ragazzi?

Con la mia consueta calma e pazienza, cercando di farli lavorare, sì, ma al tempo stesso divertire, come se stessimo facendo tutti insieme un nuovo tipo di gioco. In questo sono stato molto aiutato, lo devo riconoscere, dai principali collaboratori tecnici e artistici come Roberto Girometti, Vittorio Viscardi, Andrea Pieroni e dalla produttrice Gianna Menetti.

Dalle foto disponibili, che qui pubblichiamo, “I piccoli Maghi di Oz” ha in comune con il precedente “Blood on Méliès’ Moon” un tratto grafico innovativo e squisitamente immaginifico. In che modo la computer grafica permette oggi di realizzare quello che vent’anni fa era possibile ottenere soltanto con budget faraonici? E in che modo, infine, questo aiuta un autore ad esprimersi compiutamente?

Credo che la mia fantasia sia assolutamente immaginifica, lo è sempre stata e continuerà a esserlo, è la caratteristica principale dell’intero mio cinema. E quindi per un autore come me è fondamentale la collaborazione con altri creatori di immagini fantastiche quali sono gli autori degli effetti speciali visivi. In “I piccoli Maghi di Oz” poi ho potuto divertirmi a mischiare tre delle mie tecniche effettistiche preferite: la pura animazione tipo quella dei cartoni animati, curata dal bravissimo Angelo Armiero; le riprese a Passo Uno, ovvero lo Stop Motion, realizzate per questo mio film dal giovane e promettente specialista Michele Assante; il mix del prologo tra animazione, fotografie e riprese dal vero effettuato, come già in “Blood on Méliès’ Moon”, dall’amico Andrea Pieroni; e poi soprattutto ci sono le magnifiche creazioni in CGI dell’eccezionale Jean-Manuel Costa, vera “anima” dei trucchi di miei precedenti film quali “Hercules 2” e “Blood on Méliès’ Moon”, il quale, oltre a essere in possesso di una straordinaria competenza tecnica, possiede anche una grande fantasia e un gusto visivo estremamente raffinato, oltre al fatto che, conoscendomi molto bene, riesce spesso a capire quello che vorrei da lui senza nemmeno bisogno che io glielo spieghi a parole, il che del resto non sarebbe comunque facile, dato che lavoriamo insieme stando io a Roma e lui nel nord della Francia, in Normandia, e comunichiamo solo grazie a Internet. In più verso Jean-Manuel nutro una grande amicizia e io lo ammiro anche molto, ritenendo che lui, più che un tecnico, sia soprattutto a sua volta un vero autore.

Il film è stato incluso nel concorso per l’assegnazione dei David di Donatello, ha vinto il premio per il miglior film straniero allo Shawna Shea Film Festival di Boston ed ha avuto la sua prima europea al Festival di Sitges in Spagna, quali sono i prossimi passi?

Adesso si avvicina il momento della “prima” italiana di “I piccoli Maghi di Oz”, che dovrebbe avvenire ai primi di dicembre, a Roma, nel corso della nuova edizione del “Fantafestival”. E così vedremo come reagisce il pubblico italiano a questa insolita nuova forma di favola… Sono curioso. Sicuramente non piacerà ai seguaci dell’horror o della fantascienza, perché è un film troppo “fuori genere”, ma spero che potrà essere gradito comunque da molte altre persone, ovvero dal pubblico femminile, da quello dei bambini e soprattutto da chiunque sia rimasto ancora giovane nel cuore.

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