C’È DEL MARCIO IN QUEL SUMMIT DI PRESIDENTI SULLA CORDIGLIERA, IL PETROLIO MA NON SOLO (E UN PO’ VIENE DA PENSARE A CONTE)

L’angolo di Michele Anselmi

Naturalmente è solo un caso, ma vedi “Il presidente”, che esce mercoledì 31 ottobre con Movies Inspired, e vengono alla mente altri capi di Stato. Il nostro innanzitutto, perché Giuseppe Conte a tratti assomiglia al fittizio collega argentino definito “invisibile” perfino sai suoi; pure il nuovo e assai destrorso Jair Bolsonaro, così diverso dal presidente brasiliano che nella finzione della storia tiene testa agli Stati Uniti puntando i piedi e non piegandosi a una soluzione di comodo.
Strano film, questo di Santiago Mitre, argentino, classe 1980: divagante, minaccioso, a tratti scombinato nel depistare lo spettatore facendogli perdere di vista il nucleo centrale del racconto, e tuttavia da vedere. Sembra una variazione sul tema di “Le confessioni” del nostro Roberto Andò: se lì otto potenti del mondo si riunivano in un sontuoso albergo in riva a un lago nel cuore dell’Europa, lasciando affiorare tensioni e segreti, qui undici presidenti sudamericani si ritrovano in un moderno hotel a 3.000 metri, in cima all’innevata Cordigliera andina (“La Cordillera” infatti è il titolo originale).
Un vertice delicato, perché c’è da far nascere una sorta di Alleanza petrolifera del Sud, in modo da sfruttare al meglio le risorse energetiche dei singoli Paesi e sottrarle all’influenza statunitense.
In una chiave di acre fanta-politica, neanche troppo fanta, Mitre segue l’arrivo in quel paradiso tra le nuvole dei vari capi di Stato, alcuni dei quali pronti a dare battaglia in nome della nascente Alleanza. Il più fragile e malleabile sembra il presidente argentino, il sessantenne Hernán Blanco, considerato mediocre dai suoi stessi collaboratori: viene da un’esperienza da sindaco e passa per “uomo comune”. Blanco peraltro sta scontando anche rovelli personali che rischiano di gravare sul summit: una brutta faccenda di fondi sottratti anni prima, impugnata da un genero deciso a ricattarlo durante la difficile separazione dalla figlia instabile Marina. E proprio Marina, sempre più depressa e ammutolita, arriva in quell’albergo, dove sarà sottoposta a una terapia ipnotica da uno psichiatra ingaggiato per curarla, forse per farle dire ciò che sa sullo scandalo.
Non bisogna prendere alla lettera “Il presidente”. Accurato nel ricostruire le dinamiche del summit e il confronto anche serrato, senza perifrasi diplomatiche, tra i potenti colà riuniti, il film ogni tanto si perde per strada, specie quando introduce divagazioni in bilico tra thriller psicologico ed echi sovrannaturali (Marina ricorda, sotto ipnosi, cose successe prima della sua nascita).
Poi, per fortuna, torna in ballo la politica, in vista dell’epilogo da non rivelare. Ma tenete a mente questo dialogo tra il presidente brasiliano e l’argentino. “Satana non esiste, gli affari sporchi invece esistono” protesta il primo; “Il Male esiste, non si arriva alla presidenza senza averlo visto, almeno un paio di volte” teorizza il secondo.
Ricardo Darín, volto abbastanza noto da noi per aver interpretato film come “Cosa piove dal cielo?” e “Storie pazzesche”, è perfetto nel ruolo del presidente argentino: un politico lucido e senza scrupoli, apparentemente imperturbabile, che si riprende con gli interessi il potere da altri messo sotto tutela. Dolores Fonzi incarna la squinternata figlia che rischia di far saltare tutto, Erica Rivas la pragmatica portavoce-amante, mentre a sorpresa sbuca Christian Slater nei panni di un alto funzionario americano latore di un messaggio piuttosto speciale per “il presidente”.

Michele Anselmi

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