Il “mucchio selvaggio” dello spaghetti western. Un saggio di Tentori e Bruschini analizza oltre 530 titoli

“Per un pugno di dollari – Guida agli oltre 530 film western all’italiana”, in libreria per Profondo Rosso, colma una lacuna importante nella critica cinematografica nostrana e non, andando ad analizzare, in maniera cronologica oltreché tematica, il mare magnum del western all’italiana senza limitarsi ai soliti noti. Ne abbiamo parlato con Antonio Tentori, autore insieme ad Antonio Bruschini, di un volume pubblicato dalla casa editrice di Luigi Cozzi a oltre vent’anni dalla sua prima gestazione.

Antonio, come avete proceduto nella mappatura di un patrimonio così vasto e, di fatto, senza precedenti critici importanti?

A.T.: Esistevano già diversi libri sul western, ma erano principalmente incentrati sul cinema di Leone. Ci sembrava doveroso rendere conto di questo importante filone del cinema di genere italiano. Il nostro è stato un lungo lavoro di schedatura di tutti i film western italiani, seguito dalla loro visione in vhs o dvd. Con il mio compianto amico Antonio Bruschini ci siamo divisi la stesura del libro esattamente a metà, come avevamo fatto in altri precedenti saggi scritti insieme.

La forma che avete scelto mi sembra davvero molto funzionale alla consultazione e inedita: al di là delle tematiche dei vari capitoli, il volume segue una sistemazione cronologia dei materiali, legando alla storia e all’evoluzione del genere le sinossi dei titoli affrontati… Come avete proceduto in questo senso?

A.T.: Come per altri generi in precedenza affrontati, il thriller o il fantastico-avventuroso, abbiamo voluto dare al libro un’impostazione divulgativa partendo naturalmente dalle origini per arrivare all’ultima stagione del western italiano. Si tratta di un itinerario che inizia con i precursori italiani (e spagnoli) e si dirama nelle varie declinazioni del genere.

Dopo il focus sui registi fondamentali, si apre il capitolo più scientificamente rilevante del libro, quel “mucchio selvaggio” di registi, attori e titoli, spesse volte ancora sommerso. Possiamo parlare di questo? Qual è oggi la rilevanza di quel mare magnum di western?

A.T.: Ritengo che in quel “mucchio selvaggio” ci siano diversi film interessanti e originali, dove si possono riscontrare quelle tematiche caratteristiche del western italiano, raccontate di volta in volta secondo la sensibilità e l’estro dei vari autori: la vendetta, il tradimento, l’amicizia, l’amore, l’esasperazione della violenza, l’odio, la crudeltà, l’espiazione. Al lettore il piacere di andare a riscoprire determinati titoli, per rivederli in home video. E di scoprire con essi registi emblematici come Giulio Petroni, solo per fare un nome.

Insieme ai ritratti iniziali dei tre Sergio del western e ancora di Tessari e Valerii, non avete considerato di includere Castellari? Specialmente nel capitolo “Crepuscolari e nostalgici”, i giudizi su “Keoma” e “Jonathan degli Orsi” sono entusiastici…

A.T.: Nel pubblicare questo volume, d’accordo con Luigi Cozzi, si è voluto presentare il testo nella sua forma originale e integrale, inedita. Alcuni capitoli, come quello dedicato a Castellari, sono così confluiti in altri.

Se il western all’italiana ha colmato il vuoto lasciato dai peplum, quale altro modello filmico (o anche televisivo) ha soppiantato il western?

A.T.: Il thriller nato sulla scia dei primi film di Dario Argento e, soprattutto, il poliziesco, che ha conosciuto un grande successo di pubblico negli anni settanta. Non a caso alcuni degli artefici del poliziesco provenivano, come Castellari, dal western.

A chi si rivolge “Per un pugno di dollari – Guida agli oltre 530 film western all’italiana”?

A.T.: A tutti gli appassionati del western italiano, ma anche a tutti coloro che desiderano accostarsi per la prima volta a questo genere, che costituisce una tappa fondamentale all’interno del panorama del cinema di genere italiano e non solo.

Lascia un commento