CONVERSAZIONE SU TIRESIA. ANDREA CAMILLERI PARLA DI SÉ E DELL’INDOVINO CIECO

Si è già parlato dello straordinario spettacolo Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri, evento unico svoltosi l’11 giugno al Teatro Greco di Siracusa, in seno al 54° ciclo di Rappresentazioni Classiche curate annualmente dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.

Davanti ad un pubblico di 4mila spettatori, lo scrittore di Porto Empedocle ha portato in scena un racconto mitico sulla storia dell’indovino cieco, le cui vicende attraverso i secoli si intrecciano alle proprie. Qual è il motivo alla base di questo tour de force fisico di straordinaria intensità? Il desiderio di intuire, con ben 93 anni sulle spalle, quell’eternità che l’autore siciliano sente così prossima a sé e che soltanto le pietre eterne del Teatro Greco di Siracusa gli avrebbero suggerito.

Il monumento più famoso della città di Archimede è stato la sede di un viaggio nel buio e nel tempo del Mito e della Letteratura. Sotto la guida di un nocchiere d’eccezione, il cammino iniziatico si dipana seguendo il filo che, da Omero, Sofocle, Seneca e Dante, conduce fino a Eliot, Apollinaire Virginia Woolf e Woody Allen. Accompagnato da Valentina Alferj, sua fedele assistente da ben 16 anni, lo scrittore entra in scena sotto una pioggia di applausi scroscianti da parte del suo conterraneo pubblico. Il silenzio è religioso, si ode persino il frinire delle cicale che cantano la loro sofferenza dettata dalla tiepida serata estiva. «Chiamatemi Tiresia! O, forse, dovrei dire…Tiresia sono!». Sono queste le prime parole del papà di Montalbano, la cui voce risuona profonda e cavernosa come fosse quella di un vecchio cantastorie di fronte al suo fedele uditorio a cui tramandare i segreti dell’esistenza. Il viaggio prosegue per la successiva ora e mezza, il tempo diventa fluido e persino i suoi rigidi confini svaniscono e si dissolvono nell’eternità del cielo stellato. In conclusione, arriva l’augurio di Camilleri: «Ancora una cosa. Mi piacerebbe che ci rincontrassimo, tutti quanti, qui, in una sera come questa…tra 100 anni!».

Grazie a Nexo Digital, quella serata indimenticabile, a cura di Valentina Alferj e con la regia di Roberto Andò e Stefano Vicario, arriverà al cinema per tre giorni, il 5, 6 e 7 novembre. Con quale risultato? Da un lato, ovviamente, si tratta di un’operazione mirabile e ben riuscita che porterà in ben 400 sale l’eccezionale viaggio di cui sopra. Donare al pubblico una performance del genere ed un’occasione per scoprire il tempo del Mito è un atto che non può che far bene. Sul versante opposto, però, si ha come l’impressione che il cinema desacralizzi l’unicità di un evento tale perché irripetibile. La riproduzione fotografica non è riuscita a catturare l’intima emozione ed il sentimento collettivo che ha pervaso le pietre eterne del Teatro Greco di Siracusa durante quella serata.

Probabilmente, chi vi scrive esagera nel parlare di perdita dell’aura e di desacralizzazione. In fondo, è giusto che un racconto del genere sia donato alla memoria collettiva, con l’augurio che la distanza temporale e geografica che intercorre tra l’evento ed il passaggio in sala possa essere colmata da un viaggio a Siracusa. E allora sì, probabilmente, quell’eternità di cui parla Andrea Camilleri inizierebbe, in tal modo, ad essere quanto meno intuita.

Matteo Marescalco

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