CHE FATICA SALVARE IL MONDO DA UN SOMMERGIBILE NUCLEARE. BUTLER, CHE FU LEONIDA, LUPO DI MARE CON “HUNTER KILLER”

L’angolo di Michele Anselmi

Il presidente russo somiglia un po’ al nostro comico Max Tortora, pure per altezza; mentre Gerald Butler sembra una copia sbiadita di Russell Crowe, anche perché da noi i due hanno la stessa voce, quella di Luca Ward. Ciò detto, a non prenderlo sul serio come invece fa “la Repubblica” parlando del “ritorno della guerra fredda nei film Usa”, questo “Hunter Killer – Caccia negli abissi” alla fine si vede volentieri.
Sta un po’, ma in sedicesimo, tra “Caccia a Ottobre Rosso” di John McTiernan e “Allarme rosso” di Tony Scott, anche se ormai, con l’imperatore Putin, c’è poco di rosso in quella che fu il pezzo più pregiato dell’Unione Sovietica.
Però lo spunto non è male. Si immagina infatti che il sommergibile nucleare americano “Arkansas”, appartenente alla categoria di cacciatori detta in gergo “hunter killer”, si ritrovi nei pressi di una base navale russa, dalle parti del Circolo polare artico, proprio mentre il ministro della Difesa e ammiraglio Durov sequestra il presidente russo Zakarin in visita ufficiale da quelle parti. Perché lo fa? Naturalmente perché giudica il presidente troppo molle e pacifista nei confronti di Washington: a Durov prudono le mani, così nel prologo del film affonda un sottomarino statunitense, poi, in attesa di una reazione del Pentagono, si prepara a scatenare una nuova guerra mondiale senza dover più rendere conto al Cremlino.
Tutto un po’ campato per aria, anche se alla base c’è un romanzo, “Firing Point”, scritto da George Wallace, che fu vero comandante di un sommergibile nucleare. Ma è inutile, con film del genere, andare troppo per il sottile sul piano dello scenario geo-politico: meglio lasciarsi andare al fantasioso scorrere degli eventi rumorosi e vedere se l’eroico capitano Glass, appunto Butler, riuscirà ad affiorare dal mare di Barents per raccogliere il presidente russo appena liberato dal blitz audace di quattro “teste di cuoio” yankee. L’America pensa a tutto, se vuole.
Glass, avrete capito, è il comandante che tutti rispettano perché viene dalla gavetta. È uno che scandisce: “Mi sono perso sette Superbowl, il matrimonio di mia sorella e la morte di mio padre. Ho passato tutta la mia vita qui sotto”, cioè in fondo al mare. Non rispetta più di tanto le gerarchie, detesta i politici di Washington, e quando capisce che c’è in ballo il futuro del pianeta decide di non dar retta al bellicoso super-ammiraglio incarnato da un Gary Oldman in vacanza, soprattutto di non esporsi alle provocazioni. In questo aiutato, a sorpresa ma non tanto, essendo i due simili, da un prestigioso omologo russo, il capitano Andropov, salvato obtorto collo dagli americani.
Diretto dal giovane regista sudafricano Donovan Marsh, “Hunter Killer – Caccia negli abissi”, nelle sale dall’8 novembre con Eagle Pictures, taglia le psicologie con l’accetta, disegna come cattivissimo di altri tempi il russo golpista, si dimentica un po’ presto del presidente-donna degli Stati Uniti e si concentra, mentre crescono suspense e adrenalina, sulla manovra a tenaglia tentata dagli americani. Gli effetti speciali sono all’altezza, sparatorie ed esplosione pure, manca solo Rambo: ma quello era un altro film.
Del resto Butler, che fu Leonida in “300”, ha provato a percorrere strade diverse a Hollywood, ma poi ha capito che funziona solo come valoroso raddrizzatorti, diciamo una versione meno becera e più espressiva di Steven Seagal.
PS. Il film è affettuosamente dedicato a Michael Nyqvist, il giornalista di “Uomini che odiano le donne”, che fa il capitano russo. Già malato, l’attore svedese sarebbe morto poco dopo la fine delle riprese.

Michele Anselmi

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