LA MADONNA CHE SCOCCIATURA PER L’INCASINATA ROHRWACHER. “TROPPA GRAZIA” DI ZANASI: QUANDO IL CINEMA È ESORNATIVO

L’angolo di Michele Anselmi 

Naturalmente si può sorridere di tutto, ci mancherebbe, anche della Madonna o del culto mariano. Non a caso Carmelo Bene, rovesciando il punto di vista con la consueta umiltà, scrisse un libro intitolato “Sono apparso alla Madonna”. E tuttavia, pure nella commedia, bisognerebbe avere una storia da raccontare, uno sguardo denso, un senso della misura o una smisurata ironia. Invece il 53enne Gianni Zanasi, da Vignola, col suo nuovo “Troppa grazia”, nelle sale dal 22 novembre con Bim, mostra, a parere di chi scrive, tutti i limiti di un cinema esornativo, decorativo, effettato. Si prende uno spunto tra il buffo e lo scottante per ricamarci sopra, strizzando un occhio agli agnostici e l’altro ai credenti, magari visti come “creduloni”.
Il tutto mentre il nuovo numero del bimestrale “8 ½” si interroga, a partire dalla copertina con una strana Madonna “arcobaleno”, sull’impegnativo tema: “Sacro, laico o profano. Il cinema italiano e la religiosità”. Vi si legge: “Dopo anni di presenza defilata e poco centrale, l’attenzione del sacro torna prepotente proprio nel tempo in cui una società sempre più laica sembra lasciar affievolire il rapporto con le sue radici cristiane”.
Può darsi che sia così, anche se Ermanno Olmi non c’è più e molti dei titoli citati appaiono remoti, a meno di non pigliare “Io c’è” di Alessandro Aronadio o “The Place” di Paolo Genovese per cine-riflessioni sull’argomento.
In “Troppa grazia” la trovata, che ricorda un po’ l’avvio di “Entity” con Barbara Hershey ma in chiave meno demoniaca, è questa: alla geometra squattrinata Lucia che ha già i suoi guai, avendo mollato il suo fidanzato storico Arturo e dovendo tirare su una figlia, appare la Madonna durante un rilevamento catastale in un campo di grano.
Oddio, lei la prende lì per lì per un’extracomunitaria, una profuga, per la serie “mi scusi, non ho niente, quando lavoro lascio tutto in macchina”; ma la donna, dal colorito olivastro e dall’italiano esotico, invece continua a tormentarla nei giorni a seguire. Così: “Sono la madre di Dio. Di’ agli uomini di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa”.
Insomma, avete capito. Lucia esita a confessare quella visione, anche perché tutti la prendono per esaurita. Chi le consiglia una strizzarcervelli, chi un esorcista, chi ricorda che “la Madonna ha un gran numero di followers”. E intanto, mentre la razionale Lucia viene presa per i capelli e strattonata dalla manesca Santa Vergine (vede solo lo spettatore in platea), si chiarisce il perché delle apparizioni: su quel campo benedetto, che forse custodisce un segreto in grembo, un avido imprenditore, d’accordo con il sindaco della ridente cittadina, vuole erigere un impero immobiliare. Altro che una chiesa.
Scritto da Zanasi insieme a Michele Pellegrini, Giacomo Ciarrapico e Federica Pontremoli, il film allestisce miracoli d’acqua e gioca con i colori del sacro, immergendo i personaggi in una tavolozza cromatica che va dal celeste al rosso passando per il giallo oro, appunto le tinte tipiche della Madonne dipinte. Poco importa che sia l’attrice israeliana Hadas Yaron a incarnare questa Immacolata irascibile e imperativa, a suo modo multietnica, decisa perfino a usare l’esplosivo se si rendesse necessario.
Ne discende che “Troppa grazia”, a partire dal titolo, proietta lo spettatore in una sorta di fiaba tra l’ecologico e il soprannaturale nella quale il divertimento dovrebbe scaturire dall’esasperazione di Lucia di fronte a quella santa scocciatura. Anche se, quand’era bambina…
Alba Rohwacher è la biondissima, titubante e materna Lucia presa nell’involontario viluppo mistico, mentre il contorno all’insegna dell’incredulità è fornito da Elio Germano, Giuseppe Battiston, Thomas Trabacchi, Valerio Mastandrea e Carlotta Natoli, tutti un po’ sopra le righe, mi auguro a disagio nel dire battute come “Da piccoli crediamo a tutto, anche a Babbo Natale” o “Chi ha tempo di credere oggi? Siamo seri”. Appunto: siamo seri.

Michele Anselmi

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