“UN GIORNO ALL’IMPROVVISO”: IL CALCIO COME UNICA REDENZIONE? DA VENEZIA ALLE SALE. MA QUANTO RECITA ANNA FOGLIETTA…

L’angolo di Michele Anselmi 

Tutti i ragazzi, nel film, portano il casco quando vanno in motorino. Strano. Qualcosa dev’essere cambiato davvero, perché siamo in una cittadina della provincia campana, e per una volta non si parla solo di camorra/“gomorra”. Non so se “Un giorno all’improvviso” debba in parte il titolo a quello che è diventato l’inno del Napoli, sia pure su musica dei Righeira, magari è solo una suggestione, o anche un modo per rovesciare l’enfasi della canzone sportiva, così popolare in Campania, per dire l’esatto opposto. Perché “un giorno all’improvviso” la vita del protagonista deve fare i conti con l’ennesima tragedia, forse la più indigeribile.
Passato in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 2018, il film esce il 29 novembre nelle sale con No.Mad Entertainment, e certo c’è poco da ridere con questa storia tosta, che il regista esordiente Ciro D’Emilio (Pompei, 1986) definisce “priva di compromessi, radicale, estrema”. Del resto i modelli di riferimento, sempre per ammissione del cineasta, sono alti ed eloquenti; Sweet Sixteen” di Loach, “La schivata” di Kechiche,”Guida per riconoscere i tuoi Santi” di Montiel, “L’enfant” dei fratelli Dardenne.
Bene, viene da pensare, ecco uno che non ragiona solo in termini di commedia e anzi vuole misurarsi solo con la realtà da cui proviene. Poi, però, bisogna prendere attori che non diano la sensazione di stare recitando, se pure professionisti.
Vedi Marion Cotillard in “Due giorni, una notte” sempre dei Dardenne e dimentichi tutto quello ha fatto prima anche a Hollywood; vedi invece Anna Foglietta in “Un giorno all’improvviso” e sembra la prova di un’attrice, certo dotata, pure brava nello spogliarsi della calata romana, che voglia solo far dimenticare tutto ciò che ha fatto prima.
Insomma: nei panni di Miriam, la mamma sciroccata e fragile, sempre a un passo dalla crisi di nervi, esagerata in ogni sua manifestazione, che giochi al biliardino o che balli nell’orto, Foglietta è, a mio parere, proprio il punto debole del film, che ritrova invece una sua genuina verità quando è in campo il “figlio” diciassettenne Antonio, incarnato con bel piglio da Giampiero De Concilio.
Letteralmente in campo: giacché Antonio è un giovane talento calcistico della squadra locale che un talent-scout vuole proporre al Parma Calcio, ramo Primavera. Disciplinato, laconico e onesto, per guadagnare qualcosa fa il benzinaio, il ragazzo è l’elemento stabile della famiglia: adora la madre nel mirino degli assistenti sociali, detesta il padre che s’è rifatto una vita altrove con un’altra donna, ama con qualche timidezza una bella coetanea che fa la commessa. Il “provino” a Parma sembra andare a bene, forse la vita potrà cambiare davvero, basterà portare via la mamma depressa da quel contesto sociale che la logora; ma naturalmente qualcosa di terribile sta per accadere.
Cinepresa digitale mobile, affondi e bozzetti dialettali, tempi volutamente morti, poca musica di corredo, un’aria da “presa diretta” sulla realtà: “Un giorno all’improvviso” si iscrive in un cinema sociale di piglio meridionalista, senza tanti fronzoli, che pesca nel disagio profondo di certe realtà “ai margini”. D’Emilio azzecca il tono quando descrive l’ambiente della squadra, il “cameratismo” degli amici, l’emozione contenuta del viaggio a Parma, anche l’irresolutezza emotiva del giovane protagonista, quel sentirsi sempre in bilico. Poi arriva Foglietta a far le scene madri e tutto un po’ si guasta.

Michele Anselmi

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