“SE SON ROSE…”: IL PANETTONE PRE-NATALIZIO DI PIERACCIONI. LA STORIA RICOPIATA DA “BROKEN FLOWERS” DI JARMUSCH

L’angolo di Michele Anselmi 

Un po’ se lo dice da solo, Leonardo Pieraccioni, in una scena del suo nuovo film. Preparandosi a uscire con una sua ex, sospira: “Se son rose…”; l’anziana meridionale dirimpettaia, che gli vuole bene e ne ha viste tante, replica: “…sfioriranno”. Vale anche per la commedia che esce giovedì 29 novembre, quindi non proprio per Natale, in questa stagione dei ripescaggi cara a Medusa: adesso l’ex “ciclone” toscano; tra qualche settimana la coppia ritrovata Boldi & De Sica con “Amici come prima”.
A Pieraccioni, 53 anni e 12 film da regista sul groppone, l’ultimo dei quali, “Il professor Cenerentolo”, risale al 2015, non si può chiedere più di tanto di cambiare. Nei fatti mette sempre in scena lo stesso personaggio, se stesso, mutando la professione e qualche paesaggio di contorno.
Naturalmente Pieraccioni e il suo sceneggiatore Filippo Bologna negheranno di essersi ispirati a “Broken Flowers” di Jim Jarmusch, dove un malinconico Bill Murray si metteva in viaggio attraverso l’America per rincontrare, con esiti devastanti, cinque “fiamme” di gioventù (c’è un figlio di mezzo che sta per bussare alla porta di casa). Tuttavia “Se son rose…”, in una chiave meno asprigna e profonda, sembra nascere proprio da quel bel film del 2005, sia pure modificato con gli accorgimenti del caso, per far aderire la storiella agli standard del comico toscano.
Leonardo, attore e personaggio portano lo stesso nome, è un giornalista cinquantenne di Prato che anni prima ha ricevuto il “Premio Montanelli” e ora bazzica nel mondo del web, occupandosi di argomenti frivoli, di app bizzarre, in modo da moltiplicare i “views”. Murato vivo davanti al computer, l’uomo è stato mollato anche dall’ultima compagna Fabiola, che però fece in tempo a dargli Yolanda, la quale vorrebbe un padre meno solo e rattrappito. In realtà Leonardo se la spassa con una ragazza, bella, ricca e sciroccata, ribattezzata “48” per via dei pochi neuroni, e non vorrebbe scocciature; ma Yolanda, nottetempo, spedisce alle ex di papà una mail che dice “Sono cambiato: riproviamoci”, e cinque rispondono con un sì.
S’intende che sono cambiate anche le signorine nel corso del tempo, ma sarà meglio fermarsi qui perché, di sorpresa in sorpresa, tutte all’insegna del buffo, allo stordito Leonardo non resterà che meditare sulla sostanza effimera dell’amore, sulla fragilità dei sentimenti, sullo sfiorire della gioventù.
Il cinema di Pieraccioni è quello che è: tanta musica molesta spalmata dappertutto a coprire ogni pertugio di silenzio, fotografia solare e rassicurante, qualche ameno bozzetto in chiave dialettale, una battuta spiritosa nei confronti del Pd. Qui, rispetto al passato, si registrano più allusioni al sesso, a partire da quel monsignore interpretato da Sergio Pierattini che celia: “Tira più un metro di fibra…” (ottica s’intende). Anche se Leonardo, essendo uno che lavora con le parole, detesta locuzioni come “trombamica”, giudicandole volgari.
Dei cinque incontri con le ex io salverei solo quello con la fidanzata più agée, Angelica, ben resa da Michela Andreozzi: perché scritto con cura, attraversato da un palpito di tristezza autentica, con lei affetta da precoce demenza senile e forse un po’ ci marcia, infatti ricorda molti dettagli e teorizza “Per essere fedeli basta dimenticare di aver tradito”. Le altre quattro donne da ritrovare sono incarnate da Caterina Murino, Gabriella Pession, Antonia Truppo e Claudia Pandolfi; mentre Elena Cucci fa “48”, ovvero Ginora, in fondo non così svampita, e Vincenzo Salemme si presta a una comparsata sulla sedia a rotelle nella parte di un rincoglionito.

Michele Anselmi

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