I NUOVI DAVID: LE DUE GIURIE RIVOTANO SU TUTTE LE CATEGORIE. MA DETASSIS PRENDE TEMPO SUI NOMI DEI GIURATI (PRIVACY?)

L’angolo di Michele Anselmi 

Piera Detassis, nella sua qualità di presidente e direttore artistico, presenta i “suoi” nuovi David di Donatello in un’affollata conferenza stampa al cinema “Caravaggio”, dalle parti dei Parioli, al suono di “We Will Rock You” dei Queen. E subito emergono alcune cose: buone, meno buone e “non so”.

Le buone. Viene cancellata in buona misura l’insensata “riforma” che le associazioni degli autori imposero al povero patron Gian Luigi Rondi qualche anno fa. In base alla quale c’erano due giurie: una di serie A, composta da cineasti, sceneggiatori e addetti ai lavori più imbucati vari, e una di serie B, nella quale galleggiavano anche critici e giornalisti sotto le voci Società, Cultura e Spettacolo. Solo che la prima poteva esprimersi, anche nella seconda votazione, la decisiva ai fini della premiazione, su tutte e 23 le categorie; la seconda solo su 9, considerate principali, come se le altre fossero appannaggio solo dei “tecnici”. D’ora in poi non sarà più così. La differenza di trattamento vale solo per la prima votazione, tesa a definire le cinquine; nella cruciale voteranno tutti su tutto. Meno male.

Le meno buone. Restano in vigore le due giurie, anche se la seconda si chiama ora solo “Cultura e Società”, in modo da differenziarla dalla prima, a occhio più titolata, diciamo pure corporativa, ribattezzata “Candidati e Vincitori” (chissà perché tante maiuscole). Se il problema era sfoltire e rinnovare, contando su un voto davvero informato, perché non pensare ad un’unica giuria formata solo da quelli del ramo? Invece una giuria, appunto quella degli addetti ai lavori, è stata azzerata e in buona sostanza subito ripristinata, mentre l’altra ha subito sforbiciate vistose. Risultato? Si passa in generale da 2.148 a 1.559 membri, dei quali – apprendiamo – 11 vengono dal Consiglio Direttivo, 1.165 sono i “Candidati e Vincitori” delle passate edizioni e 383 i componenti della nuova giuria “Cultura e Società” (119 voteranno per la prima volta).

I “non so”. Fai una conferenza stampa per annunciare “i David del cambiamento”, ma poi i nomi delle nuove giurie, più snelle e rinnovate, non vengono detti. Nel senso che bisognerà attendere una settimana o forse più affinché tutto sia consultabile sul sito dei David di Donatello. Perché? “Per una questione di privacy e di assensi ancora non pervenuti” informa Detassis. Ma allora, mi chiedo e ho chiesto, non era meglio aspettare altri dieci giorni o l’anno nuovo e fare una cosa per bene permettendo ai giornalisti di accedere a quella fantomatica lista?

Benedetto dai capi dell’Anica, a partire dal presidente Francesco Rutelli e dai vice Francesca Cima (produttori) e Luigi Lonigro (distributori), l’incontro è filato via liscio, all’insegna dello slogan non proprio originale “Il cinema vota il cinema”. La premiazione in diretta della 64esima edizione è fissata per il 27 marzo sempre su Raiuno, in prima serata, il che significa che Sky s’è definitivamente sganciato dall’evento, dopo le edizioni del 2016 e del 2017.
Naturalmente s’è parlato, anche un po’ impropriamente, di Netflix. “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini potrà partecipare quest’anno alla competizione, essendo uscito in sala e contemporaneamente su Netflix prima del decreto legge governativo, in vigore dal 1° gennaio 2019, che stabilisce nuove “finestre” per i film italiani. Dall’edizione 2020, invece, il requisito minimo richiesto perché un film possa entrare in cinquina è questo: essere stato proiettato in sala almeno tre giorni, non in un weekend festivo, e aver aspettato almeno dieci giorni prima di essere trasmesso su altre piattaforme.
Detassis, sola sul palco, ha naturalmente elogiato “il taglio reale di 707 giurati” e la riqualificazione della giuria, ha promesso un “riequilibrio di genere” nel rapporto tra uomini e donne, s’è felicitata con Ficarra & Picone per aver messo da parte le polemiche del recente passato, ha annunciato un nuovo David, detto “della spettatore”, nei fatti assegnato da Cinetel. È stata anche annunciata la rinnovata giuria per i documentari, formata da sette persone, una delle quali è quella Stefania Ippoliti che dirige la Film Commission toscana, e ci si domanda se non ci sia un conflitto di interessi nel suo caso, visto che potrebbe premiare film che ha contribuito a finanziare con bandi pubblici.
Ma sono inezie nel clima trionfale che si respirava al “Caravaggio”. Rimane il dubbio di sapere chi sarà coinvolto e chi no nella nuova giuria. Si sa già, per esempio, che il regista Luciano Odorisio è stato fatto fuori. Ma il sito del David è in bianco, per la serie: lavori in corso. Sono certo però, tanto per fare quattro esempi tra i tanti possibili, che nella nuova compagine giudicante, frutto di una selezione accurata e sofferta, tale da far perdere il sonno a Detassis, non figureranno più i nomi di Paolo Conticini, di Barbara Palombelli, di Luca Cordero di Montezemolo e di Giovanni Malagò…

Michele Anselmi

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