REDFORD FA IL RAPINATORE CORTESE IN “OLD MAN & THE GUN”. DAVVERO IL SUO ULTIMO FILM DA ATTORE? PERFETTO A NATALE

L’angolo di Michele Anselmi 

Doppiaggio per doppiaggio, bisogna riconoscere che da noi Robert Redford aveva una voce più bella quando “indossava” quella dello scomparso Cesare Barbetti. Ma è vero che sono passati parecchi anni, anche il divo hollywoodiano è invecchiato, nonostante tinture e ritocchini vari (però va sempre a cavallo). Dev’essersene accorto lui stesso: infatti, scoccati gli 82 anni, ha assicurato che “Old Man & the Gun” è il suo ultimo film da attore. In verità pure Clint Eastwood aveva promesso da tempo di chiudere con la recitazione; invece, alla veneranda età di 88 anni, eccolo protagonista del suo “The Mule”.
Tuttavia si capisce perché Redford abbia voluto non solo interpretare ma anche produrre questa malinconica storia ispirata alle gesta del vero rapinatore di banche Forrest Tucker (1920-2004). Vi risuona qualcosa di squisitamente americano: la senilità indomita, il gusto della scommessa, la sfida alle legge, le strade del Texas, un amore senile e inatteso, lo spirito anarcoide e individualista. Dopo l’anteprima alla Festa di Roma, il film esce per Natale, giovedì 20 dicembre, targato Bim.
Nell’incarnare il settantaquattrenne bandito Redford si toglie una decina d’anni, ma si sta al gioco anche se i suoi capelli hanno uno strano colore. Siamo nell’agosto del 1981. Borsalino spiegazzato in testa, baffi posticci e completo elegante, “il rapinatore cortese” sa come convincere cassiere e direttori di banca: li rassicura, sorride, non sfodera la pistola evocata dal titolo, si fa dare i soldi, mai tanti, e toglie il disturbo senza che nessuno si faccia male. Di solito agisce da solo, ma all’occorrenza con la complicità di due vecchi “colleghi”, che sullo schermo hanno la faccia simpatica di Tom Waits e Danny Glover.
Ma l’appetito vien mangiando, anche a quell’età, sicché il terzetto progetta un colpo più ambizioso, dalle parti di Saint Louis, in Missouri; stavolta sono lingotti d’oro. Intanto un quieto sbirro quarantenne, incarnato dal baffuto Casey Affleck, si mette di buzzo buono alla caccia di quello strano malvivente che ha commesso 93 rapine in due anni. Solo che un po’ gli piace, quasi ne soffre ad arrestarlo.
Il regista e sceneggiatore David Lowery, classe 1980, è partito da un articolo di giornale di David Grann per impaginare una ballata picaresca, pure un po’ buffa, che ovviamente contempla una specie di love affair tra l’impenitente rapinatore e un’attempata “ranchera”, s’intende vedova, con le efelidi sempre incantevoli di Sissy Spacek. L’amore sboccerà? Soprattutto: durerà?
Girato alla maniera degli anni Settanta, a partire dalla luce morbida, dai caratteri grafici e dalla grana della pellicola, “Old Man & the Gun” è programmaticamente demodé, per nulla frenetico o sanguinario, fitto di chiacchiere e battute, quasi un omaggio a certi cine-romanzi criminali d’altri tempi, a partire dalla citazione gustosa di “Strada a doppia corsia” di Monte Hellman o dalle finte fotografie “giudiziarie” prese dall’archivio giovanile di Redford. A occhio un personaggio così l’avrebbe potuto interpretare Steve McQueen, se non fosse morto appena cinquantenne, anche un Paul Newman o un Lee Marvin.
Rivisto due mesi dopo, “Old Man & the Gun” continua a piacermi, specie nell’edizione originale in inglese, proprio perché anacronistico e rilassato, ma non fasullo o tristemente crepuscolare. Del resto il vero Forrest Tucker non morì in una sparatoria in Bolivia, come invece il Sundance Kid che Redford, anche lì coi baffi, incarnò nel lontano 1969 girando “Butch Cassidy”.

Michele Anselmi

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