7 uomini a mollo, il riscatto sociale in salsa francese

Bertrand non ha un lavoro da due anni e trascorre le sue giornate come fosse un automa, in bàlia degli eventi, quasi come se tutto gli scorresse accanto lasciandolo indifferente. Un giorno scopre che nella piscina dove va la figlia stanno cercando l’ultimo componente di una squadra di nuoto sincronizzato maschile. Decide di iscriversi, forse nella speranza che questo possa scuotere la sua vita ormai totalmente piatta e senza stimoli. Sin da subito si renderà conto di non essere il solo ad avere dei problemi: ognuno dei compagni, infatti, ha fuori dalla vasca una storia più o meno difficile da raccontare e la piscina è il modo per fuggire dalla realtà, mettersi in gioco e riscattarsi agli occhi dei propri cari. Forti della loro intesa e nella condivisione di una condizione sociale simile, i sette diventeranno sempre più forti e motivati tanto da arrivare fino in Norvegia per partecipare ai campionati di nuoto sincronizzato maschile.
Molti sono gli spunti su cui 7 uomini a mollo induce a riflettere, alcuni positivi e altri meno, in entrambi i casi si tratta di una commedia che, senza troppi formalismi e lontana dai condizionamenti dei canoni estetici attuali, vuole raccontare la potenza della perseveranza e della forza di volontà di un gruppo di uomini non proprio belli e non più tanto giovani, ma ugualmente uniti da un unico obiettivo di rivalsa.
7 uomini a mollo racconta il coraggio di chi, a dispetto delle apparenze, decide di lanciarsi in un’impresa più grande di lui e lo fa con determinazione, senza lasciarsi abbattere e, anzi, lottando contro i pregiudizi. Il film si serve di una chiave ironica per raccontare alcune realtà tanto diverse tra loro, ma tutte verosimili in una società che tende più a togliere che a dare. Al suo terzo film, il regista Gilles Lellouche mette tutto il suo impegno per rendere la sceneggiatura al meglio e coinvolgere il più possibile lo spettatore nelle storie dei protagonisti, anche attraverso l’utilizzo di alcuni pezzi musicali degli anni ‘80. Il soggetto è originale e il risultato è una commedia simpatica, ma divertente solo in parte, leggera ma altrettanto drammatica, godibile ma lungi dall’essere paragonabile al successo di Full Monty come promesso seppure, in entrambi i casi, forte è il messaggio di riscatto sociale. Dal 20 dicembre in sala.

Stefania Scianni

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