SE GUAGLIANONE PROVA A RIFARE DONNER, DANTE E COLUMBUS. CORTELLESI, UNA “BEFANA” TRA CONSUMISMO E MULTITASKING

L’angolo di Michele Anselmi

“La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte /
con le toppe alla sottana: / Viva, viva la Befana!”

Esistono almeno dodici versioni, solo in Italia, di questa celebre filastrocca per bambini, con tutte le variazioni possibili in rima con sottana. Ma è chiaro che allo sceneggiatore-star Nicola Guaglianone, il vero autore del film diretto da Michele Soavi, nelle sale il 27 dicembre con Lucky Red, interessava solo l’incipit, per farne un titolo intonato al clima fanta-giocoso che si respira nella commedia atipica.
Bisogna dire che ogni tanto il cinema italiano prova a imitare Hollywood sul versante del “film per famiglia” con l’aggiunta di effetti speciali. Dopo i due episodi del “Ragazzo invisibile” by Gabriele Salvatores, ecco dunque “La Befana vien di notte”, di cui lo stesso Guaglianone spiega le ambizioni e le origini. Così. “La sfida era far incontrare due mondi e immaginari completamente diversi: il cinema per teen anni Ottanta e la tradizione popolare italiana. E chi meglio della Befana? Se poi ci metti anche 6 ragazzini in bicicletta alle prese con la prima grande avventura della loro vita, il cinecarbone è servito”.
In effetti, un certo cinema per adolescenti è saccheggiato per bene. “I Goonies” di Richard Donner, innanzitutto, ma gli esperti del genere sapranno riconoscere le infinite citazioni che trapungono la storiella e portano a Joe Dante, Chris Columbus, Steven Spielberg, Tim Burton, Mel Stuart, Rob Reiner, forse pure Jean-Pierre Jeunet. Del resto Guaglianone è cinefilo agguerrito, allergico alla chiave realistica del cinema italiano; ha fatto ballare/sognare sotto acido lisergico persino Carlo Verdone in “Benedetta follia”, figurarsi se lo spunto dell’epica megera non gli prendeva un po’ la mano.
Ne esce una Befana che fu strega nel 1481 in quel di Palestrina e oggi abita nella Val di Lana in Alto Adige, tra Bolzano e Merano, facendo di giorno la bella maestra Paola Sostegni e di notte la mitica arpia a cavallo della scopa volante. Trattandosi di Paola Cortellesi, la torsione comica è garantita. Troppo presa dagli impegni in prossimità del 6 gennaio, la Befana deve dividersi tra il fidanzato che la vorrebbe in moglie (ma lei non invecchia) e le letterine dei bambini (sempre più esigenti). Sicché può capitare di commettere un errore. Venticinque anni prima le capitò di deludere un fanciullo e oggi quel ragazzino è diventato un potente e malefico industriale dei giocattoli, tal Mr. Johnny, con la panza, la stazza e il barbone di Stefano Fresi. Il “cattivo” ha un solo obiettivo: rapire l’odiata Befana, il piano va in porto, solo che sei teenager in bicicletta hanno assistito per caso al sequestro. E quindi…
“Nelle favole è bello, nella realtà è un inferno” filosofeggia a un certo punto l’insegnante, stanca di quella doppia vita infinita, pura faticosa da sostenere (sul multitasking Maria Latella è avvisata). Purtroppo il film spreca quasi subito lo spunto, che avrebbe potuto irrobustire il côté “adulto” della vicenda sentimentale, per addentrarsi nell’avventura grottesca tra canzoncine sfottenti, agguati farseschi, cadute di bicicletta sulla neve, prove di coraggio, bullismi vari, buffi scherani dai cappelli deformati.
C’è pure una battuta su Babbo Natale sponsorizzato dalla Coca Cola. In compenso la Befana in questione vive circondata di giocattoli K’Nex, ma non sta qui il problema di un film divagante e poco appassionante, benché naturalmente si alluda al tema della stregoneria, intesa come intolleranza nei confronti dei “diversi” per colore, religione, usanze, costumi.
Il rischio è che “La Befana viene di notte” resti un esperimento né carne né pesce, con Michele Soavi che dirige il traffico delle scope e dei razzi, tra “Harry Potter” e “Spider-Man”, in attesa che le preziose letterine dei bambini siano messe in salvo dall’avidità consumista del diabolico/patetico industriale che sbaglia la consecutio e dice sfondoni.

Michele Anselmi

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