TORNA MARIA STUARDA: GIOVANE, BELLA, SENSUALE (DECAPITATA).  MA FORSE LA VERA PROTAGONISTA È LA RIVALE ELISABETTA

L’angolo di Michele Anselmi

La leggenda vuole che Mary Stuart, per noi italiani Maria Stuarda, abbia offerto il proprio collo alla mannaia del boia vestita di rosso, come i martiri cattolici, pronunciando queste parole in latino: “In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum” (ovvero: “Signore, nelle tue mani affido il mio spirito”). Era l’8 febbraio 1587 e il film “Maria regina di Scozia”, nelle sale con Universal dal giovedì 17 gennaio, parte proprio da lì, un attimo prima della decapitazione voluta dalla cugina protestante e gran rivale Elisabetta d’Inghilterra, per risalire al 19 agosto 1561, quando la giovane Maria, rimasta vedova in Francia, torna nella natia Scozia, sbarcando a Leith per cominciare una nuova vita da regina cattolica.
In tante, al cinema, hanno incarnato la sfortunata sovrana scozzese, bella, alta e fulva, in fondo la donna desiderata e la madre premurosa che Elisabetta non riuscì mai ad essere. Penso a Katharine Hepburn, a Vanessa Redgrave, a Camille Rutherford, solo per dirne tre. Ma bisogna riconoscere che la 24enne Saoirse Ronan non sfigura affatto nel confronto, anzi consegna al personaggio della grande sconfitta un palpito quasi tardo adolescenziale, un mix di forza e ingenuità, anche un tratto tra regale e ribelle che non guasta.
La regista Josie Rourke è inglese doc, forse per questo, benché il suo film sia intitolato a Maria Stuarda, in fondo le interessa più suggerire le angustie della grande deuteragonista, ovvero Elisabetta, interpretata dall’australiana Margot Robbie, che fu la pattinatrice di “Tonya” e qui “indossa” un naso posticcio sotto il parruccone rosso. Le due sovrane si confrontano solo nel sottofinale, e vai a sapere se l’incontro clandestino avvenne davvero: ma sta lì, si direbbe, il senso ultimo del film, in una sorta di imbarazzata resa dei conti al termine della quale la più potente delle due, Elisabetta, deciderà anzitempo il destino della deposta collega di Scozia.
“Come sono crudeli gli uomini” scandisce infatti Elisabetta, che mostra ancora sul volto imbiancato i segni del vaiolo. In effetti nella prospettiva del cine-racconto sono i maschi, che siano cattolici o protestanti, nobili o predicatori, a determinare la conduzione concreta dei due regni, amici e nemici allo stesso tempo. Solo il figlio di Maria Stuarda, salendo al trono nel 1603 dopo la morte di Elisabetta col nome di Giacomo I, poté dirsi sovrano di Scozia e Inghilterra.
Lungo più di due ore, “Maria regina di Scozia” raccoglie un po’ la lezione di “Elizabeth” nel racconto anche brutale delle congiure di corte, dei retroscena sessuali, delle dinamiche politiche e religiose, con un sospetto di “politicamente corretto” nell’uso di attori di colore per ruoli destinati a bianchi anglosassoni.
I personaggi storici, più o meno, ci sono tutti: dal conte Robert Dudley che Elisabetta avrebbe voluto dare in sposo a Maria, al Lord Henry Darnley che invece finì con l’impalmare la regina di Scozia, salvo poi dimostrarsi vacuo, sbevazzone e dissoluto, pure omosessuale; e poi l’infido fratellastro conte di Moray, il fedele conte di Bothwell, il furbo confidente italiano Davide Rizzio…
Ambientato per lo più nello scabro Holyrood Palace, tra luci al lume di candela e riti di corte, più una battaglia all’aperto in risposta a una rivolta anti-papista finanziata dagli inglesi, il film piacerà agli estimatori dei drammoni storici a forti tinte. Certo il caso vuole che “Maria, regina di Scozia” esca una settimana prima di “La Favorita” di Yorgos Lanthimos, che rievoca, sia pure in una chiave più maliziosa, i dolori di un’altra regina britannica, Anna.

Michele Anselmi

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