OH CHI SI RIVEDE? “TI SPIEZZO IN DUE”, OVVERO IVAN DRAGO. IN “CREED II” STALLONE FA UN ROCKY SAGGIO E PATERNO

L’angolo di Michele Anselmi

Non so voi, ma la cosa che mi diverte di più nei film su Rocky è l’allenamento. Si arriva sempre a un momento, nell’incedere della storia, in cui il pugile in cartellone deve ripartire da zero, ripudiando mollezze e agi, per ritrovare quello che un tempo veniva chiamato “lo sguardo della tigre”. In questo caso: copertoni enormi da tirare con catene, corse e flessioni sotto il sole del deserto, botte alle costole, pesi appesi al collo, eccetera. Se poi risuona il celebre leit-motiv musicale di Bill Conti tanto meglio.
Ormai settantaduenne, Sylvester Stallone ha superato i limiti di età per salire sul ring; così, dopo i sei “Rocky” ufficiali, ha inventato nel 2015 un nuovo personaggio nel quale riconoscersi standogli affianco. Si chiama Adonis Creed, è il figlio illegittimo di quello che fu il suo grande nemico e poi solidale amico Apollo Creed: un giovane nero che viene dal basso, come Rocky, che ha trovato in Rocky un allenatore, uno “zio” paterno, un confidente. Essendo andato benissimo “Creed” tre anni fa, ecco il seguito, diretto da un altro regista, Steven Caple Jr, ma scritto, prodotto e interpretato dallo stesso Stallone.
“Creed II” esce giovedì 24 gennaio con Warner Bros e spira un’aria da nuovo ciclo, almeno fino a quando Stallone se la sentirà di interpretare il ruolo dell’ex campione con qualche acciacco di salute, alle prese con un ristorante spesso vuoto, incapace di parlare col figlio che gli ha appena dato un nipotino, sempre intento a chiacchierare con Adriana di fronte alla sua tomba.
La trovata del nuovo episodio consiste nel recuperare il mitico avversario Ivan Drago, quello di “ti spiezzo in due”, e presentarlo come un padre risentito che perse tutto, “Paese, rispetto, moglie”, dopo l’umiliante sconfitta inflittagli da Rocky in Russia. Deciso a vendicarsi, l’omone ha tirato su a Kiev un figlio che è una macchina di morte: Viktor colpisce duro e stende tutti al primo round. Naturale che uno scaltro agente di boxe noti il fenomeno, lo porti in America affinché sfidi il campione del mondo dei pesi massimi, appunto Adonis Creed. E a quel punto saranno guai per il giovane protegé di Rocky. Una prima volta va al tappeto, vivo per miracolo; per la seconda, se ci sarà, si prospetta una sofferta risalita.
Cappelluccio in testa, andamento senile, felpe stropicciate, occhi da cane bastonato e voce arrochita, Stallone si invecchia quel tanto che basta per fare del suo Rocky una sorta di ex guerriero saggio e realista, tutto buoni sentimenti. “Se vuoi infliggere dolore devi anche sopportarlo” raccomanda al suo pupillo dopo averlo scongiurato di non riprovarci col molosso ucraino. Ma si sa come vanno le cose nei film di boxe.
“Creed II” non è brutto, forse solo troppo lungo e un po’ stereotipato nelle evidenti simmetrie drammaturgiche: con Drago che vuole umiliare Rocky attraverso il figlio Viktor, mentre Adonis, a sua volta, vuole vendicare il padre Apollo che fu ucciso sul ring proprio da Drago.
Nella fiera dei ritorni, oltre al roccioso Dolph Lundgren, compare a sorpresa anche Brigitte Nielsen, un po’ tirata nel viso e ripresa con una certa clemenza dal regista; mentre Michael B. Jordan e Tessa Thompson sono naturalmente confermati nel ruoli del dolorante Adonis e della compagna canterina, nonché incinta, Bianca. Un terzo episodio è assicurato se gli incassi sorrideranno.

Michele Anselmi

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