Mia e il Leone Bianco. Il ruggito del vero film per bambini

“Kimba, il leone bianco”. Chi non ricorda il cartone animato, trasmesso in Italia a partire dal 1977, con tanto di motivetto musicale “Kimba, re della foresta. Leone di gran casta regna con giustizia vera”, primo manga giapponese con animali umanizzati? Perché da sempre l’Africa è luogo di ispirazione di cartoni animati e film: come non citare anche “La mia Africa”, “Invictus – L’invicibile” e “La Regina di Africa” che affrontano le grandi tematiche della libertà e dell’amore.
“Mia e il Leone Bianco” è un’altra pellicola, ambientata sempre in Africa, più precisamente nel Sud Africa presso la “Welgedacht Reserve” che, ricorrendo alle maestose e dorate panoramiche, tratta, come il cartone animato Kimba, il tema della libertà e più precisamente della caccia ai leoni attraverso un particolare, ma intenso legame stretto tra Mia, una bambina di undici anni, e Charlie, un leone bianco.
Diretto da Gilles De Maistre con Mélanie Laurent, Langley Kirkwood e Daniah De Villiers, già nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, “Mia e il Leone Bianco” è soprattutto un film per bambini: un adattamento tratto da una storia scritta da Prune de Maistre, che ha tutte le peculiarità per educare, far sognare, incuriosire i più piccoli. Protagonista è, infatti, Mia, una bambina di undici anni, che cresce nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica.
L’estrema semplicità, soprattutto nel montaggio di alcune sequenze, come la sovrapposizione del viso della bambina a quello del leone, tipica di un cartone animato, la rendono una pellicola per le famiglie; come ha giustamente dichiarato il regista: “È un film per famiglie più che un documentario, anche se alla base del racconto c’è un’amicizia reale che ha ispirato il rapporto tra la ragazza e il leone che vediamo nel film. E per descrivere questo rapporto è stato svolto un lavoro completamente nuovo e insolito. Abbiamo incontrato oltre 300 bambini in Sud Africa per trovare il giusto interprete, dissolvendo i confini tra il regno animale e quello umano per creare relazioni autentiche tra i due”.

Alessandra Alfonsi

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