“I VILLEGGIANTI”, IL NUOVO CAPITOLO DELLA SAGA DI FAMIGLIA. VALERIA BRUNI TEDESCHI PER LA SERIE: “CIAO, COME STO?”

L’angolo di Michele Anselmi per Cinemonitor

È prerogativa dei grandi autori rifare un po’ sempre lo stesso film, sia pure con sfumature diverse. A occhio Valeria Bruni Tedeschi non appartiene alla categoria, anche se continua a misurarsi con la regia. Così eccola al suo quarto lungometraggio, passato fuori concorso alla Mostra di Venezia e ora nelle sale italiane col titolo “I villeggianti” (Lucky Red, dal 7 marzo).
Di nuovo impegnata nel ritratto della propria famiglia facoltosa e sfibrata, la brava attrice dichiara subito un certo autobiografismo nel trasformarsi in Anna, la protagonista. In procinto di divorziare dal marito ancora amato mentre c’è da finire la sceneggiatura del nuovo film da dirigere, la quarantenne bella e vulnerabile raggiunge madre, sorella, zia e amici in una sontuosa villa sulla Costa Azzurra, sepolta tra gli alberi e con vista paradisiaca. Lì da vent’anni Anna trascorre la villeggiatura, perlopiù in compagnia delle stesse persone.
Echi di Goldoni e Cechov, soprattutto la pièce teatrale di Gorkij che dà il titolo al film, forse una spruzzata di “La regola del gioco” di Renoir: tutto fa brodo e finisce nella chiacchiera frescona di quei villeggianti sepolti, parola della regista, “in un posto senza tempo e lontano dal resto del mondo”. Meschinità, rivalse, il fantasma del fratello morto che si aggira tra i presenti, le cene dei padroni e della servitù, il concerto con arie del “Flauto magico”, qualcuno che sembra essere affogato, i cinghiali molesti che scorrazzano facendo danni, Rossini per dare una spruzzata di opera buffa, un finale felliniano nella nebbia di un set. Pure una frase di Botho Strauss in esergo; e, immancabile, la cantatina corale stonata al pianoforte con “Ma che freddo fa” di Nada.
“La differenza tra commedia e dramma? Una commedia la interrompi al punto giusto, noi no” sentiamo dire a un certo punto. Battuta rischiosa in una commedia, sia pure asprigna, impietosa e scorticata. Il tutto dura, non si capisce bene perché, quasi due ore. Coinvolti nell’impresa gli amici italiani Riccardo Scamarcio e Valeria Golino, i francesi Pierre Arditi e Noémie Lyovsky, s’intende la madre Marisa Borini e la figlia adottata Oumy Bruni Garrel. Per la serie: “Ciao come sto?”.

Michele Anselmi

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