A Serious man – Recensione








I fratelli Coen ci hanno regalato un altro spaccato del bello, ricco e vario mondo in cui viviamo le cui tradizioni millenarie, da sempre, ci raccontano il nostro quotidiano. In questo caso il loro lungometraggio descrive il mondo di una comunità ebraica degli anni ’60, che abita la città di Minneapolis nel Minnesota.

L’esordio del film, prima dei titoli di testa, è incentrato, proprio per introdurre il tema affrontato così sapientemente dalla pellicola, su di un racconto, in lingua originale con sottotitoli, della comunità Yiddish.

La storia narra di Larry Gopnik (l’attore teatrale Michael Stuhlbarg), un capace insegnate di fisica retto e serio, come si suol dire, un uomo tutto d’un pezzo che, da quando mette un cattivo voto ad uno studente coreano che implorava di chiudere un occhio sulla sua impreparazione offrendogli addirittura del denaro, è costretto ad affrontare una realtà che sembra a lui del tutto estranea.

Tutto il suo mondo, fatto di certezze inconfutabili, crolla con una fragorosa scossa di terremoto che frantuma la sua inappuntabile coscienza e la sua sconsiderata apatia. E in un batter d’occhio si ritrova ad avere a che fare con la moglie che vuole il divorzio e gli presenta l’amante, ma pretende un divorzio rituale per risposarsi nella fede, i figli che lo ignorano completamente mettendo a repentaglio, con il continuo abuso di cannabis e furto di soldi, persino gli insegnamenti impartiti dalle tradizioni della comunità, la carriera appare minata da lettere anonime che si fanno beffe della sua reputazione e il fratello, ormai ospite della famiglia da un tempo che sembra infinito, russa sul divano, gioca d’azzardo e redige un diario sul calcolo delle probabilità. Lui attonito, vaga tra i rabbini della comunità alla ricerca di illuminanti consigli.

Il significato profondo che questo film ci trasmette non deve essere affatto trascurato. Ci parla non solo dell’impermanenza di tutte le cose, ma della mancanza di senso del movimento del mondo che può, inesorabilmente, stravolgere anche i finali che parevano lieti.

Il protagonista attraversa molte alterne vicende, alcune veramente esilaranti, al limite del paradossale. Il bizzarro condito con una buona dose di linguaggio onirico, ottiene dei risultati stupefacenti intervallati da rumori, suoni o musiche, molte volte fortissime, per richiamare bruscamente alla realtà lo spettatore.

La pellicola è stata presentata durante il Festival del Cinema di Roma ed è nelle sale dallo scorso 4 dicembre. I fratelli Coen hanno dichiarato che, nella storia, il loro punto di vista è rappresentato dalla figura del figlio del protagonista. In effetti, è piuttosto interessante accedere a riti e tradizioni religiose della comunità ebraica attraverso la percezione di questo adolescente degli anni ’60, che sembra comportarsi esattamente come gli adolescenti di oggi. Secondo il dire dei registi le loro opere affrontano tradizioni e racconti di vita con una sensibilità artistica tipicamente americana ed in particolare del mid-west connotazione che dona, come sempre, una colorazione tutta particolare ai loro lavori pieni di stravagante cinismo impregnato di umorismo nero.

Livia Serlupi Crescenzi

 

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Date/Time
Date(s) - 16/12/2009
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