Downloading: tutto quello che avreste voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere


Downloading | Numeri e leggi

Chi ha mai sentito parlare della cosiddetta Legge Urbani, la n.128 del 21 maggio 2004 e delle successive modifiche operate con la Legge n. 43 del 31 marzo 2005? Chi ha dato almeno una letta alla legge 633/41? E la direttiva 2007/65CE? Ecco alcuni degli strumenti indispensabili per saperne di più in merito alla dibattuta questione del diritto d’autore e del file-sharing, oltre al controverso decreto Romani, di recepimento della direttiva europea, appena approvato dal Consiglio dei Ministri. Negli ultimi tempi, infatti, si è accesa una fortissima polemica intorno a questi temi. Da una parte il popolo del web che afferma il diritto di fruire della rete e dei suoi contenuti in quanto la rete è, da sempre, spazio aperto a tutti e simbolo di democrazia partecipativa, dove la libera fruizione è condizione essenziale della sua esistenza. Dall’altra il drago alza la testa e rivendica i diritti sul materiale protetto dal diritto d’autore. Come uscirne? Bèh, credo sia veramente difficile trovare una soluzione che possa accontentare tutti. Ma si potrebbe partire dal presupposto che a molti fa paura quello che la rete rappresenta e sta diventando, e oggigiorno spaventa notevolmente i governi di paesi magari oltre il confine della democrazia. Uno spazio assolutamente libero dove l’umanità si propone senza maschere ritrovando spesso il suo orgoglio e la sua dignità attraverso la partecipazione attiva, dove sempre più spesso il virtuale scende a patti con il reale per poi tornare nel web senza soluzione di continuità. Un luogo che può rispecchiare anche il “lato oscuro” dell’essere umano, ma talmente libero che tale oscurità potrebbe auto limitarsi e fattivamente autodenunciarsi facendo prevalere la ragionevolezza, perché il popolo della rete è vastissimo e questo costituisce garanzia di equilibrio e saggezza. In fondo sono miliardi di anni che siamo su questa terra e, nonostante le nostre innumerevoli debolezze, non ci siamo ancora estinti. Le nostre diversità accomunate dal senso di umanità ritrovano nella rete la loro voce e il significato del loro esistere. Si capisce così, ancor meglio, perché ciò spaventa il potere, l’autorità nella sua accezione più volgare. Vi sono paesi, ad esempio, il cui governo ha deciso di oscurare “you tube” e tra questi: Iran, Turchia, Tunisia, Thailandia e Birmania.  

 

Ma passando dalla teoria alla pratica abbiamo analizzato, con l’aiuto di un legale, la legislazione vigente a proposito di questo argomento così complesso.

 

La disciplina della materia della distribuzione di opere coperte dal diritto d’autore anche mediante sistemi di condivisione via internet (il cd. file-sharing ) fino ad oggi era contenuta  nella legge 22 aprile 1941, n. 633 (legge sul diritto d’autore), così come modificata ed integrata  dal D.L. 22 marzo 2004, n.72 (cd. Decreto Urbani) convertito con modifiche dalla L. 21 maggio 2004, n.128 ed ulteriormente  modificata con il D.L. 31 gennaio 2005, n. 7 convertito nella L. 31 marzo 2005 n. 43.  L’art. 171ter della legge sul diritto d’autore, nel testo attualmente vigente a seguito dei citati interventi legislativi, al comma 2  lett. a bis), sanziona con la reclusione da 1 a 4 anni e con la multa da € 2.582,28 a € 15.493,71 chiunque “a fini di lucro” “comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta dal diritto d’autore o parte di essa”. L’inserimento della locuzione “a scopo di lucro” nella definizione della condotta consente di escludere dalla figura di reato delineata dalla norma e dalla conseguente sanzione penale il download per uso personale ed il file-sharing anche mediante peer to peer. Del resto l’interpretazione giurisprudenziale della disciplina avvalora tale esclusione.  La Cassazione (sent. 9 gennaio 2007, n. 149) e vari Tribunali, infatti, hanno avuto modo di affermare che il download senza fine di lucro non è punibile perché non previsto dalla legge come reato, perché con l’espressione “a fini di lucro” si intende un’attività volta a conseguire un guadagno o un incremento patrimoniale apprezzabile e non è equiparabile a un qualsiasi vantaggio né al mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate. Inoltre nei sistemi peer to peer lo scambio di file avviene direttamente tra due utenti e i siti svolgono una funzione di collegamento del tutto generica, provvedendo all’autenticazione ed allo smistamento degli utenti, penalmente irrilevante. D’altronde, ogni iniziativa volta ad ottenere dai provider, ai fini della tutela del diritto di autore violato, i nominativi degli utenti associati agli indirizzi IP che risultano coinvolti in attività di file-sharing senza scopo di lucro è sempre stata respinta dall’autorità giudiziaria in quanto in contrasto con la tutela della privacy degli utenti di internet. Infatti,  il Garante per la privacy in Italia con provvedimento del 28 febbraio 2008 ha evidenziato che in tali casi la rivelazione delle generalità degli utenti violerebbe la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 28 gennaio 2008 in quanto nell’equilibrio tra diversi diritti  quello alla riservatezza ha prevalenza sul diritto d’autore.

Recentemente, infine, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto (cd. Romani) di recepimento della direttiva 2007/65/CE. Il provvedimento approvato dal cdm è fortemente emendato rispetto al testo originariamente proposto che aveva suscitato non pochi allarmi nel popolo del web. Infatti, nella sua iniziale versione, equiparava i siti web e tutti i servizi di trasmissione e pubblicazione di immagini in rete ai canali televisivi assoggettandoli a tutti gli obblighi previsti per questi ultimi non ultima l’autorizzazione preventiva da parte dell’Agcom. Da un primo esame del testo approvato tuttavia sembrerebbe che la paventata equiparazione dei siti web, blog, motori di ricerca, social network, ed altre piattaforme ai canali televisivi sia esclusa. Il decreto, infatti, prevede espressamente che:

“non rientrano nella definizione di servizio di media audiovisivo:  i servizi prestati nell`esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell`ambito di comunità di interesse”. Nonostante i dubbi interpretativi legati alla approssimazione terminologica utilizzata per una materia così complessa e alla semplice elencazione delle esclusioni enumerate nel testo, in considerazione del valore meramente esemplificativo attribuibili all’elenco dei servizi richiamati, sembra si possa affermare che anche i social network e le piattaforme quali youTube  debbano essere considerati non rientranti nella nozione di servizio di media audio-visivo. Per quanto concerne la questione della tutela del diritto d’autore la norma non sembra innovare o incidere nel quadro normativo esistente limitandosi ad un richiamo delle disposizioni già in vigore demandando all’autorità garante l’emanazione di disposizioni regolamentari volte a garantire l’effettiva tutela del diritto d’autore. È evidente tuttavia che tra i poteri dell’Autorità non possono rientrare né quelli di introduzione di norme penali né quelli di modifica delle attuali norme legislative che salvaguardano il diritto alla riservatezza.

 

Livia Serlupi Crescenzi

 


 

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Date(s) - 06/03/2010
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