Entriamo nel digitale?…


 

Se Avatar sembra aver aperto, a caro prezzo, il mondo delle “meraviglie” (?) visive – suscitando entusiasmi forse eccessivi ed alcune critiche rapidamente rintuzzate senza un’adeguata riflessione – ci sono a mio avviso altre prospettive.
Per quanti pensino che la narrazione fatta con le immagini – fisse o in movimento che siano – sia legata a vecchi schemi o necessariamente afflitta dalla ripetizione a volte scadente di cose già viste – forse possono ancora essere moderatamente fiduciosi, mantenendo attiva la curiosità e pretendendo dal proprio cervello un po’ di attività autonoma.
Pensavo queste piccole stupidaggini nel visitare “DigitaLife eⁿ power your senses” – mostra di arte contemporanea – alla Pelanda, nuovo spazio recuperato all’uso recentemente, all’interno dell’ex Mattatoio di Roma a Testaccio, in una produzione Romaeuropa e MACRO Future dal 3 marzo al 2 maggio 2010 curata da Richard Castelli.
 
L’esposizione, completamente dedicata al digitale, o meglio al “vivere” nel digitale come futuro presente, interpreti e non più solo spettatori delle video-istallazioni, come dai Settanta in poi, entrate ormai nel passato delle rappresentazioni visive nell’arte.
Ho pensato subito, come curioso sperimentatore – anche solo mentale – di ogni possibilità narrativa legata all’immagine, DigitaLife fosse qualcosa da segnalare ai frequentatori di Cinemonitor.
L’astrazione credo sia un momento fondamentale nell’azione creativa, la situazione e l’insieme delle opere penso possano considerarsi starter di questo processo.
 
 
L’attivazione di tutti i sensi dato dall’immersione 3D a 360° con la visione frammentata di 500 film che narrano una metamorfosi, un “liquido amniotico” in cui viviamo il mutare. Agli elementi naturali fondamentali della vita: acqua, luce, suono, nebbie; architetture imprevedibili; l’affiorare di un ricordo – evanescente e nitido ad un tempo – racconti dei nostri giorni di cui si può vivere, entrando nella dinamica binaria, un aspetto meno raggelante.
Ad ognuno, ovviamente, le proprie valutazioni.
Piacevole è stato certamente scambiare qualche parola con gli autori: Sakamoto, Takatani, Shaw, Langheinrich, Bruyère, Redl, Mcintosh, Madan, Hynninen, Maire, Martux_M, Partos, disponibili e poco “star” nel raccontare le sensazioni e le emozioni che hanno cercato di far vivere nelle loro opere.
Ecco, un approccio al digitale, ai mondi virtuali, senza eroi invincibili da video game, un modo diverso di guardare una umanissima realtà. Entrare nella materia, in quei milioni di pixel che appartengono ormai alle nostra vita quotidiana, trasformandoli in reali emozioni, stati d’animo, percezioni sensoriali allontanando il timore dei replicanti alla Blade Runner.
O forse già lo siamo?
c.c. Roma, 3 marzo ’10.
 
 
 
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Date/Time
Date(s) - 03/03/2010 - 02/05/2010
All Day

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