Festival di Pesaro, un luogo dello spirito


L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Riformista

Più che snello è diventato smilzo: basta che non dimagrisca ancora. Trattasi del festival di Pesaro, per l’esattezza Mostra del nuovo cinema, che tra pochi giorni (19-27 giugno) apre i battenti della 47ª edizione. D’accordo, il peggio è passato da quando Galan ha sostituto Bondi al ministero dei Beni culturali, favorito dal reintegro del Fus e dal rifinanziamento del tax-credit. Tuttavia c’è poco da scialare, anzi, molto da risparmiare. Nonostante la gloriosa carriera, la Mostra pesarese quest’anno potrà contare su 500 mila euro in tutto, suppergiù la ventesima parte del Festival di Roma, per quasi metà coperti dagli enti locali marchigiani (Comune, Regione e Provincia); l’altra metà, circa 240 mila euro, dovrebbe sborsarla il Mibac, ma non si sa come e quando essendo scadute le commissioni, sicché il direttore Giovanni Spagnoletti, come tanti  colleghi alle prese con il blocco dei fondi, s’è dovuto rivolgere alle banche, chiedendo in anticipo quanto promesso dal ministero.

Vero è, però, che nessuno a Pesaro si atteggia a vittima. Anzi, spirava un’aria rilassata ieri alla Casa del Cinema, dove Spagnoletti, insieme a Bruno Torri e Adriano Aprà, l’uno presidente del Comitato scientifico, l’altro curatore degli eventi speciali, hanno presentato il menù della nuova edizione. Poi, certo, nell’era del glamour e dei tappeti rossi, delle polemiche a mezzo stampa e dei direttori-star, Pesaro rischia di apparire un festival leggermente all’antica, rigoroso e pignolo. E forse non è un male. Si sa che il nuovo cinema d’autore, «quello orientato al presente con tecniche di racconto innovative» (Spagnoletti dixit), non trova facile ascolto sui giornali o in tv; nondimeno le proiezioni serali in piazza fanno quasi sempre il tutto esaurito, a testimonianza di una curiosità diffusa, popolare, verso il buon cinema.

Cosa bolla in pentola quest’anno? L’anteprima italiana di “También la lluvia”, il film con Gael García Bernal che ricostruisce la guerra per l’acqua nella Bolivia del 2000. Ma soprattutto la retrospettiva completa, organizzata dal festival insieme a Cinecittà Luce e Cineteca nazionale, dei film di Bernardo Bertolucci. Appena premiato a Cannes con una Palma d’onore e impegnato nella pre-produzione di un intimista film in 3D tratto da “Io e te” di Niccolò Ammaniti, il settantenne cineasta sarà a Pesaro il 26 e il 27, e l’incontro col pubblico diventerà un documentario firmato da Luca Guadagnino. Ventidue i titoli bertolucciani che saranno riproposti, in dialettico rapporto col volume “Bernardo Bertolucci. Il cinema e i film” (Marsilio) curato per l’occasione da Aprà.

Purtroppo non si vedrà neanche un film italiano tra i sette del concorso, dove spiccano titoli che arrivano dalla Corea del Sud e dalla Thailandia. La verità? In attesa di sapere se ci sarà un posticino a Locarno o a Venezia, i nostri produttori esitano a proporre i loro film a Pesaro: un’autoesclusione che Spagnoletti, senza spirito di rivalsa, in ossequio alla vocazione internazionale della rassegna, ha trasformato in tratto distintivo, scelta estetica, gusto della scommessa. Sono italiani, in compenso, i tre giurati chiamati a comporre il palmarès, cioè l’attrice Isabella Ragonese, la cineasta Marina Spada e il critico Fabio Ferzetti. A Cannes e a Venezia non capita da anni che uno scriba sieda in giuria, la categoria è ritenuta rompiscatole: a Pesaro, invece, sì. E vengono dall’Italia, in buona misura, anche i due protagonisti di altrettanti eventi speciali: il collettivo di cineasti che si nasconde dietro la sigla Flatform e il video-artista Cosimo Terlizzi.

«Pesaro è un luogo dello spirito» disse una volta Pasolini. Spirito significa anche conoscenza di mondi lontani, poco frequentati. Così, per il secondo anno consecutivo, si parlerà di cinema russo, stavolta alla voce documentari (sociali, poetici, biografici). «Lo so, detta così sembra una cosa fantozziana al massimo. Invece no, vi invito a vederli, ci saranno molte sorprese» promette il direttore. E fa l’esempio di “Bitch Academy”, 31 minuti di Alina Rudnickaja nei quali si racconta, tra grottesco e verità, di una scuola dove si insegna a diventare escort. Avrebbe fatto comodo alla Paola Cortellesi di “Nessuno mi può giudicare”.

Michele Anselmi

Mappa non disponibile

Date/Time
Date(s) - 19/06/2011 - 27/06/2011
All Day

Location

Category(ies) No Categorie

Lascia un commento