Filmmaker Festival 2013


È all’insegna della ricerca l’edizione 2013 di Filmmaker Festival. Ricerca nelle forme, nei modi produttivi, nei dispositivi di riproduzione: in anni di grande mutamento non solo tecnologico un festival come il nostro ha il dovere di rischiare e di puntare su autori e film capaci di raccontare il presente e ipotizzare il futuro. E, anche, con il convinto sostegno del Comune di Milano, di uscire dai territori consueti e proporre qualcosa di decisamente inedito.
L’apertura di Filmmaker Festival è affidata ad Alberi, una cineinstallazione di Michelangelo Frammartino che ambienta al Cinema Manzoni, riaperto solo per l’occasione, un’affascinante riflessione sullo stato dell’immagine e sulla pratica della visione. Il romito, al centro di un antichissimo culto arboreo, è protagonista di un breve arco narrativo che, ripetuto in loop per l’intera giornata, mette in discussione il tradizionale ruolo del fruitore e la sua posizione.
Il Concorso propone le migliori realizzazioni internazionali del cinema del reale, scelte tra quelle più personali e innovative, mentre lungo il confine tra l’arte e il cinema corre una parte della programmazione, dall’omaggio dedicato a Helga Fanderl fino alla rinnovata sezione Fuori Formato. L’interesse per il lavoro dei giovani, da sempre asse portante del progetto culturale dell’associazione, trova quest’anno un momento di sintesi nella presentazione dei lavori e dei work in progress sviluppati e all’interno del laboratorio Nutrimenti Terrestri Nutrimenti Celesti, progetto realizzato con il supporto della Fondazione Cariplo.
Infine, la retrospettiva che Filmmaker dedica a un grande maestro del cinema del reale. Ross McElwee, americano della North Carolina, è autore di film divertenti e profondi, capaci di raccontare il mondo a partire dall’intimità della coppia e della famiglia. Il suo lavoro ha rivoluzionato l’idea stessa di documentario: ci auguriamo che la sua presenza a Milano possa seminare idee e desideri nuovi di vedere e fare cinema.

ALBERI
È la reinvenzione di un antico culto arboreo il cuore di Alberi, cineinstallazione di Michelangelo Frammartino proposta in prima italiana dopo la presentazione newyorkese al Moma PS 1. L’autore di Le quattro volte mette al centro della scena i romiti, mitici uomini selvatici completamente ricoperti d’edera e di fronde e li segue dalla loro comparsa nel fitto del bosco fino al loro arrivo in paese. Viaggio tra passato e presente, tra realtà e rappresentazione, tra visibile e invisibile Alberi è un lavoro che riflette sulla natura delle immagini e che interroga lo spettatore sulla pratica della visione.
L’installazione è collocata nel Cinema Manzoni, che con la Galleria è oggi al centro di un importante progetto di riqualificazione e rilancio che ne manterrà la storica anima culturale. L’immobile è gestito da Prelios SGR, che ringraziamo per la gentile ospitalità.

CONCORSO
La selezione del Concorso di quest’anno è la testimonianza della varietà di strade possibili che gli autori di non-fiction stanno esplorando, con estrema indipendenza e con il coraggio di chi vuole dare una nuova forma al cinema.
Non si può che iniziare da due opere distanti, ma unite nel rigore e nella forza espressiva che le contraddistingue. Da una parte Feng Ai (Follia e amore) di Wang Bing, lungo documentario che ci conduce all’interno di una clinica psichiatrica cinese, trasformata in un girone infernale di privazione e sofferenza in cui l’umanità riesce miracolosamente a resistere in un insperato gesto di tenerezza. Dall’altra Pays barbare di Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, una coppia di grandi cineasti che ha illuminato di nuovo senso i documenti visivi del passato: questa volta, partendo dalle sconvolgenti immagini della deposizione di Mussolini in Piazzale Loreto, scandaglia i filmati d’archivio delle colonie italiane per riflettere sul fascismo quotidiano delle nostre esistenze.
Uno sguardo strabico sull’Italia segna questa edizione: il francese Vincent Dieutre gira a Palermo Roland blessé, un film saggio sulla confusa situazione presente, tra le memorie epiche dei pupi e i tentativi di nuove rivoluzioni, accompagnate dalle parole puntuali del grande teorico Georges Didi-Huberman. Roberto Minervini, giovane autore italiano che sta compiendo un interessante percorso nel cinema indipendente americano, con Stop the Pounding Heart segue una piccola comunità evangelica texana, raccontata – fuori da ogni pregiudizio – attraverso lo sguardo sfuggente e passionario della protagonista adolescente.
L’utopia della comunità è indagata dall’atteso A Spell to Ward Off the Darkness, che unisce lo sguardo avvolgente di Ben Russell all’immersione dell’uomo nel paesaggio di Ben Rivers, per raggiungere momenti di rara potenza visiva. Nella scia di un cinema che sta rinnovando profondamente il documentario antropologico, si situa l’ultima opera prodotta dal Sensory Ethnography Lab di Harvard, Yumen di JP Sniadecki, ambientato in un paese fantasma che porta le tracce della Cina operaia, trasformato nel luogo di performance delle giovani generazioni. Rielaborazione, fantasiosa e barocca, del passato è Elektro Moscow, di Dominik Spritzendorfer e Elena Tikhonova, che elabora una storia parallela dell’URSS filtrata attraverso la scena underground della musica elettronica, quando strumenti e sintetizzatori servivano a sfuggire le rigide imposizioni del regime. Essenziale e misurato è invece Skurstenis della regista lettone Laila Pakalnina, che – in un film ad altezza di bambina – mette in scena la gioiosa vitalità dell’infanzia nell’orizzonte desolante della periferia post-industriale. E infine un’opera unica, quanto solo i film in prima persona possono essere: E agora? Lembra-me di Joachim Pinto è il diario di un anno di malattia del cineasta. Ma è soprattutto un inno alla vita, straordinario e pieno di speranza, che rintraccia il valore profondo dell’immagine in un antico manoscritto, eco lontano di una creazione costantemente rinnovata.
Quest’anno abbiamo riservato uno spazio speciale, quello del Fuori Concorso, a due autori (Claire Simon con Gare du Nord e Alberto Fasulo con TIR, film vincitore del Festival internazionale del cinema di Roma) che mettono alla prova il reale con gli strumenti della finzione, traendone film audaci e sorprendenti: opere che parlano dell’Europa contemporanea e dei suoi confini, ma anche trasfigurazioni simboliche della transitorietà delle esistenze umane.

NUTRIMENTI TERRESTRI, NUTRIMENTI CELESTI
Inziato a giugno 2012, il laboratorio di sviluppo “Nutrimenti terrestri, nutrimenti celesti”, sostenuto da Fondazione Cariplo, presenta quest’anno la rosa dei progetti vincitori tra la cinquantina di partecipanti. Tre film realizzati e sei work in progress, per nove giovani registi che hanno avuto l’occasione di portare a compimento il loro lavoro o di avviare un processo importante per la produzione del film.
Il film d’animazione dell’artista visiva Rita Casdia (Stangliro) mette in scena il rapporto tra corpo individuale e collettivo, la pellicola di Lorenzo Apolli (Ragazzo) riscopre l’archivio fotografico di un medico militare aprendolo a una dimensione universale, il documentario di Alessandra Locatelli (Nello) è un ritratto partecipe di un uomo solitario e innocente.
Romy Arden Lanel, Mattia Colombo, Irene Dionisio, Davide Maldi, Giuliano Ricci, Valentina Sutti avranno l’occasione di presentare i loro film work in progress di fronte a un pubblico di professionisti del settore. Lunedì 4 dicembre, al Cinema Palestrina, sarà assegnato da Laura Asnaghi il Premio Passion – Silvano Cavatorta, per lo sviluppo del progetto Frastuono di Davide Maldi, racconto di formazione su tre adolescenti di Pistoia nello scenario della musica indie.

FUORI FORMATO
Oltre a omaggiare importanti figure come Helga Fanderl (grazie alla collaborazione di Goethe – Institut Mailand) e Paolo Gioli, la sezione Fuori Formato di quest’anno raccoglie alcuni titoli significativi del cinema di ricerca contemporaneo.
Il programma intitolato “Montaggio e redenzione” accosta due film sospesi su una soglia tra confessione privata e riflessione pubblica: Redemption di Gomes e Buffalo Death Mask di Hoolboom sono due straordinari lavori di rimemorazione attraverso immagini (ri)trovate, il cui carattere frammentario ed enigmatico entra in tensione con le parole che le accompagnano. Finzione, diaristica e found footage si mescolano mirabilmente in questi film, assai diversi tra loro ma uniti dalla fiducia che il presente possa ritrovarsi restituendo alle immagini del passato una possibilità di esistenza.
“Etnografia sperimentale” esplora una zona di confine tra osservazione antropologica e sperimentazione cinematografica. Le problematiche di posizionamento e soggetività dell’osservante trovano qui una peculiare forma visiva, sia essa la sospensione beckettiana con cui Ben Russell affronta le attese messianiche dei culti del cargo melanesiani in Let Us Persevere in What We Have Resolved Before We Forget o l’immersione nell’estasi collettiva che i registi di Naptwe, le festin des esprits registrano durante una festività birmana.
In “Sguardi al lavoro” abbiamo infine a che fare con percezioni che coincidono con la performance di una macchina: la tecnica del time-lapse che in Unsupported Transit di Formwalt mostra la crescita “miracolosa” di un colossale edificio cinese o gli sguardi dei droni che rovistano tra le macerie di Fukushima, montati da Rouy in Machine to Machine, fanno emergere un punto di vista non antropomorfo, la cui astrazione induce a riflettere sull’umano che si è eclissato, al di qua e al di là dell’obiettivo.
A questi programmi di corti si aggiungono un’opera prima curiosa e affascinante come O Quinto Evanxeo de Gaspar Hauser di Alberto Gracia, vincitore del premio FIPRESCI all’ultimo Festival di Rotterdam, i due omaggi già citati e la coppia di film scelti per l’occasione dal curatore Vassily Bourikas, Sto liko e Aluminium of Greece, incursione tra passato e presente in una cinematografia di ricerca tanto vicina quanto poco nota come quella greca.

PROSPETTIVE
La nuova sezione del festival è composta da otto opere firmate da promettenti cineasti italiani, in alcuni casi esordienti, in altri attivi già da qualche anno, ma tutti portatori di un’idea di cinema fertile e coraggiosa, pronta a mettersi alla prova del passare del tempo. Le prospettive – da intendersi come “nuove” – sono infatti quelle tracciate dai percorsi insoliti e originali dei loro film, ma anche quelle inscritte nel desiderio di produrre materia filmata in grado di resistere alle mutazioni dell’arte cinematografica, per crescere e modificarsi con essa.
All’interno del nuovo reparto trovano spazio autori che Filmmaker ha già incontrato, come Ilaria Pezone, Filippo Ticozzi, Giuliano Ricci (con i loro film in anteprima), Francesca Cogni, Lorenzo Casali e Micol Roubini. Ma anche esordienti come Lisa Valcarenghi e Enrico Casagrande. E registi più affermati come Silvia Staderoli, che in Il muro e la bambina rilegge la relazione con la città d’origine, La Spezia, recuperando un dialogo interrotto con il padre schizofrenico.

EVENTI SPECIALI
Filmmaker ha sempre sostenuto il cinema indipendente milanese e gli “eventi speciali” di quest’anno sono legati alla rapporto con la città. Da una parte il sostegno alla distribuzione per un grande film di una coppia di documentaristi che vivono a Milano: Martina Parenti e Massimo D’Anolfi presenteranno Materia oscura, perlustrazione visiva all’interno del Poligono militare sperimentale di Salto di Quirra in Sardegna, che starà in programmazione da lunedì 2, con presentazione dei registi, a domenica 8 dicembre al cinema Palestrina.
Allo Spazio Oberdan verrà ricordato Paolo Rosa, con la proiezione del suo ultimo film Il Mnenomista e di Mnemo, diario di lavorazione girato da Giuseppe Baresi. Alla proiezione interverranno tutti coloro che lavorarono al film. Nella stessa giornata sarà presentato il film di Daniele Maggioni, Absolute Beginner, ricordo di Silvano Cavatorta, degli anni Settanta a Milano, tra militantismo e nuove prospettive cinematografiche.
Nella serata conclusiva sarà presentato I corpi estranei di Mirko Locatelli, con Filippo Timi, secondo film di finzione del regista milanese che è stato presentato al Festival internazionale di cinema di Roma.
Infine sarà presentato un omaggio a Giuseppe Morandi, che ha documentato le trasformazioni della campagna della bassa padana dagli anni Cinquanta sino a oggi.

RETROSPETTIVA
«Posso vivere mentre sto filmando?» Da questa domanda semplice quanto radicale nasce il cinema di Ross McElwee che ha trasformato la sua vita quotidiana in una storia emotiva degli ultimi quarant’anni della società americana. Con un piglio ironico che ha spinto in tanti a considerarlo “il Woody Allen del cinema documentario” e grazie a una struttura libera e ricorsiva che lo avvicina a “un Proust con la macchina da presa”, McElwee rompe le barriere tra home movies e documentario creando diari visivi delicati e intensi, carichi di riflessioni metacinematografiche e ontologiche.
Ross McElwee (Charlotte, North Carolina, 1947) è autore di una decina di documentari, perlopiù dedicati alla sua famiglia. Alcuni, come Sherman’s March (1986) e Bright Leaves (2003), sono diventati dei veri e propri istant classic e il cineasta è ormai ospite fisso della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove ha presentato Photographic Memory (2011). La grandezza di McElwee risiede nella capacità di valorizzare il proprio personale punto di vista sulla realtà, partendo dal microcosmo familiare per aprire la propria riflessione all’universalità di interrogativi e sentimenti umani. In Time Indefinite (1997) i suoi primi anni di matrimonio e l’improvvisa scomparsa del padre diventano l’occasione per indagare la persistenza della vita e la consistenza dell’immagine; in Bright Leaves (2003) un’indagine sull’albero genealogico di famiglia si interseca con la realizzazione di un film hollywoodiano degli anni ’50, per sfociare in una riflessione sull’industria e la cultura del tabacco.
I film di Ross McElwee hanno partecipato ai festival di Cannes, Berlino, Venezia, Vienna, Rotterdam, Cinéma du Réel di Parigi, Festival dei Popoli di Firenze, Festival del Nuovo Cinema di Pesaro e Filmmaker Festival di Milano. Retrospettive del suo cinema hanno avuto luogo presso il Museum of Modern Art, l’Art Institute di Chicago, il Museum of the Moving Image di New York e gli Stati generali del cinema documentario a Lussas, Francia. Ross McElwee è docente di cinema all’Università di Harvard, dove dal 1986 è professore presso il Dipartimento di Studi visivi e ambientali.
Filmmaker proietterà l’intera opera di McElwee e ospiterà un laboratorio tenuto dal cineasta, che sarà in Italia dal 30 novembre al 6 dicembre. Un volume con intervista e contributi critici originali sarà edito da AgenziaX.
La retrospettiva porta per la prima volta in Italia l’opera di un interprete del presente, che sarebbe auspicabile far circuitare, come è già avvenuto per diverse retrospettive di Filmmaker, nei luoghi più rappresentativi per la diffusione del cinema d’autore, come la Cineteca di Bologna, la Cineteca Nazionale di Roma, la Fondazione Alaska a Bergamo.

WORKSHOP – MILANO FILM NETWORK in collaborazione con FILMMAKER
Durante il festival, grazie alla collaborazione con il Milano Film Network, si terrà il laboratorio “Forme di scrittura del reale: McElwee, Morandi e Simon” (dall’1 al 6 dicembre), in sostegno con IULM: tre masterclass per approfondire autori che hanno elaborato nuove forme del documentario.
Ross McElwee ripercorrerà una carriera quarantennale segnata dalla rottura nei confronti del cinema diretto verso l’elaborazione di un cinema in prima persona.
Claire Simon porterà a Milano il suo ultimo lavoro: una perlustrazione di un luogo simbolo della città, Gare du Nord di Parigi, raccontata attraverso un film di finzione, un documentario e un portale multimediale.
Giuseppe Morandi, fotografo e cineasta, esplorerà la trasformazione della campagna lombarda dagli anni Cinquanta a oggi.

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Date/Time
Date(s) - 29/11/2013 - 08/12/2013
All Day

Location
Spazio Oberdan

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