Good Morning Aman di Claudio Noce








Uscirà, domani, 13 novembre, in 30 copie, distribuito da Cinecittà Luce, questa opera d’esordio di Claudio Noce che si è già distinto per l`espressività e sensibilità nei suoi precedenti, importanti cortometraggi. La sua ricerca sull’integrazione di immigrati di seconda generazione in Italia lo ha condotto a realizzare, prima di questo film per le sale cinematografiche, anche documentari presentati fuori concorso al Festival di Torino e poi il pluripremiato e candidato al David di Donatello, Adil e Yusuf. La conoscenza del tema, da parte del regista, è profonda, egli non poteva quindi che buttarsi in questo bellissimo lavoro dove i movimenti della macchina da presa, l’uso delle ottiche e l’approccio fotografico riescono a raccontare nel particolare la solitudine, il dolore, la speranza, la rivincita, l’espiazione e ogni più piccolo dettaglio vitale dei singoli personaggi lasciando da parte, in qualche modo, il linguaggio documentaristico. La steadicam riesce a offrire immagini di grande potenza visiva come nella scena dei due protagonisti che parlano seduti davanti al fiume o quando il giovane co-protagonista corre nei corridoi dell’ospedale, ripresa che celebra la forza emozionale del grande Kubrick.

Il film, riconosciuto di interesse culturale nazionale dal Ministero per i beni e le attività culturali, vede coinvolto l’attore Valerio Mastandrea, con il suo talento artistico, non solo come protagonista, ma anche come co-produttore.

La storia narra di Aman (Said Sabrie), un ragazzo italiano di origine somala, che dall’alto dei suoi vent’anni vive in maniera assoluta la questione dell’immigrazione in Italia, raccontando se stesso nella giungla di una Roma distratta. E’ l’Esquilino il quartiere scelto dal regista per ambientare il racconto, quartiere di immigrazione per eccellenza. Aman è un ragazzo normale, ma arrabbiato perché ha delle potenzialità, può vendere macchine invece di lavarle soltanto, ma il colore della sua pelle impedisce a qualsiasi sua qualità di venir fuori, soffocata da una società incapace di accettare il diverso, troppo avvezza a cercare stereotipi facili da gestire, difficili da sradicare, specialmente se il degrado culturale e sociale diventa “modus vivendi” senza speranza di riscatto. La retorica è dietro l’angolo, ma la narrazione si dipana tra personaggi che si dichiarano diversi, ma, in realtà, sono uguali nella loro umanità e questo dona al racconto la soluzione per entrare in un solido realismo.

Aman e il suo amico Said (Amin Nour) hanno un luogo in cui rifugiarsi per dare spazio ai loro sogni. Le terrazze del quartiere Esquilino. In questi luoghi dove si domina dall’alto la città, Said parla dei suoi progetti di lasciare l’Italia, di lavorare in Inghilterra, di abbandonare Aman. E infatti, Aman si ritroverà solo, solo fra la gente, solo sui tetti di Roma. Solo fino a quando incontra Teodoro (Valerio Mastandrea), un ex pugile anche lui in fuga dai suoi incubi, che designa gli stessi luoghi come spazio opportuno, invece, per espiare le sue colpe. E’ un romanzo di formazione quindi, l’amicizia che nasce tra i due è fatta di molti silenzi che raccontano percorsi di vita. Aman guida Teodoro nel ripercorrere il suo passato uscendo finalmente dalla sua casa prigione per affrontare tutti i suoi dolori e rimpianti. Egli diventa indispensabile per Teodoro nel suo viaggio dell’espiazione e lo proteggerà dai suoi eccessi mentre Teodoro saprà insegnargli a diventare un uomo. Due esseri umani alla ricerca della loro identità che si confrontano sulle scelte per liberarsi dalle catene imposte dalle convenzioni.

Un’opera ad uso e consumo del pubblico nel vero senso della parola perché approfondisce, nei nostri occhi, tematiche che non tocchiamo mai veramente con mano, che non conosciamo fino in fondo. Un film che racconta una realtà che il nostro paese affronta da un tempo relativamente breve, e che ha difficoltà a gestire socialmente e politicamente. Good Morning Aman – dice il regista – è «uno sguardo sull’irreversibile processo multiculturale che sta cambiando la nostra società. Aman è un guerriero che impugna una lancia affilata per trafiggere l’indifferenza. Si arma per scrollarsi di dosso le sue paure, le sue delusioni, le sue speranze. Il suo è un grido di aiuto che fa ad ogni singolo spettatore e per questo ogni singolo spettatore amerà Aman»

Valerio Mastandrea, l’attore che ultimamente riconosciamo in molti personaggi aggrediti dall’inquietudine, ha scelto, fino ad oggi, parti dove la rabbia diventa molla indispensabile per il riscatto, ma ha promesso che presto si misurerà con ruoli più leggeri.

 

Livia Serlupi Crescenzi

 

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Date(s) - 12/11/2009
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