I COLORI DELL’IRAN CONTEMPORANEO


Dal 31 maggio al 30 giugno 2016 presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta I COLORI DELL’IRAN CONTEMPORANEO, una rassegna che comprende oltre trenta titoli di cinema iraniano fra classici, inediti e cortometraggi che spaziano dalla Nouvelle Vague al cinema di animazione, con due eventi speciali per inaugurare il MIC ROOFTOP, la nuova terrazza del museo.

Davvero da non perdere i due appuntamenti speciali nel MIC ROOFTOP: domenica 19 giugno h 21 concerto di musiche mediorientali e domenica 26 giugno h 20.30 proiezione all’aperto con i cortometraggi di Abbas Kiarostami (Il coro + La ricreazione + Il pane e il vicolo + Due soluzioni per un problema). In rassegna anche alcuni dei più significativi lungometraggi di Kiarostami, come Sotto gli ulivi, ambientato su un set di un film dove si intrecciano vicende vere e di finzione, Il sapore della ciliegia, uno dei suoi film più essenziali, asciutti e rigorosi, Il vento ci porterà via dove la storia di un ingegnere che deve girare un documentario sui riti funebri che si tengono in un villaggio del Kurdistan iraniano diventa l’occasione per approfondire segni antropologici e psicologici e altri due titoli, Dieci e Qualcuno da amare.

Grande protagonista della rassegna Jafar Panahi, uno dei registi simbolo della Nouvelle Vague iraniana, coraggioso ambasciatore della libertà d’espressione e esempio vivente della forza sociale della Settima Arte. In programma alcuni dei suoi film più significativi, primo fra tutti Il palloncino bianco (1995), film con cui Panahi esordisce alla regia e ottiene la Camera d’or al Festival di Cannes per la migliore opera prima. Sin dal primo film il regista dimostra di essere capace di raccontare storie di gente semplice come quella di Teheran, giocando pirandellianamente sul labile confine tra realtà e finzione. Esempio di questa tendenza sono film come Lo specchio (1997), in cui la piccola protagonista del film a un certo punto si stanca delle riprese e comincia a vagare per la città, e Oro rosso (2003) dove la parte principale, quella di un uomo disperato che ricorre alla violenza nel tentativo di migliorare la propria condizione, è interpretata da uno schizofrenico. Panahi ottiene visibilità internazionale nel 2000, quando con Il cerchio conquista il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Estremamente critico nei confronti del regime teocratico del proprio Paese, ne ridicolizza spesso i paradossi e gli assurdi divieti, come nel kafkiano Offside (2006), storia di un gruppo di giovani donne confinate in una sezione dello stadio perché in Iran è vietato alle donne di assistere a partite di calcio. La parabola artistica di Panahi sembra giungere ad una brusca frenata nel 2010, quando il regista è arrestato con l’accusa di voler girare un film denigratorio nei confronti dell’appena rieletto presidente Mahmoud Ahmadinejad. Uscito dal carcere in seguito ad una sollevazione popolare da parte dei maggiori esponenti del mondo del cinema, viene messo ai domiciliari e gli è comunque interdetta la realizzazione di film per vent’anni, pena la reclusione. Ma la sete di cinema di Panahi lo porta ad eludere tali divieti, e a realizzare film in piena clandestinità. È in programma anche il suo ultimo film, Taxi Teheran, dove Panahi, che qui veste anche i panni del protagonista, sfida per l’ennesima volta il divieto impostogli dalla “giustizia” iraniana di girare film e realizza un piccolo capolavoro che mostra la quotidianità del vivere in un Paese in cui le contraddizioni si fanno sempre più stridenti. Con leggerezza il regista fa una lettura profonda della società raccontandoci la realtà che lo circonda facendo uso della finzione, raramente così “vera”.

In programma, poi, alcuni titoli di Mohsen Makhmalbaf: il film che lo rese conosciuto a livello mondiale, Viaggio a Kandahar (2001), odissea documentata nell’Afghanistan terribilmente devastato dalla guerra americana e martoriato dai talebani; lo psicologico Pane e fiori (1996), una attenta riflessione sul cinema e sicuramente da non perdere La mela, diretto dalla figlia di Mohsen, Samira, e presentato al Festival di Cannes nel 1998.

Non mancano titoli della cinematografia più recente, fra tutti da segnalare quelli di Asghar Farhadi: Fireworks Wednesday, vincitore del Festival Internazionale di Locarno; l’intenso About Elly, Orso D’Argento a Berlino per la miglior regia; il drammatico Una separazione, ennesima prova di grande spessore narrativo e ideologico e il suo primo film francese, Il passato, presentato al Festival di Cannes, dove la protagonista Berenice Bejo si aggiudica il premio come migliore attrice.

Presente nella retrospettiva anche due esempi di cinema d’animazione: The boy, the musical instrument and the bird di Farshid Mesghali, che racconta la storia di un bambino incontra un uccello fantastico che gli fa scoprire il mondo della musica e Persepolis,di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, capolavoro autobiografico del 2007 in cui la vita dell’autrice si incrocia con le sorti dell’Iran e l’instaurazione della Repubblica Islamica. Della coppia Paronnaud – Satrapi in rassegna anche il bellissimo Pollo alle prugne (2011), graphic novel in live action e animazione fiabesca.

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Date/Time
Date(s) - 31/05/2016 - 30/06/2016
All Day

Location
MIC – MUSEO INTERATTIVO DEL CINEMA

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