Luigi Comencini architetto dei sentimenti


In occasione del centenario della nascita il Centro Sperimentale di Cinematografia la Cineteca Nazionale e la Casa del Cinema dedicano una retrospettiva al grande regista Luigi Comencini (1916-2007). Recentemente Comencini è stato oggetto di una (tardiva) riscoperta, confluita in numerose pubblicazioni e rassegne, che hanno riaperto il dibattito sulla sua figura di regista. Amatissimo dal pubblico e spesso osteggiato dalla critica per il presunto tradimento dei valori del neorealismo, in realtà è stato un regista perfettamente inserito nella macchina produttiva, ma al contempo capace di imporre una propria idea di cinema e di tracciare un percorso personale, di cui ora i film sono evidente testimonianza.

Il Comencini architetto dei sentimenti ha saputo indagare nell’animo dei bambini, delle donne, degli anziani, delle voci più inascoltate della società italiana, con sensibilità e misura; il Comencini regista “civile” ha raccontato, a modo suo, l’Italia dall’8 settembre 1943 (nello straordinario “Tutti a casa” in cui la storia è veramente ricondotta a misura d’uomo) agli anni ottanta, con profonde riflessioni sul disagio dilagante nell’Italia post ’68 (“L’ingorgo”, “Delitto d’amore”, “Il gatto”, “Voltati Eugenio”, “Cercasi Gesù”); il Comencini televisivo ha elevato il mezzo dell’inchiesta a specchio rivelatore di realtà e sentimenti (“I bambini e noi”, “L’amore in Italia”).

Sono solo alcune delle chiavi di lettura possibili per analizzare l’opera di un regista che non si presta a interpretazioni univoche, ma, essendo espressione di un’idea di cinema popolare, è strettamente legata alle vicende del cinema italiano, condividendone gli splendori e le miserie e, soprattutto, la fertile vitalità che ha saputo dispiegarsi in molteplici direzioni.

PROGRAMMA

LUNEDÌ 19 DICEMBRE
ore 15.30 Bambini in città di Luigi Comencini (1946, 15’)
«Un mio amico, Gigi Martello, mise a disposizione a me e a Risi una certa somma, […], per fare documentari, e durante la stessa estate facemmo io Bambini in città e Risi Barboni. Bambini in città fu presentato alla prima mostra di Venezia del dopoguerra ed anche a Cannes ed ebbe molto successo. […] Bambini in città descriveva come una città distrutta può sembrare bella a dei bambini, coi suoi spazi aperti, i suoi angoli misteriosi, le sue zone tutte da scoprire, le sue caverne e i suoi buchi. Il cortometraggio mostrava come i ragazzi s’ingegnavano a creare un mondo fantastico in una città che, in fondo, è per loro ostile» (Comencini).

a seguire Proibito rubare di Luigi Comencini (1948, 83’)
«Il produttore [l’ingegner Gatti della Lux] mi disse: “Facciamo una Città dei ragazzi all’italiana”. A questo punto scoprii in me la vocazione a un linguaggio che si serve del paradosso per rappresentare la realtà: posto di fronte al compito di fare a Napoli, dove le condizioni di vita nel dopoguerra erano ben diverse da quelle americane, una versione italiana del film di Taurog (Bogs Town è del 1938), mi sono lasciato suggerire dalla realtà napoletana lo spunto per capovolgere la situazione. Proibito rubare racconta la storia non di un prete caritatevole verso poveri ragazzi perduti ma quella di un gruppo di ragazzi perduti che diventano caritatevoli verso un povero illuso» (Comencini).

ore 17.30 Tutti a casa di Luigi Comencini (1960, 126’)
Tutti a casa di Luigi Comencini è uno tra i più celebri e riusciti esempi di ciò che ha reso immortale la commedia all’italiana: l’impasto di comico e drammatico, di vero e grottesco, di coraggio e voglia di sopravvivere. Comencini, con la complicità autobiografica dei due grandi sceneggiatori Age e Scarpelli e con le amare risate provocate da un grandissimo Alberto Sordi, racconta tutto il caos dell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio di Badoglio i soldati del re e del duce furono abbandonati a se stessi, tra mille paure. Nel film Alberto Sordi, al telefono sotto il tiro dei tedeschi, chiede ai superiori: «Signor colonnello, sono il tenente Innocenzi, è successa una cosa straordinaria, i tedeschi si sono alleati con gli americani. Cosa dobbiamo fare?». Comencini dichiarò all’epoca: «L’8 settembre la gente fu abbandonata a se stessa, ed era questo che volevo descrivere». Il film fu premiato da un grande successo popolare, con oltre un miliardo di lire al box office. Il restauro è stato realizzato nel 2016 da CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis. Lavorazioni in digitale a 4K eseguite presso Cinecittà Digital Factory, Roma, a partire dal negativo originale messo a disposizione da Filmauro. Ritorno in pellicola 35 mm realizzato presso Augustus Color, Roma.

LUNEDÌ 26 DICEMBRE
ore 16.00 L’imperatore di Capri di Luigi Comencini (1949, 85’)
«Quando dovetti fare un film su Capri con Totò pensai che se ne poteva fare una satira abbastanza vera per riuscire intelligente, pur rimanendo popolare. Nel film, del mio progetto, è rimasta una sola scena, quella in cui Totò è costretto a buttarsi in mare vestito per recuperare certi soldi, cadutigli in acqua e suggerisce così agli snob annoiati l’idea di fare il bagno vestiti. Era tanto vera questa ipotesi che la rivista “Life” pubblicò i fotogrammi di questa scena come documenti di un episodio reale delle stravaganze capresi, e vuoi per questa pubblicazione, vuoi per il film, l’anno dopo a Capri accadde veramente ad alcuni villeggianti del gran mondo facessero il bagno con i vestiti addosso» (Comencini).

ore 18.00 Persiane chiuse di Luigi Comencini (1951, 94’)
Sandra (Eleonora Rossi Drago), insieme al fidanzato, Roberto (Massimo Girotti), va alla scoperta del miserevole ambiente della prostituzione clandestina, alla ricerca della sorella Lucia (Liliana Gerace). «Fu Fellini a propormi di dirigere Persiane chiuse, che Gianni Puccini aveva cominciato due giorni prima. Chiesi che questa sostituzione fosse espressamente approvata da Puccini, e così avvenne. C’era stato un contrasto col suo produttore e i suoi collaboratori. Ho rifatto tutto dall’inizio; di Puccini non è rimasto nulla. Il film ebbe successo e buone recensioni» (Comencini).

MARTEDÌ 27 DICEMBRE
ore 16.00 La tratta delle bianche di Luigi Comencini (1952, 98’)
Maquedi (Marc Lawrence) è un poco di buono che esercita la tratta delle bianche. Fra le ragazze adescate c’è Alda (Eleonora Rossi Drago), che Carlo (Ettore Manni), suo ammiratore ed amico, sottrae alle grinfie dello sfruttatore. Maquedi, per vendicarsi, fa in modo che Carlo partecipi ad un furto e subito dopo lo denuncia alla polizia. «Ci avevo messo dentro una cosa che mi piaceva molto, una maratona di danza sul tipo di quella che troviamo nel film di Pollack Non si uccidono così anche i cavalli?. Volevo incentrare tutto il film su questa maratona, ma Ponti e De Laurentiis volevano un altro film sulla prostituzione. Di solito, quando c’è conflitto con il produttore io sbaglio il film…» (Comencini).

ore 18.00 La valigia dei sogni di Luigi Comencini (1953, 92’)
Il cavaliere Ettore Omeri (Umberto Melnati), ex attore del cinema muto, ha raccolto, sottraendole al macero, vecchie pellicole dei suoi tempi. Con la proiezione di questi film, collegati mediante un montaggio d’eccezione, il cav. Omeri allestisce degli spettacoli ricreativi negli istituti d’educazione. Un giorno viene invitato ad allestire uno di questi spettacoli in occasione di una serata mondana. Egli vi proietta quanto ha di meglio ma gli atteggiamenti appassionati di una Borelli o di una Bertini provocano la sfrenata ilarità dei molti giovani che affollano il salotto. Tra gli spettatori c’è anche una signora anziana, già celebre attrice del muto, ora moglie di un ricco produttore, la quale si è riconosciuta nella protagonista di uno dei film. Il contegno dei giovani l’ha profondamente offesa e il giorno seguente, suo figlio tenta di farsi cedere dal cav. Omeri tutti i brani di pellicola che la riguardano. Non riuscendovi, il giovanotto si rivolge alla segretaria, che promette di consegnargli le pellicole ma nel maneggiarle, ne provoca l’incendio, che ben presto si propaga a tutto il deposito. «A Milano, la Cineteca Italiana, costituita da pochi anni, stava attraversando una grave crisi finanziaria; in cassa non c’erano più soldi per le spese correnti, e si resisteva solo grazie ai contributi (modesti ma indispensabili alla sopravvivenza) che arrivavano dai circoli del cinema, affamati allora di classici, dai film sovietici ancora mai visti in Italia alle opere dell’espressionismo tedesco, dai “noir” francesi d’anteguerra ai film sperimentali e a tutte le opere che la Cineteca conservava gelosamente. Mio fratello, che con Alberto Lattuada aveva iniziato la raccolta dei film negli anni ’38 e ’39, si era ormai incamminato sulla strada della regia e aveva già realizzato alcuni lungometraggi per la Lux Film di Carlo Ponti. Occorreva fare qualcosa per impedire la chiusura della Cineteca, e così nacque l’idea di un film a basso costo in cui nessun compenso andava al regista, e gli unici a venir pagati erano i tecnici» (Gianni Comencini).

MERCOLEDÌ 28 DICEMBRE
ore 16.00 Pane amore e fantasia di Luigi Comencini (1953, 96’)
Un maresciallo di carabinieri è diviso tra il desiderio per una bella ragazza e l’affetto per una donna. Alla fine aiuta la prima a conquistare l’amore di un timido carabiniere e si consola con la seconda. Seguito di Pane, amore e gelosia 1953. «Pane amore e fantasia nacque da un incontro puramente casuale con Margadonna, che conoscevo di vista. Ci fu un incontro fortuito al cinema Fiamma, dove si distribuiva il Nastro d’Argento, e lui mi disse: vieni da me che ti devo parlare. Ci andai, anche perché ero senza lavoro, e mi disse: un produttore di cui io sono l’uomo di fiducia vuole fare un film. Mi sembra adatto a te. È la storia di un seminarista che, vivendo in un paese poverissimo, alla vista di quella miseria si commuove e va a vendere gli ex-voto di nascosto per aiutarli. Era piuttosto deludente, ma d’altra parte non avendo lavoro non dissi di no. Allora mi dette da leggere un suo libro, I racconti di vita abruzzese. Era una galleria di personaggi, c’era il maresciallo, la levatrice, il sindaco… Gli dissi: mi piacerebbe fare una commedia paesana utilizzando i tuoi personaggi» (Comencini).

ore 18.00 Pane amore e gelosia di Luigi Comencini (1954, 97’)
«La nostra cura maggiore è stata poi quella di non tradire mai, nella nuova vicenda, i caratteri dei personaggi del film precedente, quei caratteri che hanno conquistato il pubblico con la loro naturale simpatia. Quindi, più che un seguito, è meglio chiamarlo continuazione. Tutto è identico al primo film: i luoghi, lo spirito dei dialoghi, gli interpreti. Solo i sentimenti che animano i personaggi sono questa volta diversi; invece di conquistare la felicità, cercano di conservarla, malgrado i pettegolezzi paesani, i malintesi e gli equivoci che vorrebbero distruggerla» (Comencini).

GIOVEDÌ 29 DICEMBRE
ore 16.00 Mogli pericolose di Luigi Comencini (1958, 109’)
Due amiche, Tosca e Ornella, vogliono mettere alla prova la fedeltà di Federico, il marito di una loro amica, Claudine. Le due donne, però, in un primo momento non riescono ad irretire l’uomo, ma quando questi sta per cedere alle provocazioni, sarà proprio una delle due donne a farsi degli scrupoli. «Ora che il film è finito e finora quelli che lo hanno visto, tecnici e operatori di cabina, alcuni amici e alcune mogli, hanno riso di gusto: una prova che la regola ha funzionato. E che l’abbiamo applicata con coscienza è provato dalla origine delle quattro storie che formano il tessuto del film. Quella del marito con la moglie troppo bella ci è venuta in mente rileggendo L’eterno marito di Dostojevski; quella della moglie pazzamente gelosa deriva dalla storia vera di un nostro amico che alla fine ha fatto rinchiudere la moglie in manicomio; quella del padre che si ritrova un figlio “svirilizzato” dall’amor materno è il condensato di un intero copione (serio e non comico) che Antòn ed io avevamo scritto alcuni anni fa per la Magnani e De Sica; l’ultima infine è ricavata da un soggetto tragicissimo che abbiamo acquistato per l’occasione e che si chiamava Fine di un amore» (Comencini). Con Nino Taranto, Franco Fabrizi, Renato Salvatori, Sylva Koscina, Dorian Gray, Nando Bruno, Mario Carotenuto.

ore 18.00 La finestra sul Luna Park di Luigi Comencini (1957, 90’)
Ada vive con il piccolo figlio Mario, mentre il marito Aldo, lavora in Kenya. Un giorno, a causa di un banale incidente, Ada perde la vita. Tornato dall’Africa Aldo nota che il piccolo Mario lo tratta con diffidenza: il ragazzo passa le giornate in strada e non vuole andare a scuola. Aldo dovrà riconquistare l’amore del figlio. «La finestra sul Luna Park affrontava il problema dell’emigrazione su un piano nuovo, introducendo la tematica della distruzione della famiglia. La società italiana è fondata culturalmente e religiosamente sui valori della famiglia, ma la famiglia è continuamente lesa dalle condizioni di lavoro che la costringono a smembrarsi, con drammatiche conseguenze soprattutto sui bambini. La finestra sul Luna Park è un film che ho amato molto e che è stato sfortunato, perché prodotto in condizioni disastrose da una società che è fallita subito dopo» (Comencini).

VENERDÌ 30 DICEMBRE
ore 15.30 Appunti di regia (1958, 21’)
Raccolti e filmati dagli allievi del corso di regia tenuto al Centro Sperimentale di Cinematografia da Luigi Comencini. «Documentario didattico sulla realizzazione di alcune scene in interni ed esterni: come si ottengono campi e controcampi corretti. L’abbiccì del piazzamento della cinepresa. Più “ideologico” diventa il discorso a proposito della differenza tra tempo reale e tempo cinematografico: Comencini spiega i suoi trucchi, e vediamo che la “professionalità” diventa in questo caso un meccanismo di oliata funzionalità e rapidità nell’incastro delle inquadrature. Il regista non sa rinunciare a concludere il filmato con un sapido stilema da commedia all’italiana, sempre corroborando le sue idee sul mascheramento del tempo reale ad opera di quello cinematografico» (De Benedictis).

a seguire La bella di Roma di Luigi Comencini (1955, 98’)
Una procace cassiera viene circuita da un pugile, un vedovo ed un tappezziere: gestendo con tutta l’arte femminile a sua disposizione i tre rapporti, riesce ad arricchirsi ed a farsi una posizione nella società. «Questo film mi piace molto, soprattutto la seconda parte. Onestamente, non pensavamo alla Pampanini, ma a Sofia Loren, che desiderava molto farlo. Ma lei era al debutto, e la Pampanini al massimo della popolarità. La Pampanini ci fu imposta perché aveva un contratto per tre o quattro film con la Lux, ma non era fatta per questo ruolo, non aveva più quella comunicatività che doveva avere il personaggio. Sordi andava molto bene. Il film faceva la satira di certe manie religiose, superstiziose, dei romani» (Comencini).

ore 18.00 A cavallo della tigre di Luigi Comencini (1961, 106’)
In carcere per simulazione di reato, il detenuto Giacinto Rossi condivide la cella con tre compagni che lo coinvolgono nei loro piani di evasione. Nonostante debba scontare una pena di pochi mesi e sia perciò riluttante all’idea della fuga, Rossi accetta e dopo qualche tempo vissuto in clandestinità, si rifugia dalla moglie. Il convivente della donna lo convince a costituirsi ma il suo consiglio non è così disinteressato come sembra. «Ci siamo incontrati intorno a un tavolo Monicelli, io, Age e Scarpelli, e abbiamo fatto un progetto bellissimo, perfetto, giustissimo, ma come sempre i progetti troppo perfetti poi non vanno avanti. “Facciamo un gruppo produttivo, facciamo alternativamente un film con Monicelli e un film con Comencini, sceneggiato ognuno da Age e Scarpelli e dal regista che non fa il film”. E cooptammo Bini per avere un produttore, un organizzatore. La Film Cinque è nata così, ma è morta dopo il primo film, A cavallo della tigre. […] Il film era abbastanza nuovo per l’epoca perché, pur essendo un’opera decisamente umoristica, comica, grottesca, era anche di violenza, di un humour nero al quale forse il pubblico non era abituato» (Comencini). Con Nino Manfredi, Mario Adorf, Valeria Moriconi, Gian Maria Volonté.

DOMENICA 1 GENNAIO
ore 16.00 Buon Natale – Buon Anno di Luigi Comencini (1989, 105’)
Due anziani coniugi vengono sfrattati e devono separarsi per andare a vivere ciascuno a casa di una figlia: la lontananza riaccende il sopito amore. «È naturale che si tratti anche di un film sulla famiglia contemporanea e dei rapporti dei suoi componenti con le persone anziane che, chiaramente, vengono sopportate con insofferenza, malgrado si sforzino di dare il loro contributo al buon andamento della casa. […] Amo gli anziani tanto quanto i bambini […] perché sono indifesi. Sono originali, la loro immaginazione non è mutilata dagli imperativi sociali. E si assomigliano. Hanno gli stessi capricci, la stessa sensibilità, amano i dolci, l’idea di essere abbandonati li terrorizza. Una sola cosa li differenzia: i giovani hanno la vita davanti a loro, mentre i vecchi l’hanno già vissuta. Tuttavia, vengono trattati allo stesso modo, scialbamente e con crudeltà» (Comencini). Con Virna Lisi e Michel Serrault.

ore 18.00 La ragazza di Bube di Luigi Comencini (1963, 110’)
«La ragazza di Bube non è film sulla Resistenza, ma sugli effetti della Resistenza: la storia di un ragazzo che non capisce di essere stato coinvolto in un ingranaggio più grande di lui e ragiona su quello che gli è successo. Però La ragazza di Bube è una storia d’amore, di cui è la donna il deterrente illuminante. Una donna più ignorante di lui, ma che però ha delle intuizioni che gli sono fondamentale per ritrovare un’identità. Il film è molto diverso dal libro, il film è forse più preciso, più chiaro, e lo ha ammesso anche Cassola, che non ama molto questo suo libro […] Avevo comprato io stesso i diritti di La ragazza di Bube prima ancora che avesse lo Strega pensando subito alla Cardinale come protagonista, ma bisognò aspettare parecchio tempo prima di poterlo fare. La Cardinale era bravissima, di una simpatia enorme, mai stanca, sempre allegra» (Comencini).

LUNEDÌ 2 GENNAIO
ore 16.00 Il commissario di Luigi Comencini (1962, 109’)
Un commissario di polizia (Alberto Sordi) indaga sulla morte di un uomo politico e si trova di fronte a personaggi estremamente potenti e situazioni più grandi di lui: pur conoscendo gli assassini non gli conviene testimoniare al processo. «Era la storia di un commissario zelante, un po’ ottuso, con una incredibile pettinatura, che non capiva di pestare i piedi a tutti; a un certo punto arrestava metà della città!» (Comencini).

ore 18.00 Incompreso (Vita col figlio) di Luigi Comencini (1966, 104’)
A Firenze, il console britannico rimane vedovo e per la prima volta si trova a doversi confrontare con i due figlioletti: incapace, sbilancia le proprie attenzioni sul più piccolo, la cosa rappresenta una tragedia per il figlio più grande. «Un film che difendo a spada tratta, oggetto di molte critiche, è ad esempio Incompreso. Per esso ebbi una crisi terribile: mi sembrava una macchina per far piangere e non volevo più farlo. Riflettendoci meglio, mi resi conto della possibilità di analizzare due età dell’infanzia, un feroce rapporto di gelosia tra due bambini. Allora mi decisi e non credo che sia un film del compromesso. […] Il tema vero del film era la solitudine dei bambini, e questa è forse più manifesta in ambienti borghesi che non in ambienti popolari. Volevo un film fuori dal sociale, fuori da un’epoca e da un ambiente definiti storicamente, un film tutto sui bambini, un film tutto essenziale, rigoroso, senza fronzoli. Il problema di questi bambini è la solitudine, non tanto l’assenza della madre, dominante nel libro» (Comencini).

MARTEDÌ 3 GENNAIO
ore 16.00 Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano di Luigi Comencini (1969, 123’)
«Non mi propongo affatto di raccontare nel film i turbamenti sessuali di un uomo, né la vocazione erotica di Casanova. Per vocazione, nel titolo, s’intende quella religiosa, e per esperienze il contatto di un giovane povero, destinato alla carriera ecclesiastica, con la società del suo tempo. S’intende che non ho trascurato alcune esperienze sentimentali di Giacomino, visto che con esse egli riempì ben dodici volumi di memorie. […] Se qualcuno mi chiedesse poi a quale genere appartiene questo film risponderei senza esitare: a tutti i generi, fuorché a quello dei film in costume, perché questo termine porta ormai con sé un bagaglio di cattiva letteratura, che spero di evitare» (Comencini).

ore 18.30 Lo scopone scientifico di Luigi Comencini (1972, 113’)
Ogni anno uno straccivendolo romano e la moglie sfidano a scopone una vecchia miliardaria americana e il suo fedele accompagnatore, sperando in una vincita in grado di cambiare la loro vita. Ma la volontà della vecchia miliardaria è di dimostrare che la vittoria sarà sempre sua. «Costruendo questo racconto non mi era passato per la mente di scrivere qualcosa che riguardasse i baraccati romani e il potere, ma il rapporto tra il popolo e il potere, l’emotività del popolo e la grande razionalità del potere. Lì si dice soltanto, con molto pessimismo, scetticismo scientifico, che questa partita a carte con il potere non sarà mai vinta. Chi ha il potere e gioca in quel modo, al rialzo, avrà sempre la meglio su chi non ha il potere e al rialzo non potrà mai giocare. […] L’idea del soggetto è presa dalla realtà, avevo assistito coi miei occhi, vicino Napoli, in un albergo, all’arrivo di un’americana in Rolls Royce attesa da due napoletani poverissimi, per la partita. Era una storia che andava avanti da anni, lei prestava loro i soldi e poi glieli vinceva, ma loro speravano sempre…» (Sonego). Con Alberto Sordi, Silvana Mangano, Joseph Cotten, Bette Davis.

MERCOLEDÌ 4 GENNAIO
15.30 Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini (1972, 133’)
Versione cinematografica dell’omonimo film per la televisione trasmesso in cinque puntate tra l’8 aprile e il 6 maggio 1972. «Pinocchio è veramente una fiaba? Per me non lo è. È la vicenda di un bambino che diventa un po’ bambino, attraverso tante esperienze: il rapporto col padre, il rapporto con Lucignolo, il rapporto con la fata, il rapporto con la sua terra. Chi è Lucignolo? È il ragazzo più grande, quello che “ha vissuto”, magari anche scavezzacollo, e Pinocchio-bambino lo guarda con il rispetto e l’attrazione con cui tutti i bambini guardano agli scavezzacolli un po’ più grandi di loro. E la fatina? È la mamma, la mamma tranquilla, la mamma “borghese”, insomma, la mamma italiana. Cosa c’è di fiabesco in tutto questo? Del resto, quello che nel Pinocchio non c’è, e che c’è invece in tutte le favole vere, è l’elemento trascendente. I personaggi di Pinocchio sono i personaggi autentici della Toscana dei tempi di Collodi: povera gente, che lavora sodo, quasi schiava della propria povertà. E, sullo sfondo, il paesaggio toscano: sobrio, difficile, aspro» (Comencini).

ore 18.00 Delitto d’amore di Luigi Comencini (1974, 102’)
In una fabbrica del nord Italia un operaio (Giuliano Gemma) ed un’operaia (Stefania Sandrelli) s’innamorano ma le pessime condizioni di lavoro portano la giovane donna alla morte: a lui non resta che la vendetta. «Alla fine di un’intervista con un giornalista, durante la lavorazione di Delitto d’amore, io l’ho definita “una favola”. Non avevo previsto di impiegare questa parola, ma quando mi ha chiesto: “Che cosa è il tuo film?”, io non ho trovato altra risposta. Il dizionario definisce la favola “un racconto fantastico con intento morale”. Mi sono convinto che questa definizione corrisponde al mio film. Né le cause della morte di Carmela, né i mostruosi meccanismi che contaminano i fiumi e distruggono la natura, costituiscono nel mio film l’oggetto di un’inchiesta. Le une e gli altri vi appaiono come due maledizioni» (Comencini).

GIOVEDÌ 5 GENNAIO
ore 20.00 La donna della domenica di Luigi Comencini (1975, 109’)
In seguito all’omicidio del noto architetto Garrone la questura di Torino affida il caso al commissario Santamaria. Fin dall’inizio i sospetti di indirizzano verso alcuni nomi dell’alta borghesia torinese tra i quali la moglie di un ricco industriale e un amico della donna. Ma nel frattempo un altro delitto insanguina la città. «Un giorno ci venne un’idea comune: la voglia di scrivere qualcosa su Torino. L’idea di confrontarci letterariamente con una grande città moderna, con tutte le sue classi sociali, le macchine, il subbuglio, ci esaltava. Ci pensammo a lungo, poi cominciammo a scrivere dei bozzetti, degli aneddoti, imperniati sulla figura centrale di una signora torinese. Infine ci dicemmo: “Perché non farne un romanzo?”. Però, convinti della validità della tecnica Zen, per cui tu miri là per colpire qui, non abbiamo detto: “Facciamo un grande romanzo su Torino”, ma “Facciamo una bella storia poliziesca e la ambientiamo a Torino”. Così è nata La donna della domenica» (Fruttero e Lucentini). Con Marcello Mastroianni, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Aldo Reggiani.

VENERDÌ 6 GENNAIO
ore 16.00 Il gatto di Luigi Comencini (1977, 109’)
«È un film grottesco […]. Si colloca fra Lo scopone scientifico e Cavalca la tigre [A cavallo della tigre], riproponendomi la collaborazione con Rodolfo Sonego che si rivelò molto redditizia nel primo dei due film sunnominati. Vuole divertire, e del resto non saprei fare un film senza divertire: ma vuole divertire senza fare acrobazie, insomma niente commedia all’italiana, essendo stata messa al bando la battuta fine a se stessa» (Comencini). «Un avvio curioso; e promettente. Un vecchio edificio nel centro di Roma. Una pittoresca sequela di inquilini, con i fitti bloccati, cui i padroni di casa, un fratello e una sorella stravaganti, avarissimi, bisbetici, tentano in ogni modo di dare lo sfratto per poter ricavare un miliardo da una vendita che riusciranno a effettuare solo quando l’edificio sarà del tutto sgombro» (Rondi). Con Ugo Tognazzi e Mariangela Melato.

ore 18.00 Voltati Eugenio di Luigi Comencini (1980, 109’)
Eugenio è figlio di due ex sessantottini che, dopo averlo messo al mondo, lo hanno “parcheggiato”a turno presso i rispettivi genitori. Sempre indecisi se rimanere insieme o lasciarsi definitivamente, sempre assenti nei momenti importanti della vita del ragazzino, Giancarlo e Fernanda sono costretti ad affrontare la scomparsa del figlio, dileguatosi dopo essere stato abbandonato da un loro amico che lo aveva in custodia. «È il mio film più personale, sì, personale, quasi un’autobiografia […]. Non mi riconosco in nessuno dei personaggi ma sono tutte osservazioni mie, ricordi, gente che ho conosciuto. Tutte le coppie oggi si dividono […] e questi bambini, che hanno un’intelligenza acuta e sanno anche quello che non gli si dice, restano così, come nel film. Eugenio sparisce nel vuoto, perché la sua storia è una favola, come tutti i miei film. Ma intorno a lui nessuno è “cattivo”: non è una galleria di mostri, ma la rappresentazione di una società dove non si saldano più le diverse componenti» (Comencini). Con Francesco Bonelli, Saverio Marconi, Dalila Di Lazzaro, Bernard Blier, Carole André, Memè Perlini

ore 20.00 Cercasi Gesù di Luigi Comencini (1982, 108’)
Un giovane timido (Beppe Grillo) trova lavoro nel ruolo di Gesù per la campagna pubblicitaria di una casa editrice: ma il ragazzo non è ben preparato né all’ambiente di lavoro, né al ruolo rivestito ed i problemi non tardano ad arrivare. «Una delle prime idee del soggetto, infatti, che ho rielaborato più volte insieme a Massimo Patrizi, era L’Idiota di Dostoevskij, il principe Myskin che, come venendo dal nulla, approda con un candore assoluto nella società di Pietroburgo sconvolgendola con la sua sola presenza, con la sua testimonianza. Dopo, dell’Idiota, è rimasto solo il punto di partenza, quasi con le stesse battute di Dostoevskij. […] Le situazioni che seguono, ovviamente, non sono più quelle dell’Idiota, ma il principio è molto simile: quello del cristiano vero che mette tutti in contraddizione con se stesso» (Comencini).

SABATO 7 GENNAIO
ore 16.00 La bugiarda di Luigi Comencini (1965, 103’)
Una ragazza romana, pasticciona e mitomane, tiene due uomini sulla corda, il fidanzato (un giovane dottore) e un aristocratico pontificio. Sposa il primo, ma continua ad essere amante del secondo (con qualche sbandata per un imberbe innamorato. «Nel nuovo film di Luigi Comencini le bugie hanno le gambe lunghe di Catherine Spaak, e dunque vanno lontano» (Grazzini). Con Catherine Spaak, Enrico Maria Salerno, Riccardo Cucciolla.

ore 18.00 Un ragazzo di Calabria di Luigi Comencini (1987, 110’)
«Il soggetto di questo film, scritto da Demetrio Casile, era stato segnalato al Premio Solinas. Me lo propose Ugo Pirro, grande scrittore e sceneggiatore, oltre che caro amico. Chiesi a mia figlia Francesca di rivedere i dialoghi del film. Lo fece con entusiasmo; mise un po’ di giovinezza in bocca ai miei attori. […] Il film si svolgeva in un paese vicino a Reggio Calabria. Per arrivarci, si attraversavano chilometri di case non finite, abitate magari solo al secondo o al terzo piano. Soltanto chi lo ha visto può farsene un’idea. Caos, turpitudini architettoniche su una natura bellissima ma ormai invisibile. Nel film la volontà del ragazzo Mimì riscatta in parte questo scempio, quando attraverso mille problemi e difficoltà di ogni genere arriva primo nella corsa finale» (Comencini). Con Gian Maria Volonté, Diego Abantatuono.
DOMENICA 8 GENNAIO
ore 16.00 Marcellino pane e vino di Luigi Comencini (1992, 96’)
Marcellino viene accolto in un convento di frati ancora in fasce e poi “passato” a un nobile. Il bambino fugge dal castello dove è ospitato e si rifugia in una soffitta. Qui avrà il colloquio con il crocefisso. «Teoricamente un remake dovrebbe essere il rifacimento esatto del film originale, nel quale la novità sono gli attori che parlano inglese. Invece ho voluto fare un film mio. L’offerta di Marcellino pane e vino è stata per me un’occasione insperata: perché mi ha permesso di fare un altro film con un bambino. E fare un film con un bambino per me è sempre stato esaltante. […] Ho portato l’ambientazione nel Seicento […] per accentuare l’aspetto favolistico del film. Credo di aver seguito nella lavorazione gli schemi tradizionali della favola; da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. Anche il mondo immaginario di Marcellino ha struttura di favola: le visioni di Cristo, i colloqui con Gesù sono su questo registro» (Comencini).

ore 18.00 L’ingorgo di Luigi Comencini (1978, 125’)
«Ci sono delle automobili in una Roma che sembra impazzita. Tutte le strade sono intasate e le automobili confluiscono in un punto dove c’è un blocco totale. E non possono più muoversi. A bordo, i passeggeri passano presto dall’attesa all’esasperazione e poi all’angoscia. Fino ai limiti della pazzia. Incapaci di fare qualcosa, incapaci di aiutarsi gli uni con gli altri. Chiusi, anzi, in un caparbio rifiuto di ragionare su quello che sta accadendo e di trovarvi un rimedio. Aspettano. Ciechi e sordi. E alla fine moriranno. Perché quell’ingorgo diventerà una tomba per tutti. Ecco, ho pensato che oggi tutti quelli che vanno in automobile non si incontrano mai, non si conoscono, ciascuno preso dai propri problemi e totalmente incapace di pensare a quelli degli altri. Un nuovo tipo di incomunicabilità, se vuoi, di natura quasi tecnica» (Comencini). Con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli.

Sto caricando la mappa ....

Date/Time
Date(s) - 19/12/2016 - 08/01/2017
All Day

Location
Casa del Cinema

Category(ies) No Categorie

Lascia un commento