O la borsa o la vita – 1929/2012. La crisi vista dal cinema


Siena, Santa Maria della Scala | Cinema/Crisi

Non solo film con contenuto economico ma anche film d`azione saranno i protagonisti della rassegna "O la borsa o la vita – 1929/2012" sulla crisi e il cinema che prende il via a Siena, dal 22 al 24 marzo, presso il Complesso museale Santa Maria della Scala. Il titolo è preso in prestito da una vecchia commedia di Carlo Ludovico Bragaglia prodotta nel 1933, che racconta il dramma psicologico ed esistenziale del protagonista, Sergio Tofano, sull’orlo del suicidio per un tracollo di Borsa. Una storia che ricorda la recente ondata di suicidi tra imprenditori e operai per cause economiche che ha colpito l’Italia.

Tre giorni di proiezioni, dibattiti e tavole rotonde, promossi dall`associazione `Amici del Cinema in Terra di Siena` presieduta da Antonio Sciavi imprenditore ed ex docente di Economia dell`Università di Siena e inserita nel `Campo e Controcampo Siena Film Festival`, per approfondire le crisi economiche del XX e del XXI secolo, “così come il cinema ce l’ha narrate”, alla presenza relatori, docenti universitari, cultori della materia, professionisti, registi, autori ed espressioni del mondo culturale. Per Claudio Carabba ideatore dell’iniziativa e presidente del  comitato scientifico l’iniziativa è un’occasione per riportare alla memoria “le desolate strade dell’America “depressa”, percorse con Furore da Steinbeck e John Ford, oppure le  banche di provincia assalite da Dillinger e i suoi compagni, da Bonnie e Clyde o dai piccoli risparmiatori in ansia”.

Dalla Grande Depressione del 1929, con un’antologia di film degli anni Trenta, ai giochi, alle speculazioni della finanza creativa internazionale e all’avidità in tutte le sue forme in pellicole come  Wall Street di Oliver Stone (1987) e Piovono pietre di Ken Loach (1993), fino ad Inside Job (2010) di Charles Ferguson che materializza l’incubo della crisi come un agghiacciante fantasma ampiamente prevedibile con il fallimento della Lehman Brothers. Anche in Italia, nonostante il regime fascista cercasse di distrarre il popolo dalle reali questioni riguardanti la crisi economica e la povertà, il timore di un fallimento finanziario non fu ignorato totalmente dal cinema di genere nostrano.
 
Ma, come ammette lo stesso Carabba: “rispetto agli altri paesi, dalle nostre parti prevalevano i toni leggeri delle filastrocche cantabili – `ma cos`è questa crisi…, lasci stare il gavazzare, cerchi un po` di lavorare e vedrà che la crisi passerà…`, mormorava nel 1933 Rodolfo De Angelis in un motivetto molto popolare. Naturalmente, come suggerisce Giorgio Ruffoto nel suo bel saggio Testa e croce. Una breve storia della moneta (Einaudi 2011), il tema del denaro, del potere e delle speculazioni finanziarie ha attraversato tutte le società dell’uomo. Si sarebbe potuti partire dall`era antica, ad esempio dai traffici di Trimalcione, romano smodato narrato da Petronio e sullo schermo da Fellini. Il mare insomma è vasto e una storia completa sul tema è ancora da scrivere. Noi abbiamo scelto alcuni campioni esemplari, rinforzati da un`antologia di frammenti selezionati e montati da Giovanni M. Rossi, e lasciato il passato prossimo o remoto, abbiamo cercato di riflettere sull`era contemporanea”.

E tra i registi italiani chiamati a confrontarsi con i rispettivi lavori diversamente ispirati alla crisi finanziaria globale: Gianni Amelio che traendo spunto dal romanzo La dismissione di Ermanno Rea, ha raccontato l’ultimo incarico di un operaio nella sua fabbrica in via di smantellamento e il viaggio in Cina alla ricerca di un pezzo difettoso e di sé, in La stella che non c’è (2006); Andrea Molaioli che ha affrontato con coraggio il tragico scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio che ha visto protagonista la Parmalat, in Il gioiellino (2011) e infine Giuliano Montaldo che ha inquadrato la recessione dal punto di vista del padrone, un imprenditore all`antica, ostinato e in definitiva impotente, incapace di salvare tanto la bottega quanto la famiglia in L’industriale (2011).
Tutto questo per dire che alla luce delle drammatiche tensioni di questi ultimi anni il cinema della crisi da filone artistico spesso ignorato e subordinato alla commedia perché la gente è depressa e c’è bisogno di leggerezza, sta dando voce ad un disagio che via via si fa sempre più privato oltre che sistemico.

Monica Straniero

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Date(s) - 22/03/2012 - 24/03/2012
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