Raffaele La Capria, identikit di uno scrittore prestato al cinema


«Dudù veniva da Posillipo
e in certi vicoli forse non aveva mai messo piede prima.
Mi serviva proprio il suo sguardo diverso,
più distaccato e riflessivo
mentre io mi lascio dominare dalla passione,
dall’indignazione»
Francesco Rosi

Apparentemente frammentaria, la sua (non) carriera di sceneggiatore cinematografico si è inerpicata attraverso poche, ma intense collaborazioni. Dietro le dichiarazioni di rito, che ogni scrittore sembra anteporre alla propria attività nel mondo del cinema («All’inizio fu solo un fatto lavorativo. Con la scrittura cinematografica si guadagnava bene. […] Successivamente divenne una vera e propria passione»), La Capria non figura mai per errore nei titoli di testa di un film e se non in ogni fotogramma, in molti c’è un segno della sua presenza, al punto che si potrebbe provocatoriamente supporre che non vi sarebbero stato, senza di lui, Le mani sulla città, C’era una volta, Uomini contro, Cristo si è fermato a Eboli, Diario napoletano, le opere in cui condivise gli sguardi con Francesco Rosi, per non parlare di Leoni al sole di Vittorio Caprioli, tratto dal suo Ferito a morte, Identikit di Giuseppe Patroni Griffi, Una stagione all’inferno di Nelo Risi, Gioco al massacro di Damiano Damiani, Sabato, domenica, lunedì e Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller. Tutti registi amici, complici di un gioco scoperto forse per caso, ma non fatto per caso.

giovedì 23
ore 17.00 Leoni al sole di Vittorio Caprioli(1961, 107′)
«Nel film del mio romanzo c’è solo una traccia. Anzi, Leoni al sole è proprio il contrario. Nel romanzo io volevo contrastare il conformismo che ritroviamo nel film. Nel film trovi il conformismo de I vitelloni, tanto per intenderci, mentre Ferito a morte vuol far vedere la miseria di questi “vitelloni”. […] Caprioli è stato uno dei miei amici più divertenti. Mentre scrivevamo la sceneggiatura ci divertivamo come pazzi e dicevo a me stesso: “Non solo mi sto divertendo come un pazzo ma mi pagano pure!”» (La Capria).

ore 19.00 Incontro con Raffaele La Capria e Fabrizio Corallo

venerdì 24
ore 16.30 Identikit di Giuseppe Patroni Griffi (1974, 105′)
«Fu un film molto difficile, dalla bellezza formale ineccepibile. Patroni Griffi era un decadente, aveva un gusto dell’immagine visconteo. Per l’accuratezza della forma io lo potrei definire felliniano-antonioniano. Peppino era un passionale e ci buttò dentro tutta la sua passione ma ‘sta cosa gli prese un po’ la mano. […] Divertente fu come Peppino e la Taylor si intendessero pur non parlando [Peppino, n.d.r.] l’inglese. Diventarono amici e lei non fece le bizze da diva di cui si favoleggiava, direi che fu estremamente umile e collaborativa» (La Capria).

ore 18.30 C’era una volta di Francesco Rosi (1967, 117′)
Rodrigo (Omar Sharif), un principe spagnolo restio a sposarsi, incontra casualmente una bella e fiera contadina, Isabella (Sophia Loren), dalla quale si fa preparare sette gnocchi. Infatti la profezia di San Giuseppe da Copertino aveva consigliato al principe di sposare la ragazza che gli avrebbe fatto mangiare i sette gnocchi. Ma… «Attraverso il festoso, alacre affresco di C’era una volta Rosi ha toccato le radici di una società antica; nel film, grattando appena poco, si ritrovano le ragioni dei camorristi della Sfida e dei mafiosi di Salvatore Giuliano» (Bianchi).

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Date/Time
Date(s) - 23/04/2015 - 24/04/2015
All Day

Location
Cinema Trevi

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