Silvana Mangano la signora del cinema italiano. Al Cinema Trevi


«“E la luna fece una catena con le stelle e le comete per liberare la principessa e restituirla al suo grande amore…”: erano queste le storie che zia Silvana raccontava a noi bambini nel suo salottino a Villa Catena. A 25 anni dalla sua morte vogliamo ricordarla così, ripercorrendo i tratti salienti della sua carriera. Musa ispiratrice di Visconti e Pasolini, amata da De Sica, Monicelli e Lizzani, è stata l’icona del grande cinema italiano, dal neorealismo alla commedia all’italiana, dal sodalizio artistico con Alberto Sordi al grande cinema d’autore. Una carriera in punta di piedi che le è valso il titolo di “Signora del cinema italiano”» (Giovanni Cimmino)
Rassegna in collaborazione con il Centro Studi Silvana Mangano

venerdì 6
ore 17.00 Anna di Alberto Lattuada (1951, 106’)
«Con il costumista ed il parrucchiere decidemmo che Silvana per il ballo del “Negro Zumbon” avrebbe indossato una parrucca con i capelli corti. Lei mi pregò di girare la scena alla fine delle riprese. Visto che per me era la stessa cosa, acconsentii. Finite le riprese dissi a Silvana “domani si gira El negro Zumbon” sei pronta con i passi?” mi rispose che non c’erano problemi. Andammo tutti a casa e l’indomani mattina Silvana venne in sala trucco con i capelli corti, come si vedono nel film. Quando gli chiesi perché lo aveva fatto mi rispose che una parrucca era una cosa falsa e non gli andava bene. Il problema fu con Dino che pensò che fossi stato io a convincere la moglie a tagliarsi i capelli; non mi rivolse la parola per circa un anno, poi per fortuna gli passò» (Lattuada).

ore 19.00 Jovanka e le altre di Martin Ritt (1959, 107’)
«Ero giovanissima, avevo 19 anni, ed ero completamente inesperta. Silvana e la Moreau mi aiutarono in tutto. Dino aveva organizzato una grande conferenza stampa per la scena della rasatura dei capelli ed io mi vergognavo ed ero terrorizzata. Tuttavia vedendo Silvana affrontare la cosa con grande serenità anche io mi feci rasare. Un altro momento in cui Silvana e Jeanne Moreau mi aiutarono fu durante la scena del bagno, mi vergognavo da morire e loro parlarono con il regista perché mi facesse tenere una sottoveste, cosa, tra l’altro, del tutto plausibile, dato che il mio personaggio era incinta» (Gravina).

ore 21.00 incontro con Giovanni Cimmino, Caterina d’Amico
moderato da Orio Caldiron

a seguire Riso amaro di Giuseppe De Santis (1948, 109’)
«La preparazione del film fu difficilissima ma il principale problema che dovevo affrontare fu quello di trovare un’attrice in grado di rappresentare quel mondo. Non saprei più dire quante attrice vidi, nessuna mi riportava in quel mondo. Vidi anche Silvana, che accompagnava una sua amica: Lilli Saraceni, che scartai immediatamente perché venne, come imponeva la moda dell’epoca, truccatissima e con i capelli cotonati. Una mattina, mentre piovigginava, ero in via veneto, quando all’angolo di Via Sicilia urtai una figura, chiesi scusa e mi rispose “si figuri dottor De Santis” alzai lo sguardo e vidi una ragazza con i capelli bagnati ed una rosellina in mano: rimasi folgorato. Le feci un rapido provino e firmammo subito il contratto. Fu un film durissimo, tutto il giorno con le gambe in acqua. Da Silvana non sentii mai un lamento, ogni tanto la vedevo seduta da una parte che con estrema naturalezza si toglieva le sanguisughe dalle gambe» (De Santis).
Ingresso gratuito

sabato 7 febbraio
ore 17.00 Riso amaro di Giuseppe De Santis (replica)

ore 19.00 Lo scopone scientifico di Luigi Comencini (1972, 109’)
«Purtroppo con Silvana ho realizzato solo questo fortunatissimo film. Quando al mattino arrivavo sul set, nel parco della villa in cui giravamo, mi si paravano davanti quattro roulottes ben allineate, tutte identiche, proprio per non creare complicazioni: in una c’era Sordi, nell’altra Bette Davis, nella terza Joseph Cotton e infine Silvana. Dovevo stare molto attento affinché tutti credessero di essere stati i primi ad essere salutati da me. Che non sia mai che Sordi o la Davis scoprissero che avevo salutato l’uno o l’altro prima. I due si sono detestati per tutto il film! Silvana lo aveva capito e ridendo mi diceva sempre: “anche oggi hai fatto i sepolcri?”» (Comencini).

ore 21.00 Mambo di Robert Rossen (1954, 106’)
«Mambo fu un film difficilissimo, girato quasi tutto in esterni a Venezia, d’inverno, con un clima terribile; inoltre molte scene erano girate di notte. Silvana per tutto il film si comportò con grande professionalità: cordiale e simpatica con tutti. Ricordo che forse per la stanchezza, forse per un terribile raffreddore che mi tormentava, un giorno mi dimenticai di mandare un motoscafo a prendere Silvana. Quando me ne accorsi immediatamente la chiamai in Hotel e gli dissi che avrei provveduto subito; lei mi rispose “Mario esistono anche i traghetti, tra 10 minuti sono sul set”. Immediatamente corsi a prenderla, scusandomi per l’accaduto, temendo di essere licenziato in tronco, non solo era la protagonista del film ma anche la moglie del produttore. Appena scese dal traghetto mi vide e sorridendo disse “sarà il nostro piccolo segreto”, e mai nessuno seppe nulla» (Mario Cecchi Gori).

domenica 8 febbraio

ore 17.00 Mambo di Robert Rossen (replica)

ore 19.00 Il processo di Verona di Carlo Lizzani (1963, 119’)
«La scena della telefonata al padre di Edda, nel disperato tentativo di salvare il marito, era il punto nevralgico del film. Edda doveva combattere su tre fronti: Il padre Mussolini, Ciano, cui cercava di incutere coraggio, infine star molto attenta alla spia Frau Beetz. Silvana si rendeva perfettamente conto dell’enorme responsabilità: la minima sbavatura nella recitazione o il più piccolo calo di tensione avrebbe compromesso il film, inoltre era consapevole che l’interpretazione in quel ruolo costitutiva un banco di prova senza appello per la sua reputazione di attrice. Detti il ciak e Silvana partì come una leonessa inferocita: più andava avanti più diventava credibile. Quando ebbe finito avevamo i brividi, dissi “buona la prima”. Ne facemmo una di riserva e andai da lei per complimentarmi. Volevo anche sapere come aveva fatto, Silvana mi rispose: “Semplice è stato come se mi toccassero Dino”» (Lizzani).

ore 21.15 La grande guerra di Mario Monicelli (1959, 134’)
«Nel 1959, proposi a Silvana di fare il ruolo della prostituta Costantina. Confesso che ero molto titubante, temevo che non avrebbe mai accettato un ruolo così divertente, lontano dei personaggi fino a quel momento da lei interpretati. Con mia grande meraviglia Silvana accolse la mia proposta con grande entusiasmo. Le riprese furono molto serene e la sera ci ritrovavamo con Silvana, Sordi e Gassman a cena e a ridere come matti. Incontrai Silvana moltissimi anni dopo, poco prima che morisse, e mi disse che ricordava con profonda nostalgia le grandi risate che ci siamo fatti durante le riprese del film» (Monicelli).

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Date/Time
Date(s) - 06/02/2015 - 12/02/2015
All Day

Location
Cinema Trevi

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