STELLA





La regista Sylvie Verheyde esordisce in questo film con tecniche di ripresa veramente accattivanti. La focalizzazione soggettiva, il punto di vista della protagonista, Stella è data dalle riprese di alcune particolarità dei compagni di classe il primo giorno di scuola, la telecamera a spalla rende realistica tale tecnica di sicura efficacia narrativa. Il film è ambientato negli anni ’70 ed è la storia di una ragazzina di 12 anni circa, figlia di due baristi parigini la quale si ritrova sperduta in una scuola d’élite dove la differenza di “classe” non è evidenziata dall’ostentamento della ricchezza quanto da quello del livello culturale degli scolari. I genitori di Stella sono riusciti a permetterle di frequentare questa scuola, ma non possono aiutarla nel difficile compito di adeguamento ai livelli di istruzione da questa richiesti. Tutto il film odora di volontà di riscatto ottenuto solo attraverso la formazione intellettuale. Per puro caso Stella fa amicizia con una compagna di classe Gladys, figlia di due intellettuali ebrei argentini, una famiglia che si nutre di letteratura, scambi culturali e è contraria alla televisione. Questa frequentazione permetterà a Stella di capire il valore dell’istruzione e della cultura che lascia spazio non solo alle materie scolastiche, ma anche alla musica e alla letteratura. Dopo un grandissimo sforzo e in mezzo a mille difficoltà date dal suo ambiente familiare e dalle frequentazioni del bar, veramente poco raccomandabili, troverà le ragioni, dentro di sé, per non voler finire a fare la cameriera come sua madre.

Il paragone con un film italiano sul tema dell’adolescenza è quanto mai opportuno. Chi non ha visto “Caterina va in città” di Paolo Virzì? Ma viene spontaneo domandarsi: come mai il cinema francese punta moltissimo sul sapere e l’erudizione come unico mezzo per interagire con la realtà e per l’ottenimento della maturazione e dell’indipendenza, mentre noi, qui in Italia, abbiamo così tanto a che fare con la politica che non vediamo al di là del potere feudale condiviso dalle ideologie di destra e di sinistra. Dove sono i nostri Honoré de Balzac e Jean Cocteau? Solo un ammasso di parole noiose custodite nelle biblioteche comunali?.

Stella è un lungometraggio che Marco Lodoli, scrittore, insegnante e giornalista, ha definito: “Un film che andrebbe fatto vedere a tutti i ragazzi delle periferie italiane, quelli ai quali provo a insegnare qualcosa ogni mattina e che soprattutto devo convincere in ogni modo a non abbandonare aule e libri, perché se mollano è la fine, per loro fuori ci sarà solo desolazione e miseria, anche se sono convinti del contrario”.

La programmazione di questa opera eccellente voluta in distribuzione a Roma, in sole due copie, da Nanni Moretti, durerà ancora una settimana. Stella è stato presentato a Venezia durante le Giornate degli Autori.

Livia Serlupi Crescenzi

 

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Date(s) - 31/01/2009
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