The millionaire








Un’opera che non ha nulla da invidiare alla cinematografia in grande stile dove il montaggio e il suono coinvolgono lo spettatore trascinandolo dentro il racconto nel modo più spettacolare. Un piccolo capolavoro, questa pellicola, con un uso sapiente delle nuove tecniche cinematografiche. La sensazione però, quando si esce dalla sala, è che si è inghiottita tanta violenza senza rendersene conto. E` uno spaccato della storia e della realtà dell’India attraverso gli occhi di due bambini che si fanno adulti in un paese feroce e oscuro per l’occidente. Oscuro, non perché, ad esempio, le guerre di religione non sono ormai più parte della cultura dell’occidente (anche se non usiamo la spada le religioni ci propongono oggi, in ogni parte del mondo, sempre nuovi temi su cui discutere e preoccuparci), quanto perché il passato di questo grandissimo paese non compare nei libri di scuola. E allora è il cinema a parlarcene, è il racconto verosimile, condito con una storia d’amore, con la retorica della vittoria del bene sul male. E’ il linguaggio che conosciamo fin troppo bene adatto per potere ingoiare la storia in pillole, per giocare con la violenza come fosse accettabile. E alla fine del film non si sta poi così male anche se si è visto cavare gli occhi ad un bambino e se la povertà, assurdamente profonda, è rappresentata da immagini raccapriccianti, ma che giocano con l’intreccio del racconto sulla pellicola, per il cinema, con il cinema stabilendo tra tutti questi elementi un perverso patto d’acciaio per rendere tutto tollerabile. Il bene trionfa e la miseria si riscatta attraverso la televisione, il denaro, la fortuna dell’onesto e il gioco a quiz, ingredienti importati dal mondo occidentale, come i grattacieli e la malavita. Speriamo solo che almeno uno dei tanti spettatori che avranno la fortuna di vedere questo film voglia rispolverare qualche libro di una biblioteca ben fornita e tenti di capire qualcosa in più di questo grande e misterioso paese in continuo cambiamento, da sempre combattuto tra modernità, tradizioni e povertà. Forse così il regista Danny Boyle taglierebbe un traguardo importante.

 Livia Serlupi Crescenzi

 

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Date(s) - 10/12/2008
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