Una sconfinata giovinezza | Malattia d’amore


Conferenza stampa di presentazione | Nelle sale dall’8 ottobre

Doveva chiamarsi “Una sconfinata infanzia”, quest’ultimo mio film – afferma Pupi Avati durante la presentazione della sua ultima fatica in uscita nelle sale l’8 ottobre – perché ripercorre gli spazi di una lontana memoria parte del mio mondo antico. Gli elementi che ricostruiscono la mia storia sono tutti nei flashback del protagonista, i miei compagni di giochi e la mia iniziazione sessuale, dal cane di nome Perché, al ritrovamento del diamante nella macchina accartocciata dopo l’incidente che ha ucciso i miei genitori. Io mi trovo, infatti, nella seconda parte del secondo tempo della mia vita – continua il regista – una zona di rientro a casa e sta scalpitando in me quel bambino di sei, otto anni che sono stato. E’ una forma di regressione e di nostalgia per una parte dell’esistenza che credevo dimenticata. Così Pupi Avati ha presentato il suo lungometraggio “Una sconfinata giovinezza”, prodotto dalla Duea e dal fratello Antonio con RaiCinema e distribuito da 01. Saranno poco più di 200 le copie distribuite. Ma il regista ne va orgoglioso perché è un film che va totalmente contro corrente rispetto a ciò che si vede al cinema oggi. Sono convinto – puntualizza Avati – ci sia un potenziale bacino d’utenza che non voglia andare al cinema solo per sganasciarsi dalle risate di fronte a commedie e comicità e se non fosse così dovremmo preoccuparci un po’ tutti.

 

La storia è quella di un uomo Lino (Fabrizio Bentivoglio), un affermato giornalista sportivo di un importante quotidiano che rivive i ricordi della sua giovinezza attraverso l’involuzione che una terribile malattia come l’Alzheimer gli impone. Con l’unico rammarico di non avere avuto figli ha vissuto però una vita piena con la sua compagna Chicca (Francesca Neri). Ma quando sopraggiunge questa tragica infermità che porta via il presente per lasciare il malato assente e smarrito perfino di fronte alle sue stesse azioni è la sua compagna di vita che lo accompagna in questo terribile viaggio di regressione e che sceglie di diventare per lui quella madre che non era mai potuta diventare ritrovando così l’amore sconfinato e assoluto che li aveva legati per 25 anni.

Una sconfinata giovinezza è quindi una bellissima storia d’amore, quasi una favola per bambini – afferma Bentivoglio – dove un uomo e una donna si amano ma non possono avere figli finché lui decide di ritornare bambino e lei si ritrova in braccio il figlio che non aveva mai avuto, questo era il cuore del film – conclude l’attore protagonista – e questo andava preservato.

Francesca Neri ha dovuto farsi più vecchia di dieci anni e ha cercato di valorizzare la dignità di Chicca. Una dignità soprattutto nell’amare Lino – afferma l’attrice – Ho vissuto infatti, nella casa dove abbiamo girato le scene più importanti, un piccolo viaggio d’amore con Fabrizio.

Nel cast anche importanti interpreti come Serena Grandi, Lino Capolicchio, Mauela Morabito e lo scomparso Vincenzo Crocitti.

Dopo le polemiche per l’esclusione dal concorso di Venezia ormai metabolizzata – sottolinea Avati – proprio perché, anche se in quel momento ne ho molto sofferto, ho poi realizzato che c’è ben di peggio nella vita. Riconosco che dopo 41 film mi potevo permettere di raccontare una grande storia d’amore e di descrivere questa invalidità degenerativa con grande pudore e con uno studio approfondito e attento per una grave malattia che riguarda soprattutto, purtroppo, i parenti più che i malati. E’ un film – conclude il regista – che non può suscitare indifferenza.

Livia Serlupi Crescenzi

 

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Date(s) - 08/10/2010
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