Vite Private | Tra fotografia e cinema.


Erwin Olaf in mostra a Milano | Fino al 12 settembre 

Classe 1959, due volte vincitore del Leone d’Argento al Festival della Pubblicità di Cannes, ha realizzato alcune tra le più prestigiose campagne pubblicitarie degli ultimi anni – da Diesel a Lavazza a Microsoft –, Erwin Olaf è uno degli artisti più eccitanti della fotografia contemporanea. Emerso nella scena internazionale dell’arte alla fine degli anni ’80, Olaf ha saputo conservare nel tempo la sua energia sovversiva, la sua vena trasgressiva, la sua capacità di provocare, destabilizzare e sorprendere, esponendo le sue foto in tutto il mondo, da New York a Parigi, da Amsterdam a Mosca, da Francoforte a Sidney. Per la prima volta in Italia viene presentata una retrospettiva sull’artista olandese, oggi cinquantenne, intitolata Vite private. In mostra al Forma di Milano fino al 12 settembre 2010 sei tra le più significative serie realizzate da Olaf: Rain, Hope, Grief, Fall, Dawn e Dusk e Hotel. Le sue creazioni sono un mix unico tra reportage giornalistico e ritratto fotografico e vanno dal bianco e nero al colore. Le atmosfere stranianti rese da una sinfonia di luci e da una vena hopperiana caratterizzano le immagini di Olaf che raccontano fotogramma dopo fotogramma esperienze vissute o soltanto sognate. Niente è come sembra nel mondo di Olaf e, soprattutto, niente è reale. Le immagini contengono una realtà artefatta e manipolata artificiosamente. Le donne di Olaf sono enigmatiche e misteriose, sembrano aver vissuto due volte come le eroine di Hitchcock. Come in un racconto noir lo spettatore prova una vertigine, rimane folgorato quando si scopre a pensare qualcosa che non aveva mai osato. E’ impossibile sfuggire alla volontà dissacrante dell’artista.
 
 
 
 
Facendo scorrere le istantanee di Olaf non sono rari i rimandi al film A Single Man, eccellente esordio alla regia dello stilista di fama internazionale Tom Ford. Un fil rouge unisce il fotografo e lo stilista. Entrambi scrivono con la luce. Entrambi vogliono narrare una paura: la solitudine. Il primo lo fa attraverso una serie di istantanee, il secondo con un lungometraggio ma il risultato è lo stesso: mettono a nudo i sentimenti umani. Nella camera di un motel o nel salotto di casa le donne e gli uomini di Olaf sono soli proprio come è un uomo solo quello interpretato dal magistrale Colin Firth che sotto la maschera del professore perfetto nasconde il vuoto lasciato dalla morte del suo compagno in un incidente d’auto e la paura di ricominciare a vivere. Olaf e Ford raccontano con uno sguardo provocatorio e cinico la società americana degli anni ’60, conformista e consumista. C’è anche chi vede nei modelli di Olaf gli stessi stereotipi americani che racconta la serie made in USA, Mad Man, ideata da Matthew Weiner che descrive le vite spregiudicate dei pubblicitari della Sterling Cooper, la nota agenzia pubblicitaria di Madison Avenue, che, come ricorda ai suoi studenti il professore George Falconer (Colin Firth) durante una lezione di filosofia,“ci vendono cose di cui non abbiamo bisogno”.

 

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Date/Time
Date(s) - 17/06/2010 - 12/09/2010
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