Vittorio De Seta. Diari di un maestro di cinema


De Seta su 18 schermi | L`importanza del documentario in Italia

Un appuntamento può essere un accordo per incontrarsi alla stessa ora oppure un modo per ritrovarsi insieme sullo stesso tema: Vittorio De Seta è il nome del maestro che è riuscito a conciliare tanti enti istituzionali differenti con lo scopo comune di rendere omaggio al cinema documentario italiano. “Vittorio De Seta. Diari di un maestro di cinema” si propone come una manifestazione d’eccezione proprio per lo straordinario numero di adesioni all’iniziativa sul territorio romano. 18 schermi riporteranno in vita lo spirito di quest’artista scomparso lo scorso novembre, la cui personalità risulta carica di sfaccettature spesso contrastanti: se da un lato il suo carattere schivo non lo agevolò sempre nei rapporti con la critica, dall’altro la capacità di svelare le contraddizioni del Paese con coraggio e rispetto hanno fatto di questa personalità uno dei documentaristi più amati.

Emblematica è proprio la figura del suo “maestro-personaggio” interpretato dall’attore teatrale Bruno Cirino nel celebre lavoro per la tv del 1972: è significativo che il racconto per immagini, trasmesso a puntate dalla RAI, illustri un’esperienza didattico/educativa dal punto di vista di un uomo che antepone l’amore per l’insegnamento alle logiche burocratiche, all’interno della borgata romana di Pietralata. Luciano Tovoli, illustre direttore della fotografia attivo per quattro decenni nel panorama cinematografico italiano, parteciperà alla discussione che avrà luogo subito dopo i film (in data martedì 17 gennaio presso la “Scuola Provinciale d’Arte Cinematografica G.M. Volonté”). Si passerà poi alla rappresentazione sullo schermo dell’“Intervista a De Seta” di Lorenzo Buccello e dalla proiezione di “Banditi a Orgasolo”, film che nel 1961 ottenne il Premio Speciale a Venezia. Girato con logiche di impostazione neorealista, questo capolavoro si incentra sulla storia di un pastore costretto a tenere in casa alcuni banditi e a “convertirsi” pertanto alla loro stessa modalità di vita non vedendo altra possibilità di scelta: una tematica amara sulla quale ci sarà occasione di discutere  con il critico Mario Sesti e lo scrittore Raffaele La Capria.

Le dichiarazioni dello stesso autore sono in grado di svelare l’essenza principale di questa sua ricerca: in occasione del Torino Film Festival del 2008 confessò che l’idea del progetto nacque su consiglio dello sceneggiatore Ugo Pirro e non è altro che la trasposizione della realtà perché “tutto quello che si vede in questo film è autentico, non c’è mai un elemento di finzione”, ad esclusione del corpo docenti tutti gli altri sono “presi dalla vita”. È facile ipotizzare che la difficoltà della presa diretta in pellicola si legasse all’esigenza di “cambiare rotta” anche sul piano del rapporto tra il regista e il suo materiale creativo: per la prima volta non è un deus ex machina ma un filmmaker a tutti gli effetti che scopre l’opera nel suo stesso divenire. 

Nello specifico dell’attuale iniziativa dedicata a De Seta sarà la “Casa del Cinema” ad aprirci per prima le porte sul suo universo, focalizzando l’attenzione proprio là dove tutto ebbe inizio: “Lu tempu di li pisci spata” (11’), “Isole di fuoco” (11’), “Contadini del mare” (10’), “Pastori a Orgosolo” (11’), tutti i più famosi cortometraggi del maestro sono stati proiettati nella fascia pomeridiana di sabato 14 gennaio 2012. Attraverso l’uso del colore, l’eliminazione dei commenti fuori campo e un nuovo ritmo attribuito alle immagini, il giovane De Seta avviò nel decennio cinquanta la sua rivoluzione del linguaggio documentarista italiano, una rivoluzione di cui oggi possiamo avere ulteriore conferma assistendo alla proiezione di “Diario di un maestro” nella sua versione cinematografica.

Su “lettere dal Sahara” interverranno invece altri studiosi ed esperti del settore, tra cui Giorgio De Vincenti e Gianfranco Pannone presso il Polo Aule Ostiense di Roma3, oggi lunedì 16: questo docu-dramma di De Seta esplora territori fortemente attuali, avventurandosi nell’intimo viaggio di un senegalese che attraversa l’Italia da Lampedusa a Milano. Il suo peregrinare si conclude con l’ottenere finalmente un permesso di soggiorno, conquista che lo metterà in crisi dal momento che intanto è rimasto coinvolto da un linciaggio avvenuto fuori una discoteca.

L’appuntamento con De Seta proseguirà poi nello stesso luogo in data 19 gennaio con la proiezione di “Il mondo perduto” e la relativa elaborazione a cura di Ivelise Perniola e Marco Maria Gazzano, mentre Adriano Aprà sosterrà il dibattito del giorno 20 presso la Biblioteca Comunale Guglielmo Marconi. Il Museo di Roma in Trastevere non poteva restare fuori da questa manifestazione di così forte impatto culturale: qui “Fuori Orario” presenta “Notte De Seta” il sabato 21 alle ore 16, con interventi di Enrico Ghezzi e Ciro Giorgini. Dal 26 gennaio al 1 febbraio si affiderà poi ai cineclub e ai cinema d’essai il compito di proseguire la diffusione dell’opera di questo regista che racchiude in sé ogni tipo di commistione culturale: nacque a Palermo ma rese la Calabria il suo principale oggetto d`analisi, si trasferì a Roma all’età di sette anni ma scoprì l’amore per il cinema soltanto con il pretesto di un viaggio in Francia. De Seta rifiutò di proseguire gli studi di Architettura per assecondare la sua passione allo stesso modo in cui si distaccò dalle sue origini aristocratiche per puntare l’obiettivo nella direzione degli emarginati e dei subalterni: sarà forse stata questa affinità spirituale a conquistare l’ammirazione di Pier Paolo Pasolini, particolarmente colpito da "Un uomo a metà" del 1966 e da "L`invitata" del 1969.

Ilaria Abate


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Date(s) - 14/01/2012 - 01/02/2012
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