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Il canto del diavolo
Siti Walter



Lungo le autostrade di Dubai, enormi cartelloni riportano frasi firmate Walt Disney. Il padre di Topolino è uno dei numi tutelari della spettacolare "boom city", dove un sovrano illuminato (che assomiglia a Berlusconi) cova l`utopia di un habitat così perfetto che gli uomini vi diventino inutili. Walter Siti ha visitato il Paese della ricchezza sfrenata, degli alberghi a sette stelle, del lusso e dello shopping culturale proprio nel momento in cui la crisi finanziaria cominciava a mettere in discussione quella parodia di paradiso. Ma ha visto anche il deserto, il golfo di Oman, la solida astuzia di Abu Dhabi e l`avida ingenuità degli Emirati del nord. Ha registrato il genocidio della cultura beduina e fiutato la svendita della cultura occidentale. È stato accolto in un`università femminile e ha dormito con gli immigrati poveri, privi di qualunque sicurezza e protezione sindacale. Ha osservato le tracce evidenti del lavaggio di denaro sporco e ascoltato chi difende i pirati somali. Evitando le interviste ufficiali e l`accumulazione giornalistica dei dati, se ne è andato in giro curiosando rasoterra, regalando il meglio della vacanza a un amico, lasciandosi intridere come una carta assorbente. Il viaggio di un vecchio, una riflessione sull`Occidente, una castissima storia d`amore.


Casa editrice: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2009
TAG dubai ricchezza sfarzo indagine amore povertà diritti mancati amicizia
Maledetti froci & maledette lesbiche. Libro bianco (ma non troppo) sulle aggressioni omofobe in Ital
Chiulli Maura



I gay danno fastidio: perché si mostrano in Tv senza più pudore, perché non vogliono sentirsi una categoria "discriminata e speciale", perché spesso hanno molto da dire sulle libertà e i diritti di tutti. E nel contempo, non c`è alcun dubbio che negli ultimi due anni in Italia si sono moltiplicati e accresciuti i casi di intimidazioni, insulti, persino selvaggi pestaggi contro omosessuali. Estemporanee o premeditate, spesso compiute da vere e proprie squadracce, queste azioni sono il sintomo di una cupa e rancorosa rabbia verso le libertà e i diritti che faticosamente si stanno facendo largo nella società civile. Il braccio armato di questa forza oscura sono giovani sottoproletari sbandati, neofascisti a piede libero con precedenti, ultra e cafoni da stadio. Ma il mandante è una borghesia retriva e reazionaria, né di destra né di sinistra, la cui occhiuta complicità garantisce un humus di complicità e approvazione. Chi ha in odio la diversità e il vento di cambiamento sociale, nel contempo, minimizza e insabbia, tanto che sono pochissimi i casi che vengono veramente denunciati o emergono sui media. Come dimostra questo libro, la strada verso una società aperta è ancora lunga e tortuosa. Ma ormai non è più possibile chiuderla e fare finta di niente...


Casa editrice: Aliberti Castelvecchi
Anno di pubblicazione: 2010
TAG gay diritti aggressioni complicità borghesia
Zamel
Buffoni Franco



Nabil si sente insultato, quando Aldo lo chiama "zamel", frocio, dopo aver fatto l`amore con lui. Reagisce con violenza, lo uccide. Un epilogo tragico della nuova vita in Tunisia che Aldo aveva sognato come rifugio per sé, omosessuale che si riteneva "sbagliato". Tra grigliate di pesce, incroci di sguardi amorosi e chiacchierate sulla spiaggia, l`amico Edo aveva tentato di convincere Aldo che non, esiste colpa o malattia, ma una libertà sessuale da affermare, diritti da acquisire. Gli aveva ricordato storie di repressione e autorepressione: Wilde, Pasolini, Whitman, Pavese, Montale. Ma i fantasmi culturali di Aldo sono duri a morire.

da "La Recherche" [...] “Zamel” è incentrato, principalmente, su uno scambio sia orale che epistolare tra due amici gay incontratisi in Tunisia, l’uno, Edo, felice della sua vita e studioso della cosiddetta cultura gay, fatta da autori di cui molti conoscono le opere ma ne ignorano la vita privata, che però spesso traspare dalle pagine dei loro libri, come il Gadda, Whitman, Pavese o Montale; l’altro, Aldo, invece vive permeato della sotto-cultura da retrobottega che vuole i gay come finte donne che devono stare nascoste ed accontentare di soppiatto i maschi, cosa che funziona benissimo in Tunisia, dove la visione ancestrale della divisione dei sessi chiude un occhio sui rapporti tra uomini, a patto che il tunisino si comporti da maschio, usando il turista bianco, come succedaneo della donna. Così Aldo, omosessuale, ma pregno dell’omofobia respirata a pieni polmoni in Italia, in famiglia e in società, si sente realizzato in un ambiente dove l’omosessualità viene vissuta come tabù, non se ne parla, nessuno è omosessuale, ma è assai facile portarsi chiunque a letto, proprio perché è una cosa che ufficialmente non esiste. Edo cerca di spiegare all’amico quanto sarebbe più giusta una società in cui non vi fossero disparità di trattamento in base all’orientamento sessuale, egli illustra come l’omofobia si respiri, vi si sia immersi e quanto sia perniciosa per la sana crescita morale ed intellettuale degli individui, omosessuali e non. [...] Un libro socialmente utile, ben orchestrato anche dal punto di vista della costruzione narrativa; è attraversato da un’ironia spesso graffiante nei confronti di un sistema sociale iniquo e diseguale nei diritti; a tratti divertente e addirittura spiritoso nelle parti dei dialoghi tra Aldo e Edo, anche se i temi trattati, sia relativamente alle vicende personali di Aldo, che a quelle del movimento gay di lotta per la affermazione dei propri diritti affettivi, lasciano ben poco spazio alla retorica o alla risata...

Casa editrice: Marcos y Marcos
Anno di pubblicazione: 2009
TAG tunisia omosessualità diritti condanna omofobia ironia convivenza
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