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Il cinema d’animazione italiano oggi
Sabrina Perucca
In Italia tanto gli studi accademici quanto le opere divulgative sul cinema d’animazione, per quanto approfonditi, a volte non rinunciano a un’oscillazione fra il resoconto tecnico-storico basato sull’accesso alle fonti e una strategia diretta al far comprendere al grande pubblico, o quantomeno a un pubblico, che l’animazione è una forma espressiva che nel corso della sua evoluzione è stata capace di comunicare tutti i tipi di argomento, a tutti i tipi di pubblico, con tutti i tipi di tecniche e con tutti i tipi di strategia, narrativa, visuale, cinematica.
Negli anni recenti tuttavia la saggistica di lingua italiana sta in parte affrancandosi dal presupposto in base al quale vada sempre specificato cosa l’animazione sia in tutte le sue tante sfaccettature; infatti il pubblico specialistico ormai è davvero tale, per quanto ristretto sia: conosce le potenzialità e i traguardi effettivamente raggiunti da questa «arte plastica in movimento» e non ha più bisogno che gli venga rimarcata la legittimità non solo dell’animazione in quanto linguaggio ma anche della stessa esistenza di una saggistica a questa dedicata.
Benché Il cinema d’animazione italiano oggi di Sabrina Perucca si collochi sul primo solco – non rinuncia in più punti a sottolineare la versatilità dell’animazione per tutti i pubblici e su molte tecniche – va anche oltre perché appare in una collana indirizzata non solo agli specialisti e agli studenti di cinema, molti fra i quali per assurdo che sembri o snobbano o ignorano (cos’è peggio?) l’animazione come sottoprodotto, ma anche al pubblico generico dei curiosi. Perucca, formatasi come collaboratrice e poi organizzatrice dei noti festival I Castelli Animati di Genzano (Roma) e Romics, diretti rispettivamente dal 1998 e dal 2001 da Luca Raffaelli, si è raffinata negli ultimi anni come studiosa del cinema d’animazione acquisendo una buona esperienza, grazie anche ai contatti con i festival e i professionisti di questo mondo.
Il suo libro è diviso idealmente in due parti. Le prime 176 pagine sono una panoramica generale del cinema d’animazione italiano – commerciale e d’autore – degli ultimi quarant’anni circa; la sezione finale raccoglie 23 preziose interviste ai nomi più importanti che hanno lavorato e lavorano in Italia in questo settore. Il lavoro di Perucca, nella sua linearità strutturale, si rivela molto utile per coloro i quali oggi non abbiano conoscenze di cosa l’animazione italiana nelle sue varie tecniche – disegno animato, pupazzi, silhouette, computer grafica, pittura ecc. – sia riuscita a produrre dagli anni Sessanta all’altro ieri. Il volo d’uccello della prima parte è propedeutico e rivelatore degli itinerari seguiti dal cinema animato in questo paese, per lunghi decenni confinato al puro artigianato, alla sperimentazione, ai festival d’autore, al di là della diffusione anche capillare – grazie alla tv – di un certo tipo di animazione, quella di Carosello (1957-1977) e poi degli spot, e degli exploit di alcuni lungometraggi grazie all’estro di autori come Bruno Bozzetto o Maurizio Nichetti e all’efficacia comunicativa di Enzo D’Alò. La seconda parte è un contributo notevole nel suo sistematizzare le autorialità italiane indicando alcuni retroscena sia produttivi sia della mentalità artistica degli autori.
Quello che si può criticare al libro di Sabrina Perucca sono due elementi, uno dei quali dovuto all’impianto dell’opera impostato dall’autrice e l’altro di responsabilità dell’editore.
Il controllo del volume da parte dell’editore è stato un po’ blando (qualche refuso di troppo) e l’approvazione dell’autrice per il tema è a volte troppo esplicito e toglie analiticità al lavoro, specie nella diplomazia con cui sono trattati i risultati del lungometraggio italiano degli ultimi anni. La bibliografia disciplinarmente orientata, per un libro definito «una ricerca», è limitata e non tiene conto del reale dibattito accademico, italiano e straniero. Si tratta di elementi che avrebbero dovuto essere controllati vuoi dalla redazione, garante della fluidità discorsiva del testo, vuoi dal direttore di collana, responsabile della sua coerenza strutturale e contenutistica.
Il problema che scorgo nell’impianto dell’opera è una serie di assenze. Manca, ad esempio, una sezione dedicata al modo in cui l’animazione viene insegnata nelle scuole specializzate italiane; o una incentrata sul proliferare su internet dell’animazione in Flash da parte di giovani professionisti; si trascura l’animazione nel mondo dei videogiochi italiani; l’accenno di prospettiva comparativa su come l’animazione si è evoluta negli ultimi anni in Italia rispetto ai paesi a noi più vicini appare troppo rapido; non si tratta il tema degli animatori italiani che lavorano all’estero in sistemi produttivi più sviluppati; manca infine una mappatura del successo, quantitativamente inteso (dati d’ascolto in tv e incassi al cinema), dei prodotti animati italiani nel contesto locale. Il libro insomma si concentra sull’animazione italiana intesa come comunità di autori che a volte lavorano per l’industria culturale e come insieme delle opere maggiori di cui render conto, difettando di uno sguardo storico-sociale più complessivo.
È mio sincero auspicio che il libro abbia successo e che si possa così procedere a una seconda edizione, perfezionata. Ma va sottolineato, a onore di un’opera già valida e per confermare la sua estrema utilità, che Il cinema d’animazione italiano oggi è un ottimo vademecum per capire la vicenda dell’animazione italiana nelle sue fasi artistiche da quarant’anni a oggi; un «oggi», dunque, da non intendere alla lettera ma in senso ampio
Casa editrice: Bulzoni Editore
Anno di pubblicazione: 2008
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